Lecco 23 maggio 2020 – Il Centro Trasfusionale di Lecco diretto da Alessandro Gerosa ha lavorato, e lavora, a pieno ritmo. I volontari non sono mai mancati, anzi. Nonostante tutte le limitazioni agli accessi con le sedute distanziate e una sala d’attesa davvero poco “comoda”, i donatori non hanno mai fatto mancare il loro apporto. Addirittura si è avuto un picco di esubero di plasma e sangue nei giorni del massimo contagio. Il perché è presto detto: “Con le cardiochirurgie chiuse e chiuse anche le sale operatorie per eventi che non fossero d’urgenza, il fabbisogno di sangue è calato drasticamente e noi abbiamo dato sangue un po’ a tutta Italia grazie al coordinamento del Centro Nazionale Sangue, visto che rischiavamo di buttare via il sangue raccolto e stoccato come scorta. Non è mai stata sprecata una goccia, ma di sicuro non abbiamo mai avuto una crisi per la carenza di sangue ed emoderivati».

Inoltre la plasmaferesi lecchese, ovvero la pratica di trasfusioni di sangue contenenti anticorpi da donatori iper immuni, seppur non essendo entrata nella sperimentazione nazionale, è studiata con attenzione dal “Manzoni” di Lecco. Tanto che i donatori che hanno riscontrato alte concentrazioni di anticorpi molto reattivi al Covid sono stati “schedati” per, eventualmente, richiamarli in caso di bisogno di sangue molto “ricco” di anticorpi specifici. La nostra intervista.