Lecco, 25 aprile 2021 – Riproponiamo i discorsi delle autorità pronunciati questa mattina durante la Cerimonia civile al Monumento ai Caduti di Lecco in largo Montenero, in occasione delle celebrazioni ufficiali per il 76° Anniversario della Liberazione.

L’intervento del sindaco di Lecco, Mauro Gattinoni:

“Buongiorno a tutti,

Buongiorno a Sua Eccellenza il Signor Prefetto dottor Castrese De Rosa, al presidente della Provincia Caudio Usuelli, al presidente di Anpi Enrico Avagnina, alle rappresentanze e autorità civili, militari e religiose.

Un caro saluto ai cittadini lecchesi che partecipano, in presenza o a distanza, a questa commemorazione che verrà celebrata con contingentamento di tempi e di numeri per via della situazione sanitaria, ma non per questo vuole essere meno incisiva.

Nel mio primo anno da Sindaco di Lecco, mi trovo infatti a celebrare l’importante anniversario del 25 Aprile in una condizione tristemente ridotta ma che consegna a noi, membri delle Istituzioni, l’onore di rappresentare la comunità lecchese tutta nella ricorrenza del 76° Anniversario della Liberazione.

Il 25 Aprile ha rappresentato la chiusura di una delle pagine più dure della nostra storia: mettendo fine all’occupazione nazista e al regime fascista, i partigiani e tutti quegli italiani impegnati a vario titolo nella lotta di Liberazione hanno posto le basi – anche a costo della propria libertà o della propria vita – per la nascita della nostra Costituzione, per l’instaurarsi di una rinnovata convivenza civile, per la ripresa morale, sociale ed economica del Paese. Ma soprattutto la lotta di Liberazione che, ci tengo a ricordarlo, ha visto la Città di Lecco protagonista e insignita della medaglia d’argento al valore militare, ha dato nuova linfa alla parola “speranza” dopo giorni lunghi e dolorosi.

Ecco allora non può che palesarsi una analogia tra quella uscita da mesi di fatica, con quelli vissuti oggi da tanti di noi, così duramente colpiti negli affetti, nelle libertà personali, nella fiducia concreta. Un mio particolare pensiero ai ragazzi e ai giovani la cui esperienza di scuola, di vita, di relazione è stata messa duramente alla prova: innanzitutto a voi l’invito e l’impegno per futuro in cui ritrovare serenità, nuova vicinanza, nuove progettualità.

Come dalla sconfitta della dittatura e del fascismo nacque un nuovo modello di convivenza civile sancito dalla Costituzione della Repubblica, così i tempi bui che abbiamo attraversato nel corso della pandemia hanno davvero dimostrato tutti i limiti di modelli sociali, di regole economiche e di pratiche di sfruttamento ambientale cui eravamo abituati ma che si sono manifestati insostenibili e dannosi.

Bene inteso, sussiste un vertiginoso abisso tra la catastrofe della guerra, voluta dall’uomo contro l’uomo, tra le atrocità delle leggi raziali volute dall’uomo contro l’uomo, dalla sconfitta della democrazia da parte del totalitarismo, imposta dall’uomo che ha sopraffatto l’uomo, e questo evento pandemico.

Tuttavia, ora come allora occorre ricostruire. Occorre ricostruire partendo dai diritti fondamentali, dalla giustizia sociale, dall’uguaglianza. Quale democrazia, oggi, in un mondo globale? Quale idea di sviluppo vero oltre le frontiere geografiche e oltre i vantaggi economici di breve periodo?

E quale idea di società può riunire, qui e ora, diverse etnie, religioni, provenienze, in nome del primato dell’uomo? Anche noi dobbiamo porci queste domande. Oggi viviamo un presente in cui disponiamo anche di strumenti innovativi utili a costruire quel nuovo modello di sviluppo: la tecnologia, la ricerca e la scienza, ambititi in cui la “sostenibilità” costituisce il filo rosso per rigenerare l’economia, l’ambiente, le nostre città, le trame sociali e culturali, in cui la nostra comunità può aprirsi e mettersi in dialogo con il resto dell’Italia, dell’Europa e del mondo, pronta a crescere ma senza lasciare indietro nessuno.

