Si è concluso il progetto “ Stili di vita. Testimoni di verità” con un evento davvero emozionante che ha fatto breccia nel cuore del numeroso pubblico presente. La serata è stata introdotta dal Sindaco e dal Prefetto che hanno poi ceduto la parola agli autori del libro “Io sono nessuno. Da quando sono diventato il testimone di giustizia del caso Livatino” e cioè i tre giovani giornalisti lecchesi: Lorenzo Bonini, Stefano Scaccabarozzi e Paolo Valsecchi. Loro è il merito di aver ridato voce a Piero Nava in quanto, dopo essersi imbattuti casualmente nella sua vicenda, hanno ricostruito la storia, e sono riusciti a mettersi in contatto con quel gruppo ristretto di funzionari e super poliziotti che lo avevano incontrato e protetto. Proprio uno di loro, alla fine, ha acconsentito a fare da tramite con Piero, aprendo quello che è stato da allora il canale personale con Nava.

Ma chi è Piero Nava?
Piero Nava, originario di Lecco, brillante agente di commercio di una ditta del Nord Italia, assiste per puro caso all’omicidio del giudice Rosario Livatino il 21 settembre 1990. Grazie alla sua testimonianza, i Killer che hanno freddato barbaramente il giovane magistrato stanno tuttora scontando l’ergastolo. Dal quel lontano giorno la scelta coraggiosa che ha portato Nava a denunciare quanto ha visto “come l’unica cosa giusta da fare”, ha cambiato radicalmente la sua vita, o meglio Nava ha dovuto pagare un prezzo altissimo per lui e per i suoi familiari, perdere la propria identità, un lavoro molto remunerativo e soddisfacente, la casa, le amicizie, le relazioni, continui traslochi in varie località italiane, cambi d’identità, 15 anni passati chiuso in casa…. un vera odissea, resa ancor più’ difficile da da un buco legislativo che fino al 2018 omologava i pentiti ai testimoni di giustizia come Nava. Anonimi cittadini onesti, sconosciuti ma esemplari che hanno fatto il loro dovere per convinzione e forte determinazione.

La sua incredibile storia viene raccontata al pubblico valmadrerese con uno spettacolo “Sono stato anche io. La mia vita in fuga dalla mafia” che vede come protagonista Alberto Bonacina.
L’attore lecchese ci aveva già abituato a performance intense e cariche di pathos, e anche questa volta non ha tradito le attese. Bonacina, accompagnato dalle musiche di Sara Velardo, ha tenuto da solo la scena per oltre un’ora facendo emergere il lato più umano di Piero Nava: tutti i suoi sentimenti, le ansie, le paure, il dramma di una vita sradicata all’improvviso ma anche l’orgoglio di essere dalla parte giusta. Inconsapevolmente, seguendo solo un principio di coscienza, quell’uomo che veniva dal nord aveva fatto ciò che mai era stato fatto in una terra difficile come la Sicilia dal monologo che scava, profondo, nell’animo del testimone di giustizia che ha visto la sua vita, e quella dei suoi famigliari, stravolta da un giorno all’altro “solo” per aver fatto la cosa giusta. Lui ha scelto semplicemente di fare ciò che andava fatto, ma alla fine si è ritrovato a vivere da latitante, con il suo nome e quelli dei suoi famigliari cancellati: da un giorno all’altro ha dovuto dimenticare il suo passato per potersi garantire il futuro.

La performance di Alberto Bonacina è stata davvero eccellente ed ha saputo trasmettere che la vita di Nava è una “testimonianza nella testimonianza, vale a dire la testimonianza di Nava al processo ha comportato una testimonianza di Nava nella vita e per una intera comunità” ( Rosy Bindi).
Il pubblico presente in sala ha potuto persino ascoltare la telefonata in diretta con Piero Nava che, ha affermato con semplicità disarmante “ Quando tocca a te, tocca a te. Ciascuno deve la fare la sua parte perché lo Stato siamo noi, ho fatto l’unica scelta possibile: non ne avevo un’altra, e la rifarei, rifarei tutto quello che ho fatto” e a questo punto anche la voce di Piero si commuove, saluta tutti e forse riesce a sentire l’applauso scrosciante che scoppia in sala”.

 E’ una storia importante questa, da raccontare, da far conoscere, da diffondere, leggendo il libro e assistendo allo spettacolo: Piero Nava – come afferma Rosy Bindi nella prefazione del libro – non è un eroe dell’antimafia, non è Falcone non è Borsellino, è un uomo comune che ha compiuto una scelta precisa e cioè quella di vivere la propria vita con coscienza e con coraggio, andare fino in fondo nel fare ciò che è giusto, cercare il Vero, al di là delle conseguenze, perché senza Verità non c’è Giustizia”.