Lei è una cassiera di un grande supermercato lecchese. E ha scelto Leccofm per raccontare quello che sta vivendo in prima persona. Abbiamo deciso di proteggerla e di lasciarla anonima perché le minacce di licenziamento sono dietro l’angolo, in questi casi. Ma noi conosciamo bene chi ci ha mandato questa lettera e ne pubblichiamo lo sfogo pressoché integralmente per far rendere conto ai nostri lettori che a soffrire non sono solamente medici, infermieri, farmacisti, forze dell’ordine, ma anche tutti i lavoratori che hanno a che fare con il pubblico. Leggiamo con attenzione e cerchiamo di rispettare non solo le categorie in questo momento più sotto i riflettori ma anche chi, come la nostra amica, corre rischi paragonabili a quelli di medici e infermieri, ma non gode dello stesso rispetto e considerazione, pur facendo le debite differenze di merito e di contesto.

ECCO LA LETTERA

 

Ho scelto di scrivere questa dichiarazione perché vorrei far capire, a più persone possibili, cosa significa per noi e per gli altri. Noi che lavoriamo nella G.D.O. (grande distribuzione organizzata, n.d.r.), siamo l’ultimo anello della catena produttiva e quotidianamente ci impegnami nel nostro lavoro, per poter garantire un servizio, considerato essenziale. Nonostante ciò, ancora non siamo considerati degni di nota.

Mi spiego meglio:

  • Il Governo non ha preso posizione nei confronti della G.D.O, delegando alle varie regioni, provincie e comuni, di prendere decisioni in merito, nonostante in “prima linea” ci siamo anche noi;
  • I Sindacati si muovono a singhiozzo nei nostri confronti. Hanno scritto un paio di lettere al Governo, chiedendo una restrizione di orari e basta, mentre per i lavoratori delle fabbriche si espongono costantemente per tutelare il loro stato di salute. A tale proposito vorrei sottolineare che in una fabbrica è possibile monitorare e tenere sotto-controllo i dispositivi e le distanze di sicurezza, cosa che in un supermercato è praticamente impossibile;
  • I Proprietari delle grandi catene intervengono sull’emergenza con troppa discrezionalità e troppe differenze, proprio a fronte del fatto che né i sindacati, né Governo hanno preso una posizione chiara in merito, se non su linee guida troppo generiche;
  • “La spettabile clientela”, su questo ultimo punto continuo ad avere le più grandi perplessità. Ancora non ha capito la gravità della situazione e le regole basilari per eseguire correttamente la spesa in un supermercato in una situazione di emergenza, mi riferisco in particolare, e non solo, al fatto entrare 1 persona per nucleo e di tenere le distanze di sicurezza.

 

Tutto questo, per noi lavoratori, vuol dire stati di ansia continui e paura! Forse non è ancora chiaro a nessuno che noi siamo persone! Quando entrate in un supermercato, non siete nel salotto di casa vostra. Si devono rispettare le regole e non avvicinarsi troppo agli operatori che stanno rifornendo gli scaffali: il prodotto che sta mettendo sullo scaffale potete prenderlo quando ha finito, oppure potete chiedergli cortesemente di passarvelo, perché siamo essere umani e sappiamo parlare! Idem per le cassiere, quotidianamente insultate perché vi chiedono di tenere le distanze di sicurezza: lo facciamo per voi, per noi e per centinaia di persone che incontriamo ogni giorno! “Vaffa!” è l’insulto più gentile che ci siamo sentite rivolgere con più frequenza in questo periodo, e non solo adesso… Noi siamo persone, esseri umani che vengono a contatto ogni giorno con centinaia di altre persone, possibili asintomatici o semplici persone annoiate che non riescono a rispettare la quarantena.

Quando arriviamo a casa a fine turno dobbiamo isolarci in bagno per lavarci, disinfettarci, spogliarci, cambiarci, lavare e disinfettare le nostre divise. Il tutto prima di poter salutare ed abbracciare i nostri cari, i nostri figli che, se sono abbastanza grandi per capire la situazione, la prima cosa che ci chiedono è se c’è stata tanta gente e se qualcuno ci ha toccato. Ti sciogli in quell’abbraccio, ma subito dopo ti chiedi “…e se fosse stato proprio oggi che l’ho contratto?”

Ogni giorno, ci pervade l’ansia prima di uscire di casa perché ogni giorno per noi è pericoloso: noi siamo “in prima linea”, noi stiamo lavorando anche per voi, noi stiamo rischiando ogni giorno il contagio perché vediamo centinaia di persone, noi abbiamo famiglie da cui vogliamo tornare. Noi siamo persone e sono qui a chiedere, con questa lettera, solo la considerazione ed il rispetto dovuti per una categoria di lavoratori che continua e continuerà a svolgere il proprio operato per ciò che è ritenuto essenziale.

 

Lettera firmata