Leco, 19 marzo 2021 – Il comitato “Salviamo il Magnodeno”, contrario all’ampliamento della cava già in essere, decisione che sarà presa il 31 marzo, rilancia la raccolta firme online che in pochi giorni ha già avuto 30mila adesioni.

Siamo il Comitato “Salviamo il Magnodeno”, un gruppo apartitico di cittadini della provincia di Lecco impegnati attivamente nella salvaguardia di un monte già fortemente colpito da un’attività di escavazione quasi secolare, ora nuovamente esposto a un ennesimo allargamento dell’area di escavazione.

Tra pochi giorni, in data 31 marzo, si terrà la Conferenza dei Servizi in cui la Provincia di Lecco deciderà se autorizzare o meno la ditta Unicalce Spa, società attiva nella cavazione del monte Magnodeno, ad allargare di 2.791.000 metri cubi il fronte di cava di Vaiolo Alta (delle tre cave, quella situata più in alto).

Due sono le vie su cui ci stiamo muovendo: da una parte vogliamo che le osservazioni del Comitato su alcune problematicità specifiche dell’attività di escavazione nell’area del Magnodeno vengano prese in attenta e seria considerazione da parte degli amministratori provinciali e comunali coinvolti nella decisione, allo scopo di bloccare l’autorizzazione; dall’altra siamo convinti della necessità di rendere note al numero più ampio di persone possibile le motivazioni profonde e la varietà dei fattori che ci spingono a chiedere con forza che si interrompa definitivamente l’escavazione.

Data l’impossibilità causata dalla pandemia di raggiungere i concittadini con una campagna di piazza e di quartiere, abbiamo deciso di favorire la diffusione dei contenuti che ci hanno spinto a batterci per un tema tanto rilevante per la vita di tutti i cittadini attraverso la creazione di una petizione online sulla piattaforma change.org, che ad oggi supera le 29 000 firme.

Come sottolineato attentamente nel testo della petizione, l’escavazione del Monte Magnodeno presenta conseguenze gravi per la salute pubblica e dell’ecosistema: il processo di combustione della roccia calcarea cavata al fine di ricavarne la calce genera emissioni di CO2 elevatissime, di circa 200.000 tonnellate all’anno (ben superiori alle già consistenti 130.000 del forno inceneritore di Valmadrera); per la tenuta idrogeologica dell’area e per la qualità dell’acqua dei torrenti, minacciati dall’inquinamento industriale;

per l’inquinamento acustico e delle polveri; per il paesaggio e la natura, fortemente compromessi, insieme con la flora e la fauna autoctone, colpite da tagli continui che portano a una conseguente perdita della biodiversità e degli habitat naturali; infine, per la sopravvivenza di nuclei dotati di storia e ricchi di ricordi per ognuno di noi come Neguggio, Campo dei Boi, Carbonera e Piazzo.

Determinati dalla volontà di bloccare il via libera ai cavatori per i prossimi tredici anni, vogliamo spingerci ancora oltre: obiettivo del Comitato è fare sì che anche quell’area del Magnodeno torni ad essere, da spazio inaccessibile e degradato nelle sue potenzialità naturali e paesaggistiche, un’area di cui la collettività possa fruire nella sua totalità, riappropriandosi di un bene privato per troppo al beneficio di tutti.

Per restituire quest’area ai cittadini e perché possa avere luogo il necessario ripristino ambientale, è necessario porre fine all’escavazione: non vorremmo mai vedere altri camuffamenti spacciati per ripristini, almeno quanto non basta disinfettare una ferita e poi disinteressarsene; occorre spendersi con ogni mezzo e forza per richiuderla: crediamo che le autorità pubbliche possano prendere posizione senza recedere di fronte agli interessi dei cavatori.

Nel ribadire che non scorgiamo altra strada se non quella della cessazione delle attività di coltivazione sul Monte Magnodeno, non vogliamo dimenticarci dei lavoratori attualmente ivi impiegati: le persone attive nella cava, dell’ordine di alcune decine, sarebbero necessariamente coinvolte nelle attività di recupero ambientale, doveroso per legge, salvifico per la montagna e fondamentale per la cittadinanza, per un lasso di tempo molto probabilmente più lungo e protratto dell’attività di escavazione, attività comunque a termine.

Chiediamo pertanto che l’attenzione delle istituzioni e dei cittadini si possa concentrare su una montagna spesso sacrificata, che riteniamo debba poter costituire ancora, e maggiormente, un luogo di cui tutti possano beneficiare.

Il Magnodeno ha già dato troppo ai cavatori, ha donato le sue “membra” per arricchire pochissime persone. Con impegno vogliamo difendere questa montagna da un’ulteriore aggressione sconsiderata, consapevoli che ne va del nostro futuro e della qualità e sicurezza della nostra vita, ma soprattutto di quella dei nostri figli e nipoti che vivranno questo bellissimo territorio, così tanto raccontato da illustri scrittori: “i due bracci del lago, quello di Como così voluttuoso, quello che va verso Lecco sì pieno di austerità: aspetti sublimi e graziosi che il luogo per beltà più famoso del mondo, la baia di Napoli, eguaglia ma non supera”. (La Certosa di Parma, Stendhal