Lecco, 16 novembre 2020 – Il traguardo dei 25 anni tagliato dalla Questura di Lecco è l’occasione per ricordare le principali operazioni condotte.

SQUADRA MOBILE
Nei suoi 25 anni di vita, la Squadra Mobile di Lecco ha svolto con dedizione e professionalità l’attività di repressione dei reati. Ha compiuto indagini sul crimine diffuso, per combattere lo spaccio di sostanze stupefacenti e si è distinta per competenza e sensibilità nella lotta alla violenza sulle donne e sulle fasce deboli. Esemplari sono state le indagini concluse per contrastare il fenomeno della criminalità organizzata, in particolare nella lotta alla ‘ndrangheta, partecipando all’indagine “WALL STREET” e proseguendo con la storica indagine “OVERSIZE” del 2006.

Grazie agli investigatori della Squadra Mobile di Lecco sono stati decapitati i vertici della criminalità organizzata di stampo mafioso, radicata a Lecco, raggiungendo risultati di rilievo nazionale. Furono arrestati gli esponenti delle famiglie di ‘ndrangheta più note e attive della Lombardia, i COCO-TROVATO, oltre a molti dei loro affiliati.

Con l’operazione “SCIACALLO”, nel 2002, veniva smantellata un’organizzazione criminale dedita all’usura ed alle estorsioni, grazie alla quale sono stati condannati 16 imputati, che hanno totalizzato settantacinque anni di carcere. L’associazione a delinquere era composta da avvocati, medici, funzionari pubblici che taglieggiavano commercianti e persone in difficoltà pur di ottenere i loro illeciti profitti. Il Sostituto Procuratore Masini, che diresse le indagini, all’epoca definì il fenomeno criminale come “un cancro fra le province di Lecco e Como”.

In memoria di SPITONI Carlo, Sovrintendente della Polizia di Stato in forza alla Squadra Mobile, che fu l’artefice dell’operazione “SCIACALLO”, proprio il PM Masini, unitamente alla Questura di Lecco, ha promosso un’iniziativa benefica con l’associazione “Libera” di Don Ciotti, recuperando i beni confiscati all’organizzazione criminale.

Nel 2007, con l’operazione “CAPPIO” si concludeva una complessa indagine che portava alla custodia cautelare in carcere di un gruppo di imprenditori dediti all’usura, all’estorsione, alla corruzione ed alla turbata libertà degli incanti i quali, con la complicità di un cancelliere del Tribunale di Lecco, avevano costituito un “cartello” finalizzato all’illecita aggiudicazione di aste giudiziarie, conseguendo un volume di affari di svariati milioni di euro.

Nel 2016, con l’operazione “IDC”, la Squadra Mobile di Lecco si rivela all’avanguardia nelle indagini informatiche, traendo in arresto quattro spacciatori che trafficavano nel DarkNet, tra cui il più famoso spacciatore italiano online di hashish, già noto all’FBI e conosciuto con il nickname “KRIMINALE”.

D.I.G.O.S.
La Divisione Investigazioni Generali – Operazioni Speciali della Questura di Lecco, formata nei suoi effettivi il 02 giugno 1995 e strutturata dal personale già appartenente all’Ufficio Politico dell’allora Commissariato di Pubblica Sicurezza, in virtù del prezioso contributo fornito nelle attività informative ed in quelle investigative dagli agenti che la compongono, ha negli anni conseguito eccellenti risultati nell’ampio orizzonte delle materie istituzionalmente assegnate a queste articolazioni della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione.

Così, in questi 25 anni, sono state portate a termine e su vari fronti molte importanti indagini, che hanno visto indagati singoli e gruppi; se ne ricordano alcune, per ambiti di interesse specifico.

Nel 1996, proprio a tutela degli Enti Locali, prende le mosse l’indagine “Password” relativa a truffe telematiche operate ai danni delle Amministrazioni comunali tramite il servizio “videotel”. Le investigazioni, che si sostanzieranno negli atti del procedimento penale nr.3525/1996 iscritto dalla Procura della Repubblica di Lecco, superarono ben presto i confini regionali mettendo in luce come una associazione per delinquere radicata nella Capitale avesse già frodato circa 230 comuni italiani con un sofisticato sistema di contatti telematici. L’operazione si concluse nel maggio del 2017 con l’esecuzione di nr. 4 ordinanze cautelari in carcere per altrettante persone, altre due denunciate in stato di libertà ed una serie di perquisizioni con sequestri probatori effettuate sia nella periferia di Roma che nella provincia capitolina.

