Lecco, 27 marzo 2020 – Il Dottor Mario Tavola, primario del Reparto di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale Manzoni di Lecco è stato intervistato all’interno della trasmissione televisiva “Mi manda Rai3”.

Non sono molte le informazioni che trapelano dall’ospedale, ma le risposte del Dottor Tavola ci permette di capire qual è la situazione attuale.

“La situazione è che oramai l’unico reparto di terapia intensiva di Lecco si è quadruplicato – ha detto il Primario -. Siamo passati da un reparto da 14 posti letto a 4 reparti da 15 posti letto ciascuno, utilizzando anche le sale operatorie e alcune zone dei blocchi operatori.

Attualmente riusciamo rispondere all’emergenza avendo rivoluzionato l’ospedale con un lavoro di squadra che coinvolge tutti, in particolare infermieri e medici. Ci sono ospedali in Lombardia più in crisi rispetto al nostro e, pur essendo anche noi al limite, riusciamo a far fronte alla situazione, senza dover trasferire pazienti ad altri ospedali”.

Alla domanda se gli operatori sanitari fossero sottoposti al tampone, Tavola ha risposto: “Noi rispettiamo le indicazioni fornite da Regione Lombardia in settimana. Tutti il personale, non soltanto medici e infermieri, misurano la febbre e se la temperatura risulta superiore a 37.5, tale persona non entra in servizio, si fa una segnalazione e viene eseguito il tampone”.

Il giornalista Salvo Sottile ha anche mostrato un grafico che dimostra sempre più personale medico si sta ammalando: 6.414 tra coloro che erano impegnati in prima linea ora risultano contagiati, il 10% della percentuale di positivi in Italia. Il 48% di questi sono infermieri, il 32% medici e il 20% altri operatori. Le vittime tra i sanitari: 41 medici sono morti, 15 infermieri e 3 farmacisti. Numeri per altro che sono già aumentati, con la morte oggi di altri 2 medici.

Infine Tavola spiega come viene gestita tanta sofferenza: “La comunicazione con i famigliari è la più difficile. Una volta al giorno dalla rianimazione telefoniamo ai famigliari con il supporto degli psicologi. Stessa cosa succede nei reparti di degenza dove ci sono più pazienti da seguire e il flusso è molto più articolato e complesso. Dal punto di vista psicologico, comunicare al telefono la gravità del paziente mette a dura prova sia i famigliari e che noi operatori”.