Perché in fondo è questa la vera speranza implicita nel Piano Nazionale di Ripartenza e Resilienza che lo Stato si accinge ad approvare, in cui il motore economico dovrà accompagnarsi con i temi sociali, della scuola e della cultura, della promozione della donna, con la diffusione di tecnologie e infrastrutture a servizio di una comunità compatta.

Tutto può funzionare, però, solo se si saranno verificate due condizioni: se l’accordo democratico regge, se il patto sociale viene rispettato. Sulla tenuta delle regole democratiche in questi ultimi anni si sono, purtroppo, verificati sempre più spesso rigurgiti di quelle ideologie populiste, da cui i protagonisti del 25 Aprile ci hanno liberato; rigurgiti nostalgici nel pensiero ma aggiornati nel prendere di mira con nuovi strumenti altrettanti nuovi bersagli, vittime di messaggi o gesti dalla ferocia tanto semplice quanto disarmante. Perciò, solo un costante investimento in cultura rappresenta la vera assicurazione per la democrazia.

Sul rispetto del patto sociale vigilano, invece, le Istituzioni. La leale collaborazione istituzionale, il funzionamento dei meccanismi della giustizia, il reciproco riconoscimento tra i corpi intermedi e la loro dialettica costruttiva renderanno effettivo il patto che guarda alle future generazioni.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo messaggio di ieri, ha sottolineato come condizione per la ripresa sia l’impegno comune alla coesione. E dunque sono fiducioso. Fiducioso! Perché a Lecco la coesione non è solo un impegno, ma è stata, è, e vorrà confermarsi una realtà, una pratica attiva, un metodo di lavoro quotidiano, dove fanno rete le Istituzioni pubbliche, private, il terzo settore, le associazioni, è il modus operandi che rende la nostra comunità unita e forte. È la tensione condivisa verso il bene comune.

E dunque sono fiducioso che Lecco e tutto il nostro territorio saranno capaci di vincere rapidamente e con efficacia, la sfida di un nuovo modello di crescita!

Viva Lecco! Viva l’Italia! Viva il 25 Aprile!”

Il Prefetto di Lecco, Castrese De Rosa:

“Come l’anno scorso, anche quest’anno è un 25 Aprile particolare, diverso dagli altri a cui siamo stati sempre abituati.
Non ci sono cortei, senza piazze colme di cittadini, a causa della pandemia che ancora ci tormenta.

Ma siamo ugualmente qui, a testimoniare con la nostra presenza quanto sia importante festeggiare questo giorno, di cui troppo spesso ci si dimentica, ci si dimentica del suo valore intrinseco, forse perché ci riporta troppo indietro nel tempo, non si avverte più un legame così’ intenso con il nostro passato.

Eppure la nostra libertà, quella di cui oggi possiamo godere, la nostra democrazia hanno origini proprio dal 25 Aprile: una data che deve essere scolpita, custodita nel nostro “DNA” di italiani. Lo diceva anche Enzo Biagi: “ deve far parte essenziale, il 25 Aprile, della nostra storia, e lo dobbiamo al 25 Aprile se oggi possiamo sentirci liberi”.

La Liberazione rappresenta la vittoria del popolo italiano contro il nazifascismo. E’ passione civile, è l’amore degli italiani che non possono sopportare di vedere la propria Patria calpestata. Per usare le parole del nostro Presidente Mattarella: “ la Liberazione è un punto di connessione della storia del nostro popolo e non c’è equivalenza possibile tra la parte che allora sosteneva gli occupanti nazisti e la parte invece che ha lottato per la pace, l’indipendenza e la libertà. Pietà per i morti, rispetto dovuto a quanti hanno combattuto in coerenza con i propri convincimenti. Sono sentimenti che, proprio perché nobili, non devono portare a confondere le cause, né a cristallizzare le divisioni di allora tra gli italiani”.

Sono tra coloro che sostengono che dovremmo parlare di 25 Aprile tutto l’anno. Cosa voglio dire? Significa sostenere e difendere la nostra Costituzione, che spesso subisce troppi attacchi. I nostri più acuti costituzionalisti non smettono di farlo rilevare. Come è emerso anche nell’attuale emergenza pandemica da Covid-19.

