5 novembre 2020 – È l’ultima novità in tema di tracciamento di positivi da Covid-19: i tamponi antigenici.

Definiti “rapidi” in gergo informale, questi tamponi hanno la particolarità – come suggerisce il nome – di emettere l’esito di positività o negatività entro 15-30 minuti dal momento della tamponatura. Una rapidità, però, che viene pagata con una minore accuratezza dell’esito, tant’è che per chi si sottopone a questo tampone e risulta positivo, dovrà certificare ulteriormente tale esito attraverso il tampone molecolare, che segue però le tempistiche di laboratorio, evidentemente più allungate.

L’unico caso in cui l’esito positivo del tampone antigenico non necessita di ulteriore conferma è quando il soggetto è un contatto a rischio, ovvero una persona entrata in contatto con un positivo certificato. In tal caso la positività del test antigenico è valida senza ulteriori conferme.

Potranno essere i medici di base e i pediatri, su base volontaria, a poter testare possibili positivi; una eventualità che però porta con sé una serie di difficoltà in termini logistici: molto spesso gli studi dei medici di base non sono così ampi da poter consentire il rispetto del distanziamento – specie nel caso in cui coloro che sono stati testati aspettano l’esito in loco. A questo, si aggiungono anche le precauzioni necessarie che i medici dovranno adottare, nel caso in cui volessero procedere a questa tamponatura: precauzioni necessarie proprio perché si potrebbero trovare di fronte possibili persone positive.

Abbiamo intervistato la dottoressa Claudia Toso, medico del lavoro e membro dell’unità di crisi regionale fase II in forza all’Ats Brianza: