La terza giornata del Lecco Film Fest si è aperta in Piazza XX settembre con la consegna degli attestati del corso di Opera Prima, un progetto dell’Istituto Toniolo che il festival ha inglobato e esteso ai giovani del territorio lecchese: per gli studenti delle Scuole secondarie di secondo grado, da martedì 27 sono stati giorni dedicati a raccontar loro esperienze di cinema utilizzato a fini didattici. A prendere la parola è stata Tiziana Ferrario nel Cda dell’Istituto Toniolo: «Questo corso, iniziato da tutti in estate, per passione, per gioco o anche per divertimento, può diventare quello che si farà come professionisti tra qualche anno nella vita. Provando, sperimentando e seguendo anche i consigli e ringraziando anche per le critiche, perché sono quelle che fanno crescere».


Alla presenza dei giovani del corso, la piazza ho accolto – intervistato da Pedro Armocida, giornalista e Direttore del Pesaro Film Festival – l’intervento di Luigi Ballerini, medico e scrittore per ragazzi: «Il cinema non è per la scuola, deve sempre più entrare nelle scuole. Perché l’ispirazione e le idee per i soggetti, per i libri, per il film vengono dalle esperienze fatte nelle vita. Auguro ai ragazzi di Opera Prima di essere curiosi e impiccioni, vi invito ad ascoltare le chiacchiere in autobus o di sbirciare i messaggi che qualcuno manda in pubblico a qualcuno, tanto se scrivo in pubblico non è colpa vostra». Ballerini sottolinea la fortuna dei giovani di oggi che possono imparare leggendo e guardando i film, dai maestri, ma anche da questi corsi che gli vengono offerti.

La cultura è di casa a Lecco durante il festival: non solo quella cinematografica, ma anche quella letteraria portata dal Premio Lucia – in collaborazione con Egea, main sponsor del Lecco Film Fest – alla carriera: destinataria è la psicoterapeuta Maria Rita Parsi: «La letteratura deve parlare ai bambini e alle donne». «Proprio queste ultime – fa notare Tiziana Ferrario -, sono state in prima linea durante la pandemia su tanti “fronti caldi”. Troppi pesi»? Profonda la risposta di Parsi: «Come cristiani abbiamo il modello di san Giuseppe. Lui ha creduto in Maria, all’Angelo. Dite agli uomini di diventare lui».

La cinepresa, in mano alla giornalista e regista Laura Battaglia, ha portato il festival e i lecchesi in Yemen con il documentario “Yemen nonostante la guerra”, proiettato sullo schermo del Nuovo Aquilone. «Lo Yemen è noto per la più grave crisi umanitaria al mondo, ormai incancrenita dopo lo scoppio della guerra civile nel 2015. Ancora più difficile è raccontare storie di vita oltre la guerra, attraverso le quali rendere protagonisti uomini e donne che lottano ogni giorno per sopravvivere e costruire una società più giusta».

Per realizzare “ciò che fa bello il mondo”, le donne devono prendersi le opportunità, ma anche poterle avere: ecco perché nell’incontro “Verso le pari opportunità: appunti per una rivoluzione” la critica cinematografica Angela Prudenzi, critica cinematografica, ha raccontato: «Solo il 12% dei finanziamenti pubblici per realizzare un film va a donne e solo il 21% dei finanziamenti Rai. Solo il 9,2% di film realizzati da donne vengono distribuiti. Le produttrici sono il 25%, e le sceneggiatrici il 14,6%». Ci sono anche dati positivi che raccontano come i film che arrivano ai festival e ottengono i premi sono firmati da registi uomini nel 17% dei casi, mentre quelli delle donne il 33%.

Il cinema è cultura e il turismo a Lecco sta cercando di ripartire proprio da questo legame che il territorio rinsalda con espressioni culturali: nell’incontro dedicato al tema sono intervenuti Giovanni Cattaneo, assessore all’attività territoriale del Comune di Lecco e Fabio Dadati, presidente Lariofiere che ha dato la seguente visione: «Prima di vendere un prodotto o un territorio devi dargli un’anima e una coerenza. In questa fase ci servono persone che scrivono e raccontano il territorio, che raccontano la nostra anima, quello che ci caratterizza. Una delle caratteristiche del nostro territorio è il fare, l’industria, l’artigianato ad esempio».

La terza giornata del festival è stata chiusa dall’incontro con la regista del film “Miss Marx” – proiettato sugli schermi del Nuovo Aquilone e dell’auditorium della Camera di Commercio – di Susanna Nicchiarelli che ha raccontato la sua Eleonor Marx: «L’ottocento ci appare lontano, ma è meno distante di quanto pensiamo. Mi son divertita a giocare con costumi e location, ma nella storia di Eleanor ci sono le contraddizioni di ogni essere umano. La sfida principale è stata quella di rapportarmi a dei personaggi realmente esistiti, e molto moderni, le loro emozioni, i sogni, le passioni erano simili alle nostre, anche il loro essere trasgressivi». Come sarebbe oggi Eleanor, se fosse nostra contemporanea? «Sarebbe allora come oggi, protagonista di una storia di libertà e di autoaffermazione».