Lecco, 6 agosto 2021 – I dati elaborati dal Centro Studi di Confindustria restituiscono un miglioramento di tutti gli indicatori, sia sul fronte congiunturale, sia sul versante tendenziale. Domanda e fatturato crescono sul versante domestico e per l’export. Restano invece le criticità sul tema materie prime, che si fanno più acute, e l’incertezza per il possibile verificarsi di nuove ondate pandemiche. Il sentiment per la seconda metà dell’anno esprime fiducia, anche se in misura contenuta

L’Osservatorio Congiunturale realizzato dai Centro Studi di Confindustria Lecco e Sondrio e Confindustria Como traccia, per i primi sei mesi del 2021, un quadro in miglioramento rispetto ai dati registrati per la seconda metà dello scorso anno.

Gli indicatori associati ad ordini, produzione e fatturato mostrano incrementi sia sul versante tendenziale sia sul fronte congiunturale, disattendendo al rialzo le caute previsioni espresse ad inizio anno.
In media la variazione dei tre indicatori si attesta a +16,5% rispetto al semestre gennaio-giugno 2020 e a +10,1% in confronto al periodo luglio-dicembre.

Sono positive le aspettative per l’andamento del business nella seconda metà dell’anno, con un’ipotesi di crescita media del +4,5%.

Il tasso medio di utilizzo degli impianti produttivi tra gennaio e giugno 2021 si attesta a quota 79,3%, in crescita di quasi venti punti percentuali rispetto ai livelli registrati nel secondo semestre 2020 (59,6%). All’interno del campione i dati sulla produzione sono generalmente positivi, nonostante le differenze sia rispetto alla dimensione aziendale, sia in base al settore merceologico.
Le realtà con oltre 50 occupati evidenziano un impiego della propria capacità produttiva pari all’83,4% di quella disponibile, mentre le aziende di dimensioni minori rivelano un tasso di utilizzo pari al 76,7%. Riferendosi invece ai settori di attività, si riscontra un impiego crescente passando dalle aziende tessili (69,7%) alle realtà degli altri settori (79,3%) e, infine, alle imprese metalmeccaniche (85,75%).
La produzione non gestita direttamente ma realizzata in subfornitura determina un contributo di oltre cinque punti percentuali (5,2%), che si aggiungono all’attività interna; l’outsourcing produttivo coinvolge prevalentemente soggetti nazionali (4%) rispetto a quelli esteri (1,2%).

Le realtà del campione confermano la loro forte propensione all’internazionalizzazione, con una quota di fatturato realizzato oltre i confini nazionali che supera un terzo del totale (34%). La percentuale sale al 45,8% nel caso delle aziende di medie dimensioni, mentre si attesta al 26,5% per le realtà fino a 50 occupati.
In linea con le rilevazioni precedenti, l’Europa rappresenta il principale bacino di sbocco per le esportazioni e assorbe complessivamente oltre due terzi del fatturato estero (22,6%). Ulteriori aree di interesse sono Stati Uniti (2,8%), BRICS (2,2%), Asia Occidentale (1,9%) e America Centro-Meridionale (1,3%).

Tra aprile e giugno 2021 il fatturato delle imprese del campione ha mostrato una forte accelerazione, sia sul mercato domestico, sia per quanto riguarda l’export.

A fianco delle positive performance registrate nella prima metà dell’anno, le imprese segnalano anche serie e diffuse criticità legate alle materie prime, come in parte già rilevato per i mesi finali del 2020. Oltre quattro realtà su cinque indicano di aver dovuto sostenere aumenti dei costi di approvvigionamento, incrementi che nella maggioranza dei casi hanno superato quota 10% provocando impatti significativi sui costi di produzione.
Altrettanto pesanti e diffuse le ricadute legate all’estensione dei tempi di consegna per ottenere le commodities richieste (86,9% del campione) e alla diminuzione delle quantità effettivamente consegnate rispetto a quanto richiesto (65,2%).

Sul versante dei rapporti tra le realtà del campione e gli Istituti di credito si registra generale stabilità.
Esaminando i pareri qualitativi formulati riguardo le spese e le commissioni bancarie, nonché la richiesta di garanzie e tassi, non si riscontrano modifiche per l’84,4% delle imprese, è segnalato un peggioramento per il 9,8% e un miglioramento per il restante 5,8%.
Per quanto attiene invece alla disponibilità degli Istituti ad attivare nuove linee di credito, o ad espandere quelle esistenti, oltre sette realtà su dieci (71,5%) comunicano un quadro stabile, il 15,2% segnala una maggior propensione ad esaudire le richieste mentre il restante 13,3% indica una minor apertura.

I giudizi espressi riguardo l’occupazione nei primi sei mesi del 2021 sono coerenti con la crescita esaminata per gli indicatori di domanda, produzione e fatturato. A fianco del 60,4% di aziende che indicano una conservazione dei livelli, tre realtà su dieci (29,9%) segnalano un’espansione; la diminuzione ha interessato solo il restante 9,7% del campione.
Le aspettative formulate per la seconda parte dell’anno confermano il permanere del quadro delineato per il primo semestre gennaio-giugno.