La solitudine è il principale problema dei nostri anziani, seguito dalla difficoltà a spostarsi e dalle poche opportunità di socializzazione. Da migliorare i tempi di attesa per le prestazioni sanitarie, i trasporti pubblici, la sicurezza. Questo emerge, in estrema sintesi, dall’indagine “Le sfide e le opportunità dell’invecchiamento”, fotografia della condizione degli anziani nel territorio, promossa dallo Spi Cgil Lecco e realizzata dall’Istituto Ires di Torino grazie ai questionari che gli studenti degli istituti superiori Bachelet di Oggiono e Greppi di Monticello Brianza hanno sottoposto a 272 over 65 residenti nella Brianza lecchese, perfetto esempio di scambio intergenerazionale.

L’indagine è stata presentata in Sala Don Ticozzi, a Lecco, alla presenza dei giovani intervistatori e di diverse autorità tra le quali il Prefetto di Lecco Castrese De Rosa, il sindaco Mauro Gattinoni e il vicepresidente della provincia Bruno Crippa. Insieme al sindacato, si sono confrontati su problemi e bisogni degli anziani cinque qualificati relatori, coordinati dalla segretaria dello Spi Cgil Lecco Luigia Valsecchi. Diversi gli spunti e le proposte emerse per rispondere ai bisogni dei nostri anziani e migliorarne le condizioni di vita.

“Due principali risultati emersi dalla ricerca, – ha spiegato Francesco Montemurro, ricercatore dell’IRES di Torino – le nuove generazioni di anziani sono più orientate delle precedenti a partecipare attivamente alla vita sociale, economica e culturale, perché la capacità di essere autonomi e attivi perdura in età avanzata. Chiedono dunque di avere l’opportunità di essere coinvolti in eventi e iniziative per l’invecchiamento attivo. Allo stesso tempo però, – spiega Montemurro – visto che la speranza di vita aumenta sempre più, cresce anche il numero assoluto di anziani over 75 con bisogni assistenziali. Molte di queste persone vivono sole, con un tessuto sociale debole attorno, hanno problemi di accompagnamento ai presidi socio sanitari, e di migliori servizi soprattutto per quanto attiene le cure domiciliari”.

“L’integrazione dei servizi sociosanitari rivolti agli anziani è materia difficile – ha detto Fabio Muscionico, direttore del Dipartimento Programmazione per l’integrazione delle Prestazioni Sociosanitarie di ATS Brianza – perché sono numerosi i soggetti istituzionali coinvolti. Ma il covid ha messo in crisi questa organizzazione a compartimenti stagni. Occorre quindi attivare i modelli di rete e fare squadra. Una sfida importante – ha spiegato Muscionico – è quella della Centrale Operativa Territoriale (COT), che ha l’obiettivo di gestire tutti i bisogni alla persona in un unico luogo. Questo è importante per poter dare risposte a tutte le fragilità, anche le più complesse, adeguando i servizi pubblici alle necessità delle persone e non viceversa”.

Sono sempre di più gli anziani che vivono soli, e quando i fattori sanitari, dunque la non autosufficienza, si intersecano con quelli sociali, ovvero la solitudine, i rischi aumentano, – ha ricordato Paolo Favini, direttore generale dell’ASST di Lecco – la medicina territoriale deve passare quindi a una visione di sistema e imparare a lavorare per reti, non escludendo nessun interlocutore, sia pubblico che privato. E’ necessario inoltre creare punti di accoglienza qualificata, che sappiano indicare i percorsi di cura adeguati, in un’ottica di filiera”.

Ha evidenziato le opportunità e le sfide per l’assistenza e la cura degli anziani della nuova riforma della sanità lombarda, il presidente del Distretto di Lecco, Guido Agostoni. “La riforma deve potenziare la medicina territoriale e individuare le case e gli ospedali di comunità, per salvaguardare la dimensione della domiciliarità – ha spiegato Agostoni – I nuovi Piani di Zona che i comuni si apprestano a predisporre, che saranno tanto più efficaci quanto più riusciranno a coinvolgere il maggior numero di soggetti protagonisti della vita di una comunità”.

Salvatore Rao, Presidente de ‘La Bottega del Possibile’ di Torre Pellice (Torino), associazione che si occupa tra le altre, della diffusione della cultura della domiciliarità con numerose iniziative, ha portato l’esperienza della sua realtà. “Bisogna ‘de-sanitarizzare’ il concetto di salute – ha sottolineato Rao – favorendo la permanenza a casa della persona fragile, supportandola nelle attività della vita quotidiana affinché possa stare accanto a tutto quello che le sta a cuore”. I dati mostrati derivanti dalla loro esperienza indicano con chiarezza, come investendo sulla attività per anziani di tipo cognitivo e fisico, danno un risultato di qualità di vita migliore, con anche un minor numero di problemi di salute.

Ha tenuto a rimarcare l’importanza dell’incontro generazionale che ha portato alla realizzazione della ricerca, il segretario generale dello SPI CGIL Lombardia Valerio Zanolla: “Non credete allo stereotipo diffuso degli anziani che ‘rubano il futuro’ ai giovani”, si è rivolto ai ragazzi. Annunciata una nuova iniziativa dedicata all’alfabetizzazione digitale degli anziani, tema sempre più importante, che prenderà forma all’inizio del prossimo anno.

“Noi pensiamo che attraverso questa ricerca si possano raccogliere alcune idee per sviluppare anche nel nostro territorio quella giusta e sana economia che metta al centro l’anziano, come risorsa e non come costo”, ha affermato il segretario generale della CGIL Lecco, Diego Riva.

A concludere la mattinata, l’intervento del segretario generale dello SPI CGIL Lecco, Pinuccia Cogliardi. “Investire sul mondo degli anziani non significa dividere la società, tutt’altro: siamo qui per parlare di come gli anziani e giovani possono creare una forte alleanza per rendere il territorio migliore per tutti. La discussione oggi è stata ampia, adesso ci aspettiamo che questo territorio, che ha dimostrato di essere capace di fare squadra, possa dare nuove risposte sul tema dell’invecchiamento”.