Oltre a numerose segnalazioni all’A.G. per tipologie di reato connesse ai fenomeni dell’estremismo politico ed ai conseguenti “illegittimi abusi” nell’esercizio dei diritti riconosciuti dall’ordinamento democratico, sul fronte dell’attenzione informativa alle eventuali derive eversive si ricordano gli esiti di attività informative che nel 1998 evidenziarono i particolari profili di illegalità nei contatti sul territorio e negli intendimenti di un residente di professione barman, classe 1955, pregiudicato, il quale, alla fine degli anni ’70, militava nell’area eversiva d’estrema sinistra con affinità al sodalizio terrorista dei N.A.P. – Nuclei Armati Proletari; le investigazioni confluite nel procedimento penale nr.315/1998 si conclusero nel marzo del 1998 con l’arresto del soggetto e con il sequestro ad esito di perquisizione domiciliare di armi comuni da sparo e relativo munizionamento, tra cui una pistola automatica ed una carabina di precisione modificata e corredata da silenziatore, nonché inneschi per esplosivo e armi bianche, oltre ad una fedele riproduzione della pistola in dotazione alle forze di polizia.

L’ “Operazione Maelström”, condotta da questa Digos e generata dall’attentato subito la notte tra il 09 ed il 10 novembre 2007 dai residenti in un campo nomadi composto da camper e roulotte ed allestito in Via Bachelet nel comune di Oggiono (Lc): in quell’occasione furono lanciate n. 4 bottiglie molotov all’interno del campo, con il chiaro intento di terrorizzare i residenti arrecando danni a persone e cose.

Le indagini, confluite nel procedimento penale nr.4051/2007 e corredate da attività tecniche di raccolta prove, evidenziarono come un gruppo di giovani, che si riconosceva nelle istanze xenofobe dell’estrema destra filo nazista, avesse deciso di “vendicare” la morte della Sig.ra Giovanna Reggiani avvenuta il 30 ottobre 2007 a Roma e per mano di un cittadino rumeno, attaccando con le molotov il menzionato campo nomadi dove, appunto, risiedevano famiglie Rom.

Non solo, ma questa cellula filo nazista stava pianificando degli attacchi con sostanze esplodenti anche avverso i camion con i quali sarebbe dovuta esser trasportata la spazzatura proveniente dalle discariche della Campania (in quel periodo caratterizzata dalla note difficoltà in ordine allo smaltimento dei rifiuti urbani) all’inceneritore di Valmadrera (LC).

Conclusasi nel maggio 2008, la “Operazione Maelström” portò all’individuazione degli autori dell’attentato al campo nomadi, con la conseguente emissione di nr. 5 provvedimenti cautelari a carico di altrettanti giovani residenti in questa provincia e con le perquisizioni che consentirono di sequestrare oggetti, simboli e testi riconducibili all’ideologia filo nazista.

L’operazione “Serenissima”, un’indagine scaturita dai gravi incidenti occorsi in occasione dell’incontro di calcio Lecco – Venezia svoltosi a Lecco il 06 novembre 2005 , quando un folto gruppo di ultras lagunari dette corso a contrapposizione e tafferugli con le Forze dell’Ordine dispiegate in servizio di O.P.; incidenti ed aggressioni nel corso dei quali rimasero feriti nr. 7 agenti di Polizia.
Le indagini tempestivamente condotte da questa Digos – Squadra Tiforie d’intesa con l’omologo Ufficio della Questura di Venezia, confluite nel procedimento penale nr. 3246/2005, consentirono di arrestare nella flagranza differita nr.2 ultras, di eseguire nr. 5 provvedimenti cautelari e di denunciare altri nr. 25 ultras a cui vennero notificati altrettanti DASPO; oltre ad eseguire n.30 perquisizioni domiciliari da cui si ricavarono importanti elementi probatori.

L’indagine “Al Sahab”, (nuvola) condotta da questa Digos dal dicembre 2001 all’ottobre 2002, scaturita da alcune posizioni filo jihadiste assunte dai vertici di una delle moschee attive sul territorio e che vide coinvolte nel procedimento penale nr.3353/2001 nr. 52 persone, tra indagati ed interessati alle attività di perquisizione eseguite in varie province, sia della Lombardia che di altre Regioni. Corredata da attività tecniche, questa indagine consenti alla Digos di Lecco di approfondire la conoscenza del fenomeno acquisendo una mole di dati e di informazioni che, una volta analizzati e ricomposti a sistema, consentirono di poter verificare, negli anni successivi e con maggior chiarezza, quei tracciati di deriva terrorista che alcuni soggetti residenti sul territorio stavano percorrendo sulla linea delle scelte dei cosiddetti “foreign fighters”

La validità degli strumenti normativi, delle metodologie di acquisizione, conservazione e di analisi delle informazioni, del circuito relazionale delle stesse nonché della necessità di mantenere “monitorato” l’ambiente di “coltura”, anche informatico, di potenziali “foreign fighters”, di cui si è trattato, si è rivelata ad esito delle indagini svolte nell’ambito dell’operazione di polizia denominata “Terre Vaste”.