Quando dico tutto l’anno, intendo riferirmi all’esigenza di tutelare gli effetti (il frutto) del sacrificio di tanti italiani, appunto, la nostra Costituzione, che è rappresentazione vitale e da vivere tutti i giorni. Anche in periodi eccezionali come questi che stiamo vivendo: mai disperdere i principi fondanti della nostra Carta Costituzionale. I diritti fondamentali vanno quotidianamente coltivati, difesi, anche discussi, se serve, ma ciò unicamente per migliorarli, per renderli sempre più attuali ed adeguati alla esigenze moderne. E questo deve avvenire nell’ambito di uno spirito costruttivo, ove il dialogo e il confronto devono rappresentare i cardini basilari di uno sviluppo democratico.

La pandemia ha fatto emergere tante positività. Assistiamo, anche nella nostra Lecco, a gesti di solidarietà eccezionali. Pensiamo al lavoro straordinario che svolge la Fondazione comunitaria del lecchese con il fondo “Aiutiamoci”, all’attività della Caritas, a quella delle tante Associazioni di volontariato e del terzo settore che si prodigano per dare un sostegno a chi soffre o si trova in difficoltà. All’impegno delle organizzazioni sindacali, del mondo delle imprese che sta offrendo un contributo decisivo nella campagna vaccinale, insieme ai sanitari e a tutto il personale infermieristico, con i vertici di ATS e ASST in prima linea a collaborare anche con la Prefettura. Gli esempi del Palataurus a Lecco e del sito della Technoprobe a Cernusco Lombardone sono una risposta importante di questa solidarietà lecchese.

Non dimentichiamolo, la solidarietà è il cemento di una comunità. C’è un tessuto sociale, nella nostra realtà territoriale, che è vivo e si fa apprezzare nel senso comunitario. Abbiamo il dovere di trasmettere ai giovani come l’antifascismo, la Costituzione e il 25 Aprile abbiano solidificato delle basi per costruire identità comunitarie, in cui possano essere protagonisti, specie ora che bisogna far ripartire questo Paese nella fase post pandemica. Possiamo credere con fiducia a valori condivisi che siano di democrazia e libertà, associati alla giustizia e all’uguaglianza.

Stiamo qui oggi, dopo 76 anni, a ricordare chi ha sacrificato la propria vita, in questa nostra straordinaria Città di Lecco, insignita, non dimentichiamolo, della medaglia d’argento al valor militare per l’attività svolta nella Resistenza.

Ci portiamo dietro un’eredità non facile da custodire: trasmettere alle nuove generazioni, queste pagine di storia, perché gli alti e nobili valori che le hanno scritte ed ispirate non vadano mai perse. La promessa più bella che oggi vogliamo rivolgere ai nostri caduti è che difenderemo la nostra libertà con quella stessa dedizione per la Patria per la quale Essi sono morti per noi, trovandoci idealmente tutti uniti in un abbraccio fraterno e senza più divisioni.

Viva il 25 Aprile, viva l’Italia, Viva Lecco.”

Il presidente della provincia di Lecco, Claudio Usuelli:

“Per il secondo anno consecutivo le celebrazioni dell’anniversario della liberazione sono condizionate dalla pandemia Covid-19. Lo scorso anno eravamo in piena emergenza sanitaria, con rigide limitazioni imposte per cercare di contenere il diffondersi del contagio.

A un anno di distanza siamo ancora costretti a fare i conti con le disposizioni in vigore per arginare questo nemico invisibile, che ha lasciato sul campo molte vittime, che ci ha costretto a cambiare radicalmente le nostre abitudini e a limitare al minimo indispensabile i contatti sociali. Ma a differenza dello scorso anno ci sembra di vedere la luce in fondo al tunnel; grazie ai sacrifici che abbiamo dovuto affrontare in questi mesi e alla campagna vaccinale che in questi ultimi giorni ha avuto una importante accelerazione, possiamo guardare con più fiducia al futuro.

