Lecco, 11 dicembre 2020 – Riceviamo e volentieri pubblichiamo il ricordo dello scultore Fulvio Simoncini, inviatoci da Alberto Benini, scrittore e amico di famiglia.

Si sono tenuti giovedì 10 dicembre, nella basilica di San Nicolò i funerali di Fulvio Simoncini che è stato un artista, principalmente uno scultore, senza che molti che lo incontravano quotidianamente lo sapessero.

Un uomo schivo, al di là della simpatia e della brillantezza della sua conversazione, era assai raro sentirlo parlare della sua arte, anche se questa costituiva una parte essenziale della sua vita. Di mille altri argomenti sì, con quello spirito di contraddizione teso sempre a cogliere in fallo, ma amichevolmente, l’interlocutore, lo sfidato, verrebbe quasi da dire.

Un gusto per la conversazione che svelava le sue origini mezze romagnole e che si combinava in un singolare impasto con la riservatezza della sua metà alto valtellinese.

Senza averne mai fatto una professione, l’arte (il disegno prima, la scultura poi) l’ha sempre accompagnato. Lo testimoniano il monumento funebre dedicato all’onorevole Angelo Bonaiti nel cimitero Monumentale di Lecco o, nel medesimo, le tombe Berera, Ravasi e Discacciati e altri monumenti nel cimitero di Castello. Solo qualche delicato disegno a matita è stato pubblicato occasionalmente su testate lecchesi, estortogli quasi dalla insistenza di qualche amico di vecchia data.

Si deve a Simoncini l’imponente monumento alle Vittime della violenza inaugurato il 5 giugno 1988 a Pescate di cui Barbara Garavaglia, riprendendo le parole pronunciate dal parroco don Angelo Ronchi in occasione dell’inaugurazione scrisse: “In bronzo e ferro, ha come soggetto principale l’uomo, un uomo nella sua nudità. Nella sua essenziale bellezza sfregiata però dai legacci della prigionia, della violenza che tolgono ogni dignità. L’uomo è collocato in un cerchio simboleggiante il cosmo diviso in basso così come è divisa l’umanità, ma ricongiunto in alto da una croce. La posizione decentrata della figura umana vuole esprimere la mancata considerazione dell’importanza dell’uomo ogniqualvolta che egli viene sopraffatto dalla violenza”.

Poi il nuovo battistero di forma esagonale nella parrocchiale di Abbadia Lariana, inaugurato da monsignor Teresio Ferraroni domenica 26 novembre 1989 e così descritto dall’allora parroco, don Tullio Salvetti: “Con una modellazione delicata e una luce quasi soffusa lo scultore descrive il messaggio che vuol comunicare in modo chiaro, ma nello stesso tempo lascia anche sottintendere, specie negli sguardi delle donne in procinto di diventare madri oppure nelle figure ieratiche del Battista. Le folle, abbozzate, con il loro gioco di luci e ombre, danno il senso dell’intuizione del mistero, che tuttavia diventa comprensibile solo nella meditazione personale”.

Anche i passi di quanti salgono dal quartiere di Germanedo al Santuario della Rovinata sono accompagnati dalle formelle della Via Crucis realizzate da Simoncini e poste in opera al termine del formidabile lavoro di restauro delle cappelle compiuto nel corso di quattro anni dai ragazzi della Scuola Professionale Edile affiancati da numerosi volontari. Quando nel settembre del 1993 l’opera venne finalmente inaugurata le canoniche quattordici stazioni, cui era stata aggiunta un’ulteriore dedicata alla Resurrezione, recavano l’inconfondibile tratto morbido e insieme netto che ha sempre caratterizzato la sua produzione.

Simoncini ha lasciato la moglie Silvana e i figli Bettina, Alessandra e Giulio.