Lecco, 3 gennaio 2022 – Il 16 dicembre si è svolto lo sciopero generale proclamato da Cgil e Uil per contestare la Legge di Bilancio.
Una delle principali critiche alla manovra mosse dalle due organizzazioni sindacali riguardava l’impatto della riforma fiscale in discussione, che favorisce chi ha redditi alti e non tutela sufficientemente le fasce più deboli della popolazione. Per contrastare questa posizione e dimostrare la bontà del proprio operato, il Governo ha sostenuto che i sindacati avevano sbagliato valutazione: la riforma fiscale, infatti, avrebbe un impatto positivo sui ceti medio-bassi, poiché andrebbe a cumularsi con gli ultimi tre interventi sull’Irpef, ossia il cosiddetto “bonus Renzi” di 80 euro esteso poi a 100 euro dalla successiva riforma Gualtieri. Secondo l’esecutivo, l’insieme di questi provvedimenti porterebbe a una curva di benefici con un picco nei redditi più bassi, intorno ai 15mila euro, che poi andrebbe via via a calare per i redditi maggiori.
Nei giorni scorsi, uno studio dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha fatto luce sulla reale distribuzione degli effetti della riforma Irpef, certificando come essi siano limitati per il 20% più povero della popolazione. Partendo da qui, la Cgil nazionale e la categoria della Funzione pubblica (Fp) hanno pubblicato una nuova analisi che, per completezza metodologica, contempla non solo la prospettata riforma Irpef, ma anche altre misure economiche che entreranno in vigore con l’anno nuovo, quali l’Assegno unico per i figli fino a 21 anni e la decontribuzione temporanea per il 2022.
Secondo la Cgil sono soprattutto due i punti critici della narrazione governativa. Innanzitutto, i benefici della riforma Renzi e Gualtieri non andrebbero ad accumularsi con l’attuale riforma, visto che il bonus netto di 100 euro, di cui ora beneficiano i redditi fino a 28mila euro, da gennaio 2022 sarà fruito solo da quelli inferiori ai 15.000, e il nuovo sistema di aliquote e detrazioni non riuscirà a compensare questa perdita. Secondariamente, come spiega il segretario della Cgil Lecco, Diego Riva, «è fuorviante assommare interventi molto diversi tra loro, come le modifiche all’Irpef con l’Assegno unico: essi hanno destinatari diversi (contribuenti Irpef vs minori), natura diversa (fiscale vs sociale) e criteri di erogazione diversi (reddito personale vs Isee del nucleo). Per questo preferiamo segnalare gli effetti certi delle misure prese singolarmente, e i numeri dimostrano che la platea dei potenziali “perdenti” nel passaggio all’Assegno unico è composta da oltre un milione di nuclei, tutti caratterizzati dalla presenza di reddito da lavoro dipendente».
Smentiti gli effetti cumulativi di provvedimenti differenti, Riva rimarca il carattere fortemente regressivo della Legge di Bilancio. «L’Irpef è pagata quasi totalmente da lavoratori e pensionati. Visto che la riforma fiscale del governo premia le fasce di reddito superiori ai 40mila euro, e che l’85% dei lavoratori e pensionati ha entrate che si collocano sotto tale soglia, è evidente che per moltissimi di loro i benefici sono irrisori, sia in termini assoluti che relativi. Ricordo che la progressività fiscale è prevista dalla nostra Costituzione. Se qualcuno ha intenzione di tornare a discutere su concetti del passato che contrastano questa disposizione, come ad esempio la flat tax, sappia che da parte nostra troverà sempre una ferma opposizione».
Conclude Riva: «Il Governo spreca l’opportunità di investire su un’equa riforma del fisco, dando tanto a chi ha già molto e destinando briciole a chi stenta ad arrivare a fine mese, senza per altro mettere in campo una lotta seria all’evasione fiscale. Da parte nostra continuiamo a insistere per essere parte attiva nelle discussioni di politica economica e fiscale».