Lecco, 13 maggio 2020 – In vista del 18 maggio, giorno in cui si attende un nuovo allentamento delle misure restrittive, il sindaco di Lecco Virginio Brivio riflette sulla crisi sanitaria ancora in atto e le polemiche che ne sono seguite.

“In piena fase 2, è ovvio che l’attenzione sia ancora rivolta ai numeri, ai grafici, all’attesa attenuazione della pandemia, non solo per l’aspetto sanitario in sé (laddove ci conforta il calo dei decessi), ma anche perché dalla fotografia scaturiranno le modalità di una ripresa più aperta e larga, più libera e più sicura.

L’attesa per le ulteriori novità previste per lunedì 18 è palpabile in ogni famiglia e in ogni comunità di lavoro, ma oggi vorrei fare una riflessione sulle difficoltà crescenti, maggiori a seconda dei problemi che i diversi livelli istituzionali, i Comuni, le Regioni e il Governo nazionale sono stati chiamati ad affrontare.

Premesso che era a mio avviso inevitabile che, fatta salva una condivisione emotiva sull’emergenza, le forze politiche si dividessero, secondo un’abitudine consolidata del nostro paese: uniti nella prima ora, ma pronti a imbracciare fioretto o spada il giorno dopo.

E a complicare lo scenario ci si è messa la scienza, che non è sotto accusa in sé, ma per la confusione dettata dalla natura invisibile del virus e dalla sua sconosciuta tipologia, anche perché, come in ogni campo, sono molteplici le scuole di pensiero, spesso in concorrenza, se non in contrasto tra di loro. Non dimentichiamo la tensione degli esordi della pandemia, quando le terapie si misuravano a spanne e con la prospettiva del vaccino ancora lontano. Abbiamo imparato anche noi i nomi improbabili di farmaci, di metodologie, di esperimenti che non sempre hanno marciato nella stessa direzione.

Anche la rilevazione e la tracciabilità dei contagiati, espliciti o silenziosi, trova solo ora, a 3 mesi passati dall’avvio della pandemia, protocolli nazionali e regionali recentemente approvati in un quadro di riferimento.

Tra l’altro il nostro è un paese curioso, capace di passare in un amen dalla polemica sulla mala sanità all’eroismo di medici e infermieri, quasi che non fossero gli stessi uomini, le stesse donne, gli stessi camici.

C’è allora una parola che oggi desidero esprimere in queste righe, che forse appartiene al mio carattere e al mio stile amministrativo, ed è “equilibrio”, una categoria del pensiero e dell’agire utile sempre, ma fondamentale per cercare il sereno dopo la tempesta”.