Lecco, 5 agosto 2021 – Lecco si conferma la provincia italiana a più alta specializzazione artigiana nel settore della meccanica. Il nostro territorio è infatti 1° nella classifica nazionale per indice di specializzazione, dato dal rapporto tra il totale delle imprese del settore e il numero totale di imprese rispetto agli stessi dati nazionali. L’indice lecchese si attesta su 281. Dietro di noi, sul podio, Brescia con 239 e Vicenza con 218.

Lecco conta 2.076 imprese totali nel settore; di queste più della metà (1.124 – 54,1%) sono imprese artigiane.

Nel dettaglio, si rileva una diffusione maggiore del “saper fare artigiano” nei settori di: fabbricazione di altre apparecchiature elettriche, fabbricazione di motori, generatori e trasformatori elettrici, fabbricazione di altre macchine utensili e produzione di alluminio.

Questa diffusa specializzazione nel settore permane seppur le due crisi finanziarie precedenti alla crisi Covid-19 abbiano dato vita ad una fase selettiva delle imprese: dal 2015 al 2019 si contano complessivamente 197 imprese registrate della meccanica lecchese in meno, di cui 99 artigiane.

“Stiamo assistendo a un rimbalzo produttivo – spiega Daniele Riva, presidente Confartigianato Imprese Lecco –  che trova sostegno da parte delle imprese del manifatturiero e delle costruzioni,  che trainano la ripresa, mentre restano in affanno i servizi. Tornano a salire la fiducia e le aspettative delle imprese insieme alla domanda interna sostenuta dell’incremento degli investimenti non solo nelle costruzioni, ma anche nei macchinari. Gli studi di Confartigianato Lombardia stimano un superamento dei livelli pre-covid nel 2022. Ma la fase di recupero resta compromessa dall’incremento incessante del prezzo delle materie prime, con i prezzi dei metalli che sono tornati ai livelli di 10 anni fa: ciò indubbiamente rappresenta un ostacolo alla capacità competitiva delle imprese della meccanica ampiamente coinvolte dal fenomeno”.

Particolari tensioni sui prezzi dei metalli di base cresciuti  del 79,7% su base annua, e si collocano ai massimi storici, superando il precedente massimo di febbraio 2011. Nel dettaglio raddoppiano molibdeno (+114,6%), minerale di ferro (+108,8%) e stagno (+93,0%); sono elevati gli aumenti del rame (+67,4%), dell’alluminio (+56,0%), del cobalto (+51,8%), dello zinco (+45,7%) e del nickel (+41,3%).

“I prezzi delle materie prime sono alle stelle – conclude Riva – Come un vero e proprio effetto domino il caro prezzi sta mettendo in seria difficoltà le imprese costrette a rivedere contratti già stipulati con i privati e i privati stessi che devono onorare contratti diventati più costosi del 30% (in media) nel giro di pochi mesi.

Serve assolutamente un freno altrimenti migliaia di contratti rischiano di saltare con conseguenze inimmaginabili per tutta l’economia. I bonus legati all’edilizia hanno fatto da volano, ma hanno fatto anche schizzare i prezzi delle materie prime di tutti i comparti, pensiamo per i metalli alla produzione di ponteggi. Serve arrivare a un calmieramento dei prezzi e Confartigianato sta portando avanti questa battaglia su più fronti».