Barzio, 9 settembre 2021 – La posizione del WWF sul progetto di nuova strada a Barzio.

Nel bel mezzo dell’estate ferragostana il sindaco di Barzio approva un progetto stravolgente ripescando una
idea vecchia più di 15 anni. Il paese di Barzio non progredisce così con l’innovazione ma regredisce
pericolosamente alle vecchie logiche degli anni 70, ancorate alla mobilità con auto privata, all’edilizia
speculativa ed al turismo di massa a spese del paesaggio e della qualità della vita della valle.

Se il tentativo dell’Amministrazione Comunale vuole essere quello di rilanciare le vocazioni turistiche del
paese, anche a favore della stazione sciistica dei Piani di Bobbio, attraverso la delocalizzazione dei flussi di
traffico e il potenziamento delle aree di posteggio con oltre 500 nuovi posti auto, crediamo invece che gli
effetti di questa scelta saranno quelli di costringere ancor di più la località a dover accettare supinamente un
ulteriore soffocamento generato dal turismo di giornata.

Secondo vecchie logiche di sviluppo urbanistico si vuole così denaturare ulteriormente il territorio occupando
e attraversando gran parte degli ultimi spazi non edificati dell’altipiano che rappresentano oggi l’unica traccia
della vera identità della comunità locale.

Il prezzo di questa scelta sarà altissimo: perdita di suolo agricolo, perdita di aree boscate, perdita di senso di
appartenenza della comunità residente al proprio luogo, perdita di qualità della vita (più traffico, più
inquinamento dell’aria, più costi collettivi per la gestione dei servizi quali la raccolta dei rifiuti, la
manutenzione delle nuove infrastrutture). Basta elencare quali sono le tipologie dei terreni che verranno
definitivamente sacrificate e compromesse dal nuovo tracciato stradale e dai nuovi posteggi per capire la
portata delle trasformazioni che Barzio e la sua comunità rischiano di dover pagare. Verranno occupate aree
che nel PGT comunale risultano classificate:
• Ambiti paesaggistici di interesse per la continuità della rete verde;
• Ambiti destinati all’attività agricola di interesse strategico;
• Paesaggio agrario di interesse storico culturale provinciale;
• Ambiti naturali boschivi;
• Rete ecologica provinciale;
• Reticolo idrico minore tutti di assoluta valenza paesaggistica e culturale;


Oggi non è più giustificato uno sviluppo urbanistico che sia impostato solo su contenuti esclusivamente
quantitativi, ovvero più strade, più posteggi, più abitazioni per seconde case, poiché nel caso specifico le
conseguenze dirette di queste scelte saranno quelle rendere il paese di Barzio schiavo di una domanda
turistica feroce, che virerà sempre di più verso un basso valore qualitativo, una domanda che non guarderà
più alla bellezza del paesaggio e della montagna ma alla capienza del posteggio.
Turismo di qualità, in contrapposizione a quello di giornata, è il turismo legato a soggiorni in strutture
alberghiere, a prodotti di interesse che spaziano in una pluralità di attività (sportive, culturali, gastronomiche,
legate al benessere…). Progetti come quello appena approvato non vanno certo nella direzione di migliorare
la qualità dell’offerta del soggiorno ma rischiamo invece di amplificare un fenomeno orami conclamato di
turismo mordi e fuggi, con deleterie ripercussioni non solo su Barzio ma su tutta la Valsassina, traslocando
gli effetti delle congestioni da traffico anche oltre i confini comunali, portando i picchi più intensi in tutti i
punti critici della viabilità che collega il comune di Barzio con il territorio provinciale (SP62, nuova LeccoBallabio, raccordi con SS36, svincoli del ponte Manzoni).

E quando si arriverà a nuova saturazione della capienza creata, tutto inaspettatamente potrà crollare per
impossibilità nella gestione in continuità dei servizi e dei flussi, lasciando, come successo in altre realtà delle
stazioni sciistiche alpine, monumenti e opere divenute sovradimensionate o, peggio, abbandonate a causa
dello spostamento della domanda turistica in altre località sciistiche più attrattive.
Nemmeno la domanda edilizia giustifica questo progetto se consideriamo che Barzio ha il più alto rapporto
tra numero di abitazioni e numero di abitanti residenti (oltre il 75% delle unità abitative non è occupato) e
che nell’ultimo lustro (2016-2020) la popolazione residente è calata del 6%. Forse è questo un segnale del
peggioramento delle condizioni di vivibilità del paese?

Non si può infine trascurare l’importante modificazione delle condizioni climatiche che prevedono nell’arco
di un ventennio una drastica riduzione delle precipitazioni a carattere nevoso sulle fasce prealpine a sud
delle Alpi, proprio alle quote comprese tra i 1300 e i 1800 metri. In un tempo inferiore ad una generazione
umana lo scenario climatico sarà (ormai non ha più senso dire “potrà essere”) completamente stravolto,
lasciando letteralmente sul terreno opere non più funzionali agli scopi per cui erano state pensate.
Occorre dare spazio a nuove logiche di sviluppo che puntino alla riduzione del traffico veicolare privato, alla
sua limitazione nelle aree abitate e nei centri urbani, sostituendolo con la mobilità collettiva, con offerte
turistiche che prediligano il soggiorno a medio termine, pensate in concertazione con il tessuto locale degli
imprenditori della ricettività, magari dando ad essi più opportunità per uno sviluppo turistico che non sia
pensato solo ed esclusivamente in funzione della stagione sciistica, perché la montagna si può e si deve vivere
in tutte le stagioni.

Chiediamo quindi al sindaco un deciso ripensamento ed un netto cambio di rotta nella pianificazione
urbanistica del paese di Barzio