Lecco, 23 ottobre 2020 – Riceviamo e pubblichiamo una nota di Rinaldo Zanini, già direttore del dipartimento materno infantile dell’ospedale di Lecco, sul tema Covid e scuole.


Il Cerino in mano
Possiamo permetterci di chiudere le scuole?
Quale speranza ha un Paese che per il secondo anno consecutivo non riesce a garantire l’apertura regolare delle scuole?
Durante l’anno scolastico scorso c’è stata la fase iniziale della pandemia da COVID-19. Inaspettata, improvvisa tremenda. Tutti colti di sorpresa, non erano possibili altre soluzioni.
Adesso il Decreto della Regione Lombardia con la indicazione all’insegnamento a distanza per tutte le scuole superiori è la documentazione – che ricade sulle spalle di tutti – del fallimento della programmazione e della capacità di soppesare i rischi nella nostra Regione.

Abbiamo visto nei mesi scorsi mille volte nei diversi telegiornali misurazioni accurate della distanza tra i banchi, prove di controllo della temperatura, apertura di ingressi separati dalle uscite, professori che rinunciano alla “sala professori” per ricuperare spazi da destinare alle aule. Aule da sempre super affollate.
Molto bello a vedersi, grande fiducia nella nostra capacità organizzativa. Peccato che si sia pensato molto poco al problema di come i ragazzi arrivano in classe e tornano a casa. I trasporti!
Immutabili e non brillanti quelli di Trenord, un poco più flessibili quelli dei centri urbani.
Peccato che si sia pensato molto poco ai necessari controlli, clinici e di laboratorio, da farsi in modo d tempestivo e con risposte rapide.

Per non modificare, per non evidenziare le debolezze del nostro sistema di trasporti ecco la soluzione: chiudiamo la scuola media superiore. I ragazzi possono stare a casa in autonomia, non affollano io mezzi pubblici. Per non mettere in evidenza la scarsa capacità di previsione nessun accenno alla necessità di dover affrontare prioritariamente il tema di cosa fare in caso di sospetta infezione di un alunno senza dover fermare per 48/72 come minimo ore tutta la classe o, come capitato, l’Intera scuola.

Possibile non trovare soluzioni alternative? Nessuna modifica degli orari dei mezzi pubblici? Nessuna mediazione tra giornate in classe alternate con momenti di insegnamento a distanza? Nessuna capacità di valutazione delle differenze tra le grandi città e le piccole?
Nessuna capacità di organizzare tempestivi controlli con tamponi ed esami ematici? Nessuna priorità al mondo della scuola?

Tutta la letteratura scientifica che si è occupata del tema sottolinea con chiara evidenza che i bambini e i ragazzi si infettano, si ammalano molto meno degli adulti. Esistono forti dubbi sulla loro capacità di contagio.
Esistono certezze sul danno indotto dalla mancata frequenza, da una frequenza incerta. Da una didattica non collaudata, anche se animata da grande buona volontà. Danni che avranno ripercussioni per molto, molto tempo nell’ambito sociale e nell’ambito della formazione.

Il mondo della scuola, e con esso i ragazzi, sono rimasti con il cerino in mano.
Niente riorganizzazione dei trasporti, scarsa attenzione alla tempistica dei controlli sanitari nel caso di sospetta infezione. La tempesta perfetta! Con delle vittime, gli studenti, i ragazzi, che si renderanno conto di essere tali in futuro e quindi oggi subiscono.
Spetta agli adulti difenderli, con quale coraggio parliamo di spazio ai giovani se poi chiudiamo e neghiamo quello di maggiore valore?

Il presidente di Appello per Lecco
Rinaldo Zanini