Coordinata dalla Procura Distrettuale di Milano l’indagine, formalmente iscritta nel gennaio del 2016, si è conclusa il 28 aprile 2016 con la disarticolazione di una cellula jihadista tramite l’arresto di 4 persone residenti in Italia, tra cui il cosiddetto “pugile dell’isis”, Moutaharrik Abderrahim, intenzionato a compiere un attentato a Roma, in Vaticano, e con l’emissione di un mandato di cattura internazionale a carico di altre 2 persone, già trasferitesi nei territori controllati dall’i.s.i.s., e con l’ordine di espulsione a carico di altri due indagati.

Come si è detto l’indagine affonda le sue radici dal capitale informativo acquisito, in termini di dati, documenti e supporti ottici, nel corso dell’indagine “Al Sahab”, con cui venne data profondità ai dati informativi ottenuti e si ebbe modo di ampliare sul territorio la rete di “sensori” informativi.

In virtù di ciò e della penetrazione informativa negli ambienti sociali di riferimento, nel gennaio del 2015 si ebbe contezza che due coniugi, lui originario del Marocco e lei italiana, entrambi di fede musulmana e caratterizzati da una marcata radicalizzazione, avevano lasciato l’Italia portando con se i tre figli minorenni e probabilmente diretti nel Daesh.

Le attività informative svolte e armonizzate con la DCPP consentirono di acquisire la prova dell’effettivo transfert del nucleo familiare nei territori controllati dall’i.s.i.s.

Al fine di verificare l’eventuale presenza sul territorio di una rete di facilitatori e/o arruolatori, si analizzarono tutti i dati informativi relativi alla coppia e, in virtù delle pregresse attività info investigative tenute in patrimonio dell’Ufficio, emerse che l’uomo negli anni era stato in stretto contatto con un altro cittadino d’origine marocchina residente a Lecco; quest’ultimo risultava essere il nipote diretto del principale indagato nell’indagine del 2001.

A questo punto, il monitoraggio investigativo indirizzato su questo residente, corredato da continua attenzione alla sua frequentazione del web, fece emergere elementi informativi di grande interesse che immediatamente condivisi con la DCPP e da quest’ultima analizzati, consentirono di strutturare un ipotesi di reato a carico di questa persona, della moglie e di altri soggetti che con lui si stavano associando per favorirne l’arruolamento nelle fila dell’i.s.i.s.

Iscritto il procedimento penale ed attivate tutta una serie di attività tecniche emerse, in modo inequivoco, il contatto tra questo indagato e il nucleo familiare di cui sopra che si era già arruolato nell’i.s.i.s.

Nei contatti telefonici e su piattaforma telegram emerse dapprima l’arruolamento dell’indagato e poi il successivo ordine, inviato a quest’ultimo da capi dell’i.s.i.s. , di colpire in Italia, a Roma: ordine che l’indagato aveva accettato.

A fronte delle risultanze probatorio queste persone sono state oggetto di ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di cui all’art. 270 bis, comma 2 c.p., perché si associavano tra loro e con numerose altre persone all’interno dell’organizzazione terroristica sovranazionale denominata “stato islamico”, allo scopo di commettere atti di violenza con finalità di terrorismo ed in particolare di partecipare alle varie attività terroristiche realizzate dallo stato islamico sia all’interno del territorio siriano occupato che all’esterno dello stesso, in numerosi paesi europei, ed in particolare nel territorio dello Stato italiano.

Importante nell’intero arco dell’indagine l’azione di analisi e condivisione delle informazioni operata dalla D.C.P.P. che, oltre a consentire di definire gli aspetti di questa tipologia di arruolamento, ha coordinato a livello internazionale un ramo delle indagini che hanno consentito alla Polizia Federale Svizzera, il 22.02.2017, di trarre in arresto a Lugano un cittadino originario della Turchia e naturalizzato svizzero che gli arrestati nell’operazione “Terre Vaste” avevano cercato di contattare in quanto arruolatore e instradatore per l’i.s.i.s.
I capi di imputazione e le prove a sostegno degli stessi sono stati ritenuti congrui in tutti i gradi di giudizio e le persone arrestate, tuttora in carcere, hanno visto respinto senza rinvio il loro ricorso in Cassazione, che si è espressa in tal senso nell’udienza del 07.02.2019.

Inoltre, a seguito delle condanne definitive ottenute in virtù delle prove acquisite nelle indagini, a Moutaharrik è stata notificata, quale primo caso di applicazione della legge n.132 del 2018, la revoca della cittadinanza italiana.


UFFICIO PREVENZIONE GENERALE E SOCCORSO PUBBLICO

L’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico ha svolto, in questi 25 anni, il delicato compito del controllo del territorio con equilibrio e professionalità, gestendo con successo ed apprezzamento della cittadinanza numerose operazioni di soccorso pubblico.

Uno degli interventi che maggiormente ha colpito l’opinione pubblica riguarda il salvataggio di un uomo 56enne di origine rumene, gettatosi nelle acque gelide del lago il 07 aprile 2015 dal ponte Kennedy del capoluogo. Nell’occasione, l’allora Assistente Capo VASTA Michele, oggi Sovrintendente Capo, terminato il servizio, verso le 13.30 circa, si stava dirigendo verso casa, allorquando, attraversando il ponte Azzone Visconti, notava che sul ponte Kennedy, nonostante l’orario di punta, non stava transitando alcun veicolo. A quel punto il suo sguardo si posava su una moltitudine di persone assembrate sul lungolago di Malgrate e, nell’avvicinarsi, la sua attenzione veniva richiamata da alcune persone che, vedendolo in divisa, gli chiedevano aiuto, rappresentandogli che un uomo si era poco prima gettato dal ponte Kennedy.

L’allora Assistente Capo Michele Vasta
Il poliziotto, scorgeva quindi la sagoma inerme dell’uomo nel lago, sita tra i due pilastri centrali del ponte e, compresa la gravità della situazione, agendo d’istinto non esitava a tuffarsi in acqua per salvargli la vita, nonostante le bassissime temperature ed il concreto pericolo di annegare per via dei mulinelli che spingevano verso il fondo.

Pertanto l’allora Assistente Capo VASTA Michele, grazie anche alla sua notevole prestanza fisica, raggiungeva l’uomo e riusciva ad afferrarlo, quindi con il prezioso ausilio di due canottieri ed una piccola imbarcazione di pescatori nel frattempo sopraggiunti, riusciva a portare a riva il corpo ormai privo di sensi. L’uomo, ormai in fin di vita, veniva soccorso e trasportato in codice rosso presso l’Ospedale Manzoni di Lecco, dove in pochi giorni si ristabiliva completamente.

L’allora Assistente Capo Michele Vasta, il Questore Alberto Francini, il Capo di Gabinetto Andrea Atanasio
L’allora Questore di Lecco dott. Alberto Francini ha definito il salvataggio nelle acque del lago del 56enne gettatosi dal Ponte Kennedy di Lecco un “episodio di Polizia eroica”.

Che l’Assistente Capo VASTA Michele fosse un uomo di straordinario coraggio, dotato di un altruismo fuori dal comune, era cosa già nota ai colleghi della Questura di Lecco. Infatti, già qualche anno addietro, in simili circostanze, aveva salvato una donna di Valmadrera che si era gettata nel lago, sempre dal Ponte Kennedy. Per le eccezionali doti dimostrate in occasione del salvataggio della vita del 56enne rumeno ed il lustro apportato all’immagine della Polizia di Stato, l’Assistente Capo VASTA Michele ha ricevuto il riconoscimento premiale della promozione per meriti straordinari, conferita dal Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, il Prefetto Gabrielli.

Nell’agosto 2019, in Casargo (LC), a seguito delle avverse condizioni meteorologiche con nubifragi, si verificava uno smottamento con distacco di circa duecento metri cubi di materiale fangoso che invadeva alcune strade, nonché un parcheggio pubblico dove si trovavano parcheggiate circa venti autovetture, che venivano completamente travolte dal fango. Inoltre, lungo la Sp.67, si verificava uno smottamento con distacco di circa cento metri cubi di materiale fangoso che invadeva la citata arteria stradale, interrompendo entrambi i sensi di marcia.

Il Sindaco del Comune di Casargo, a scopo precauzionale, emetteva ordinanza di sgombero del complesso abitativo situato a ridosso della zona colpita, con relativa evacuazione di 150 (centocinquanta) persone circa, che sono state temporaneamente alloggiate presso la vicina scuola alberghiera di Casargo.

Nel frangente, molto importante è stato l’apporto umano e professionale fornito degli poliziotti della Squadra Volante cittadina, nella gestione di un particolare ed impegnativo intervento di soccorso pubblico.