Lecco, 30 marzo 2020 – Dover rimanere in casa per lungo tempo, così come ci è richiesto in questo periodo, diventa ancor più pesante per quelle coppie e quelle famiglie dove le relazioni sono già di per sè complicate e i litigi sono al’ordine del giorno.

MEDIAZIONE FAMILIARE

Ricordiamo, a tal proposito, che è attivo anche in questo periodo lo sportello di mediazione familiare, con una formula di ascolto e aiuto a distanza. Lo sportello resta infatti attivo online ogni giovedì dalle 9.30 alle 13 su appuntamento. Per richiedere un appuntamento è possibile inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica info@epeira.eu oppure mandare un messaggio via WhatsApp al numero 346 3220400.

VIOLENZA SULLE DONNE – CENTRI ANTIVIOLENZA ATTIVI, NON SIETE SOLE!

Problema poi che non va assolutamente perso di vista in questo momento è quello della violenza domestica sulle donne. Ricordiamo a tutte coloro che subiscono violenza fisica o psicologica che l’imperativo resta quello di denunciare, di non avere paura e di sapere che non sono sole, neanche in questa situazione di emergenza sanitaria.

Il lavoro dei Centri Antiviolenza non si ferma, anzi continuano a garantire la reperibilità telefonica h 24 sui numeri dedicati. Inoltre, in caso di necessità di contatti diretti, questi saranno possibili a condizione che si rispettino le misure di sicurezza imposte dalla normativa, ovvero la distanza di un metro tra le persone e l’utilizzo dei dispositivi di protezione.

Ricordiamo anche che è sempre possibile chiamare il numero nazionale 1522, che lavora in rete con i Centri Antiviolenza e che, per garantire la possibilità di chiedere aiuto a tutte quelle donne che sono in questi giorni a stretto contatto con il proprio maltrattante, ha attivato anche la modalità chat.

L’applicazione “Where Are You” può inoltre aiutare chi è indifficoltà, localizzandovi e avviando tempestivamente una chiamata ai soccorsi.

CONFERENZA PROVINCIALE LECCHESE DONNE DEMOCRATICHE

A seguito dei dati diffusi dalla commissione d’inchiesta del Senato sul femminicidio, che rileva un drastico calo delle denunce rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (652 a marzo 2020 contro le 1157 di marzo 2019), le aderenti alla conferenza delle donne democratiche provinciale lecchese lanciano un appello: “Ai tempi del coronavirus le donne che subiscono violenza tra le mura domestiche stanno vivendo un momento ancora più drammatico e la situazione di convivenza forzata e di isolamento rendono difficile la richiesta di aiuto. A tutte queste donne vogliamo esprimere la nostra vicinanza e dire loro che non sono sole e che i centri anti-violenza sono tutti aperti”.

“E’ importante ricordare che il numero nazionale gratuito 1522 è sempre attivo 24 ore su 24 e raggiungibile da tutta Italia” – continuano le donne democratiche – .”Ringraziamo di cuore i centri-antiviolenza della provincia di Lecco, che sono operativi e continuano a svolgere il proprio lavoro di ascolto, supporto e aiuto, nonostante le difficoltà. Anche in questi giorni infatti sul nostro territorio sono stati sostenuti allontanamenti a seguito delle decisioni prese dalle interessate con il supporto delle operatrici in concerto con tutti gli altri attori del sistema di protezione (Forze dell’Ordine, Servizi Sociali, Ospedali)”.

Proprio sull’accoglienza delle donne maltrattate e dei loro figli, il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha inviato una circolare a tutte le Prefetture perché possano essere individuati e resi disponibili ulteriori alloggi, con la garanzia della sicurezza sanitaria necessaria, affinché possano essere ospitate rispettando le dovute distanze per limitare i rischi di contagio.

“A questo proposito ribadiamo il nostro convinto sostegno e appoggio alla proposta che prevede l’allontanamento del maltrattante dalla casa, di cui ci stiamo facendo portavoce in tutte le sedi istituzionali competenti” – concludono le democratiche – .”Questo garantirebbe maggior tutela alle donne e ai loro figli, favorirebbe l’avvio di percorsi di autonomia da parte delle donne in un contesto vissuto come proprio e aiuterebbe i bambini che rimarrebbero nel contesto scolastico, amicale e sociale, senza subire il trauma del cambiamento”.