Il 25 aprile 1945 ha rappresentato per il nostro Paese la fine della tragica esperienza della Seconda Guerra mondiale, dopo anni di tragedie e sofferenze. Da allora il 25 aprile è una storica giornata di riscatto nazionale, è la festa di tutti gli italiani che amano un’Italia libera, democratica e solidale; valori profondi che hanno caratterizzato la nascita della nostra democrazia e ci hanno permesso di assicurare a tutti libertà, uguaglianza e solidarietà. Il 25 aprile di quest’anno può e deve rappresentare una nuova occasione di rinascita, una opportunità per lascarci alle spalle un anno davvero orribile e un lungo periodo di difficoltà e incertezza, in cui molti di noi hanno perso familiari, amici, conoscenti, spesso senza la possibilità di salutarli e di dare loro degna sepoltura. Oltre all’emergenza sanitaria, abbiamo dovuto fare i conti con un’emergenza sociale ed economica, che lascerà un segno indelebile nella nostra quotidianità.

Come a coloro che allora ci hanno restituito un Paese libero e democratico dobbiamo esprimere profonda riconoscenza, oggi abbiamo il dovere di ringraziare i soccorritori, il personale medico, infermieristico e sanitario in prima linea per affrontare questa situazione di emergenza senza precedenti; i Sindaci e gli amministratori del territorio, che hanno svolto un enorme lavoro nei loro Comuni e dato prova di grande disponibilità e spirito di servizio; i volontari che si sono messi a disposizione dei loro Sindaci in diversi servizi a favore della collettività; i cittadini, che con grande senso di responsabilità si sono attenuti alle varie disposizioni governative e regionali, affrontando grandi sacrifici.

Come amministratori pubblici abbiamo il dovere di essere protagonisti di questo nuovo inizio e di essere un punto di riferimento per tutti i nostri cittadini; solo così potremo onorare la memoria di chi in passato ha combattuto e ha sacrificato la vita per darci la libertà.”

Il presidente dell’Anpi Lecco, Enrico Avagnina:

“A nome dell’ANPI esprimo innanzi tutto l’omaggio ai caduti nella Guerra di Liberazione, a tutti coloro che sacrificarono la loro vita nella lotta per la conquista della libertà e della democrazia.

Ringrazio il Sig. Sindaco, il Prefetto e il Questore, le Autorità Religiose, Civili e Militari e tutti coloro che ci onorano della loro presenza. Una presenza che ogni 25 aprile aggiunge significato e autorevolezza a questo nostro incontrarci per compiere un atto di Memoria ovvero ricordare la Resistenza in un giusto equilibrio tra il dolore del ricordo e la gioia della Liberazione e riflettere soprattutto sulle attese e speranze di allora e su quanto di esse si sia realizzato.

In una città Medaglia d’Argento al Valore militare resistenziale , per il contributo delle sue “genti” è doveroso ricordare quali e quante voci , quante Resistenze contribuirono alla sconfitta del nazifascismo. La Resistenza degli antifascisti, per loro questo impegno iniziò molti anni prima del 1943, perché come disse il presidente Sandro Pertini “la matrice della Resistenza è stata l’antifascismo, cioè la lotta iniziata negli anni venti”. La Resistenza delle operaie e operai che nel 1943 e 1944 continuarono a scioperare per il salario e contro la guerra consapevoli dei rischi cui andavano incontro.

Gli stessi rischi che conoscevano molti giovani e uomini tra quei circa 600.000 militari (IMI) che dopo l’8 settembre rifiutarono di aderire all’invito dei tedeschi e dei repubblichini a collaborare, ricevendone in cambio non un trattamento come prigionieri di guerra, ma come schiavi, internati nei lager, dai quali molti non fecero ritorno. E non meno importanza hanno avuto tutti coloro che rifiutarono la guerra e che comprendiamo nel concetto di “Resistenza non armata”: le donne che affrontarono la pericolosa attività di staffetta o furono soccorritrici di prigionieri e di feriti , i sacerdoti che cercarono di difendere le popolazioni da violenze e brutalità. Quelle violenze a cui si sottrassero i giovani renitenti alla leva che al richiamo della R.S.I. si trasformarono in sbandati, rischiando l’arresto e le peggiori conseguenze e che in molti si unirono alle bande partigiane che si andavano formando sulle montagne e nelle città, che con le loro azioni armate contribuirono alla sconfitta del nazi-fascismo.

Il 25 aprile è un momento di intenso ricordo verso coloro che non ci sono più, verso coloro che ancora sopravvivono e ci aiutano con le loro memorie, ma soprattutto è un ricordo nei confronti di coloro che dettero vita non solo alla Liberazione ma anche alla rinascita dell’Italia ed alla preparazione di una Costituzione che uscisse dalla Resistenza , nel grande incontro tra persone tanto diverse per ideologia, per conoscenza, per provenienza, per cultura, per formazione, ma tutte concordi , anche nei momenti più difficili, nel puntare tutto sulla riconquista della libertà e la costituzione di un sistema fondato sulla persona umana, su i suoi diritti imprescindibili: istruzione , salute e sia sui doveri inderogabili a partire dalla solidarietà.

Oggi siamo tristi per le vittime della pandemia per i loro famigliari, per i disoccupati, per le ragazze e i ragazzi che vivono la loro età isolati con una istruzione non del tutto formativa. Inoltre per la nostra storia di Associazione per il debito morale che sentiamo nei confronti di questi uomini e donne caduti per la libertà, oggi è difficile mantenere quell’equilibrio tra il dolore della perdita e la gioia della festa, ci assale un sentimento di sconforto, di inadeguatezza per non aver saputo difendere maggiormente le conquiste sociali e morali consegnateci con la Costituzione, non aver saputo creare e difendere le condizioni materiali affinché quei diritti inviolabili dell’art.2 fossero sempre al centro dell’impalcatura sociale della nostra Repubblica.

Oggi come un anno fa è difficile “festeggiare” ma è ancor più doveroso riflettere, dobbiamo guardarci attorno e pensare al futuro. Ad un domani che però non può avere i caratteri di un ritorno alla “normalità” di ieri, se questa normalità è quella che ha caratterizzato la nostra sanità pubblica, la nostra pubblica istruzione, il nostro mondo del lavoro. Noi amiamo troppo la Costituzione per vederla così disattesa. Sappiamo che toccherà ancora una volta alle donne e uomini più consapevoli e solidali prendere in mano il destino proprio e quello della nazione, per non ritornare a quella normalità che ha visto crescere vergognosamente disuguaglianze e povertà, a quella normalità che vede la nostra penisola protendersi nel Mediterraneo come una fortezza arroccata e non come un braccio teso a trarre in salvo ed accogliere ricchezza umana.

Non possiamo nella “normalità”continuare a disattendere quei “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” che ci indica l’art. 2 , che spingono il singolo ad uscire da una posizione di difesa egoistica dei propri interessi, per assumere un ruolo di membro responsabile della collettività. Ma altrettanto dovrebbero indirizzare la classe politica e dirigente verso una ferma opposizione a livello Europeo contro quella vergognosa “avidità” del mercato mondiale dei farmaci, che seleziona ad arbitrio “i sommersi e i salvati”, una opposizione che costruisca la strada per un accesso universale e gratuito ai vaccini.

Qui di fronte a questo monumento, di fronte a voi che in molti casi avete vissuto in famiglie , colpite da lutti per una guerra trentennale che dal ‘15 al ‘45 ha attraversato l’Europa ; di fronte a voi che siete stati costretti contro la violenza fascista ad impugnare strumenti di guerra per i quali non avevate studiato, non avevate lavorato è di fronte a voi che con il vostro sacrificio avete ispirato l’art. 11 della Costituzione, che ci impegniamo per opporci a quella “normalità” che prevede una spesa militare 17 volte maggiore rispetto a quella prevista per il Ministero della Salute. Se siamo usciti da un dopoguerra difficilissimo, dopo il 25 aprile 1945 se abbiamo dato vita ad una Costituzione tra le più avanzate del mondo, sappiamo oggi che dovremo fare altrettanto anche questa volta, per consegnare ai nostri figli e nipoti, un Paese libero, uguale e solidale, esportatore di pace contro ogni forma di odio, di fascismo e di razzismo.”

La cerimonia: