Lecco, 23 marzo 2021 – “La riforma della Pubblica Amministrazione e l’azzeramento delle complessità burocratiche a carico delle imprese sono condizione fondamentale per il rilancio dello sviluppo del nostro Paese – commenta Daniele Riva, presidente Confartigianato Imprese Lecco – Il Piano recentemente varato dal ministro Brunetta e il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico non rimangano sulla carta, ma siano la vera svolta per una buona amministrazione alleata degli imprenditori”.

L’Italia è al 23° posto tra i 27 Paesi dell’Unione europea per l’eccesso di complicazioni amministrative e al 58° posto tra 190 Paesi nel mondo per la facilità di fare impresa. Per realizzare un appalto in Italia servono 7 mesi in più rispetto alla media europea, a causa dei numerosi passaggi burocratici che incidono per il 54,3% sui tempi complessivi per completare le opere. Anche l’utilizzo del superbonus 110% è frenato dalla burocrazia: il 52% delle imprese segnala ritardi nell’inizio delle attività a causa di problemi burocratici e il 42,5% lamenta le mancate risposte di uffici comunali e pubbliche amministrazioni.

Per uscire dalla crisi e utilizzare al meglio la straordinaria opportunità offerta dal Recovery Plan, Confartigianato ritiene indispensabile imprimere una svolta nelle politiche di semplificazione secondo tre direttrici: digitalizzazione estesa del rapporto tra PA e imprese, soprattutto attraverso il dialogo tra le banche dati pubbliche; standardizzazione dei procedimenti e della modulistica; riorganizzazione delle competenze e riduzione del numero di enti pubblici coinvolti nel medesimo procedimento. In questo modo si creeranno le condizioni per applicare finalmente il principio dell’ “once only”, in base al quale le pubbliche amministrazioni non possono chiedere all’impresa i dati già in loro possesso.

“Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), da presentare alla Commissione europea entro il prossimo 30 aprile – prosegue Riva – dovrà contenere concreti interventi di riforma in grado di accelerare la crescita ed evitare una disastrosa crisi del debito sovrano. Le riforme previste dovranno essere attuate in tempi rapidi per poter consentire al sistema economico di accelerare i processi di creazione di valore”.

Le considerazioni di Confartigianato arrivano a margine dell’analisi effettuata dall’Associazione di categoria dal titolo “Crescita dopo la pandemia, contesto per le imprese e riforme: i ritardi dell’Italia da colmare”. Nello specifico, lo studio propone una analisi sul rispetto dei comuni italiani del limite di 30 giorni per i pagamenti dei fornitori, imposto dalla Direttiva europea dei pagamenti – importante progetto di riforma europeo – entrata in vigore il 1° gennaio 2013.

L’analisi territoriale proposta in questa nota – in cui si esaminano i dati disponibili dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (2021) centrata sui tempi di pagamento di 1.503 Comuni lombardi per cui sono rilevati pagamenti nel corso dei primi tre trimestri del 2020 – evidenzia che a più di 8 anni dal varo della introduzione della direttiva europea sui pagamenti nella normativa italiana, una delle situazioni meno problematiche si evidenzia proprio per la nostra regione con solo l’8,4% dei Comuni lombardi (127 Comuni) che paga oltre i 60 giorni, quota di 10 punti inferiore alla media nazionale (18,3%); per questo segmento di Amministrazioni comunale è molto contenuta la quota dell’importo delle fatture: solo il 3,6%, a fronte del 13% medio nazionale.

Oltre un Comune lombardo pagante su due (55,2%) è virtuoso e, come previsto dalla legge, salda le fatture entro 30 giorni: si tratta di 830 Comuni, che concentrano più di due terzi (71,5%) dell’importo pagato dai Comuni (3 miliardi di euro). Anche in tal caso si rileva una migliore prestazione dei comuni lombardi in quanto la quota di fatture pagate entro il limite di legge supera di 17,7 punti la quota media nazionale (53,8%).

Nel complesso sono al di fuori dei limiti di legge, pagando sopra ai 30 giorni, il 44,8% dei Comuni lombardi (673 Comuni) con una quota del 28,5% sull’importo pagato dai Comuni (1,2 miliardi di euro).

In media, nei primi tre trimestri del 2020, a fronte di un importo totale di 4,9 miliardi di euro di fatture ricevute, i Comuni lombardi hanno pagato 4,2 miliardi di euro, mediamente in 30 giorni: il dato è inferiore a quello medio nazionale di 36 giorni e in linea con il limite di 30 giorni fissato nel 2013 recependo la direttiva comunitaria sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali.

La relativa migliore performance dei comuni lombardi è particolarmente significativa nell’anno della pandemia, che ha coinvolto in misura maggiore alcune province lombarde e ha visto un diffuso utilizzo nella P.A. allo smart working, spesso rendendo più complessa l’organizzazione del lavoro, attenuando gli effetti negativi sulle micro e piccole imprese lombarde che nel 34% dei casi segnalano a fine 2020 il persistere della crisi di liquidità determinata dal crollo dei ricavi.