Lecco, 16 febbraio 2021- La stagione dei saldi invernali non ha portato grandi risultati ai negozi di abbigliamento e calzature lecchesi. Dopo le chiusure del periodo di Natale, la speranza era di poter provare a riscattare mesi difficili. Ma il sogno si è infranto contro una realtà fatta di restrizioni (a posteriori decise anche in modo sbagliato) che hanno penalizzato un comparto in sofferenza.

“E’ stato un lavoro portato avanti a singhiozzo e questo ci ha danneggiato ulteriormente – spiega il presidente di Federmoda Lecco, Oscar Riva – La stagione, già rovinata dalle chiusure di novembre e dicembre, è stata definitivamente compromessa dalla zona arancione. Senza contare che abbiamo perso la settimana migliore di gennaio con una chiusura totale arrivata per sbaglio: oltre il danno anche la beffa!”.

Il bilancio dei saldi? “Negativo. Chiaramente con il ripristino della zona gialla le persone sono tornate a potersi muovere e quindi anche i nostri negozi hanno visto un aumento dei clienti. Ma è chiaro che con l’accumularsi della merce e avvicinandosi il periodo primaverile gli esercizi hanno dovuto puntare su forti sconti. Il futuro? Bisogna sperare che la vaccinazione proceda a passo spedito”.

Poi Oscar Riva aggiunge una riflessione sulle novità Cashback e Lotteria degli Scontrini: “Sicuramente hanno “creato movimento”. Dal nostro punto di vista qualsiasi intervento che aiuti i negozi di vicinato è positivo e ben accetto. Non abbiamo alcun pregiudizio rispetto alla moneta elettronica, ma come sistema Confcommercio continuiamo a evidenziare un problema che ancora non è stato risolto, ovvero il peso delle commissioni. Come Federmoda continueremo la nostra azione perchè ci siano date risposte concrete da parte delle banche”.

Tornando ai saldi invernali, secondo un’indagine di Federazione Moda Italia, a gennaio il dato delle vendite è sceso in picchiata rispetto a gennaio 2020 con  abbigliamento, calzature e accessori a -41,1% in media. Quasi il 90% dei negozi (88,9%) ha infatti dichiarato di aver subito un calo delle vendite rispetto allo stesso periodo del 2020. Il 7,7% ha registrato una stabilità e poco più del 3% (3,4%) un incremento. 

Ad aver penalizzato moltissimo queste categorie di esercizi sono stati diversi fattori che hanno letteralmente “tartassato” a gennaio il settore moda. A cominciare dai 5 giorni di chiusura obbligata agli inizi di gennaio dal 1 al 6 gennaio, a eccezione del 4, di tutte le attività del comparto, con eccezione, in via veramente residuale, di poche attività relative alla vendita di prodotti di prima necessità (negozi di intimo; abbigliamento bimbo e calzature bimbo) o articoli per la pratica dello sport.

A giocare a sfavore anche l’inserimento di alcuni territori (compresa per errore la Lombardia, ndr) in fascia rossa, con negozi di moda chiusi proprio nel bel mezzo dei saldi. E ancora le restrizioni agli spostamenti tra Regioni ed addirittura tra Comuni. Senza dimenticare il grande utilizzo dello smart working nel pubblico e nel privato, il minor reddito disponibile dei consumatori, la totale assenza del turismo e, non ultimo, il venir meno delle occasioni d’incontro di lavoro e nel privato.