Milano, 29 ottobre 2020 – Alla vigilia della solennità di Tutti i santi, sabato 31 ottobre, in 110 parrocchie, adolescenti in piccoli gruppi e nel rispetto delle norme sanitarie, si riuniranno in chiesa per pregare. La proposta della Diocesi di Milano per vivere in modo rinnovato e attuale la tradizionale festività di Tutti i Santi, quest’anno, a causa della pandemia da Covid, sarà un evento diffuso.

Gli incontri si terranno in tante chiese diverse della Diocesi e i partecipanti saranno uniti tra loro da un programma comune e dai canali social attraverso i quali ogni gruppo potrà condividere con l’altro l’esperienza. Titolo dell’iniziativa, promossa dalla Fondazione oratori milanesi (Fom), sarà «Non io ma Dio», una delle celebri frasi pronunciate nella sua breve vita da Carlo Acutis, l’adolescente milanese proclamato beato il 10 ottobre scorso.

Come si svolge
Gli adolescenti si ritroveranno nelle varie parrocchie intorno alle 21 e saranno a casa entro le 23, come previsto dell’ultimo DPCM. Indosseranno le mascherine e in chiesa manterranno le distanze di sicurezza, seguendo lo stesso protocollo che vige per le Messe. Pregheranno seguendo un testo comune e ascolteranno la testimonianza di un sacerdote, una religiosa o un laico delle proprie comunità.

In quattro parrocchie saranno anche presenti i vescovi ausiliari della Diocesi: Franco Agnesi, Paolo Martinelli, Luca Raimondi, Giuseppe Vegezzi. Infine verrà proiettato un video in cui il vescovo ausiliare monsignor Paolo Martinelli racconta ai ragazzi la figura di Carlo Acutis, un giovane del nostro tempo capace di usare le nuove tecnologie per comunicare i valori del Vangelo. Come avrebbe fatto Acutis, i ragazzi saranno invitati a postare immagini e storie su Instagram utilizzando l’hashtag #NotteDeiSanti e menzionando @fondazioneoratorimilanesi.

«Avremmo dovuto trovarci tutti insieme, ma le norme lo impediscono – spiega don Stefano Guidi, direttore della Fom -. Abbiamo però voluto, pur accogliendo responsabilmente l’invito alla prudenza che viene dalle autorità, offrire un’opportunità ai ragazzi per vivere un momento spirituale, stando vicini a casa, nella propria parrocchia ma in comunione con tanti altri che in altri luoghi, nello stesso tempo, meditano sulle medesime parole. Durante gli incontri di preghiera diffusi, che saranno a piccoli gruppi, invitiamo gli adolescenti a tenere gli “occhi aperti” sulle periferie del mondo e anche su quelle “esistenziali” in cui molte persone si ritrovano a vivere. Se si pensa solo a sé, non ci si può prendere cura dell’altro. Ciò vale sempre, soprattutto in tempo di Covid. Tenere viva questa consapevolezza è tanto più necessario ora, affinché il distanziamento sociale necessario a contenere la pandemia non diffonda tra i giovani, che già si sono visti ridurre molto gli spazi di socialità, un altro virus, quello dell’indifferenza».