Lecco, 25 marzo 2020. In merito allo sciopero recentemente indetto dalle Organizzazioni Sindacali per esercitare pressioni sul Governo e giungere  così ad una riduzione dei codici ATECO – e quindi alla chiusura di tutte quelle attività considerate non indispensabili per il sostentamento pubblico  interviene il Presidente di Confindustria Lecco e Sondrio, Lorenzo Riva, con una risposta molto dura.

La proclamazione di uno sciopero in questo momento è un gesto assolutamente irresponsabile ed incomprensibile”, scrive Riva in una nota diramata agli organi di stampa. “Dopo il decreto del 22 marzo, staranno aperte solo le aziende la cui attività è necessaria per continuare a garantire che ai cittadini e, non dimentichiamolo proprio ora, agli ammalati, non manchino i generi di prima necessità ed i servizi essenziali. Nessuno di noi vuole case senza energia, ospedali senza medicinali e dispositivi di protezione, scaffali vuoti nei supermercati, farmacie senza quanto serve per restare in salute”.

“Con uno sciopero – prosegue Riva – non si fa altro che mettere in pericolo, più di quanto già non siano, le filiere essenziali, con il risultato che la mancanza dei beni primari possa diventare esattamente quello che dobbiamo aspettarci. Per questo dico che l’atteggiamento da parte delle Organizzazioni sindacali è in questo momento sconcertante: con lo sciopero si è scelto di aggiungere un’ulteriore difficoltà a quelle già gravissime in essere. Difficoltà che non vanno semplicemente a gravare sulle imprese ma, come risultato finale, andranno ad impattare sugli stessi lavoratori e su tutti noi. Invece di comprendere che siamo tutti dalla stessa parte si sceglie il contrasto aperto, peraltro dopo che con ore di concertazione si è arrivati ad un protocollo per la salute e sicurezza condiviso, che le imprese ancora aperte stanno applicando”.

“Molto diversamente dalle accuse che ci rivolgono, la nostra prima preoccupazione e responsabilità sono sempre state la salute e il benessere delle persone, la cui tutela passa anche dalla possibilità che avremo di risollevarci in fretta e continuare a creare occupazione. Obiettivo che, se continuiamo così, diventa sempre più lontano. E la distruzione del sistema produttivo è qualcosa che il nostro Paese non si può permettere”.