Lecco, 31 maggio – La riflesione del sindaco di Lecco, Virginio Brivio per la Festa della Repubblica:

“Ormai non c’è più festa o festività la cui celebrazione non debba essere declinata con il tempo presente. Ed è giusto richiamare il contesto attuale, a condizione che non si perda l’originaria ispirazione. Ciò vale quando si parla di Costituzione, del 25 aprile e di altri appuntamenti della storia più o meno recente.

Martedì 2 giugno è la Festa della Repubblica, cioè il riconoscimento della nostra forma di Stato, delle garanzie di libertà e di democrazia, dell’impianto che è riuscito da un contrastato referendum popolare. La cronaca di questi ultimi trent’anni si è incaricata di appellare numericamente il profilo della Repubblica, la prima, la seconda e persino la terza.

Tendo a considerarli risvolti di opinione più che connotazione istituzionali. In altre parole più una rappresentazione, che una presentazione di un modello democratico, che nei suoi principi nelle sue fondamenta si richiama a quel giugno di 74 anni fa.

L’EMERGENZA
In questo momento, con l’emergenza sanitaria in atto, non si può parlare in astratto, ma piuttosto cogliere il valore della nostra democrazia repubblicana che ci permette, al di là del confronto e dello scontro, di vivere in un paese di garanzie, laddove lo Stato, con tutti suoi limiti, resta un presidio ineliminabile.

Ma come può una Repubblica che pure ha superato prove laceranti come il terrorismo, come i processi giudiziari, come decine di calamità devastanti, reggere ancora nel terzo millennio? Interventi per modificare alcuni assetti non solo sono necessari, ma urgono e proprio il confronto tra i poteri, più acuto in queste settimane, sta lì a testimoniare, come la più parte dei costituzionalisti sostiene, che siamo una democrazia incompiuta.

Ma ponendoci per un attimo dalla parte del cittadino credo proprio che il richiamo drammatico del presente ci rende ciascuno responsabile di una riscrittura della dialettica diritti-doveri. Pensiamo alla compressione dei diritti individuali in questo lockdown per assolvere il dovere costituzionale di solidarietà.

Sono le stagioni, i lustri, i decenni di magra a farci capire che possiamo fidarci dello Stato se ci fidiamo noi stessi l’uno dell’altro. Troverei davvero sprecato questo tempo buio se non cercassimo, insieme a una nuova luce, di salute, di lavoro, di benessere, di cogliere le profonde disuguaglianze che caratterizzano il mondo a ogni latitudine.

Non so se il coronavirus ci cambierà, ma di sicuro posso dire che non è l’idea di cambiare tutto che ci porterà lontano, ma l’impegno che ciascuno di noi faccia di tutto per cambiare qualcosa!”