Lecco il 19 marzo 2020 – “State buoni, se potete” diceva un vecchio film. Ora il “motto” è diverso: “State a casa tutti. Evitate i contatti sociali”. A dirlo è Paolo Favini,

Paolo Favini direttore ASST LECCO

direttore dell’Azienda socio sanitaria territoriale e che dirige gli ospedali di Lecco e Merate, il Manzoni e il Mandic.

SONO 452 I RICOVERATI COVID TRA LECCO E MERATE

Favini parla di 452 pazienti positivi, a mercoledì dei quali 253 a Lecco e 199 a Merate. Numeri enormi, ma che non spaventano così tanto se si pensa che quasi la metà vengono da fuori provincia, dalla Bergamasca in particoare. Poi ci sono i 158 medici e infermieri positivi, non malati. Sono quasi tutti a casa. E in terapia intensiva? A Lecco ci sono due terapie intensive, con venti letti tutti dedicati ai pazienti Covid-19 . Poi c’è una recovery room in sala operatoria convertita in area Cpap ovvero in un’area dove si pratica la terapia ventilatoria assistita non invasiva. Altri 8 posti. E quindi ci sono sette pazienti intubati attaccati alle sale operatorie perché non c’è posto in sala rianimazione. Senza contare i 10 posti in rianimazione generale per tutte le altre emergenze. “A Merate – spiega Favini – La rianimazione generale è passata da 6 a 9 posti Covid e più i 6 letti di terapia ventilatoria assisstita non invasiva. E altri ne attiveremo”. Il dato più consolante però è che stanno arrivando rinforzi: “Abbiamo preso già 11 medici tra ex pensionati, internisti, rianimatori, cardiologhi, malattie infettive già insseriti nei due poli ospedalieri. E 42 infermieri stanno arrivando. Hanno già accettato, ma non sono ancora arrivati a Lecco. Lo faranno tra breve tempo”.

GRANDE SOLIDARIETA’ MA BISOGNA STARE A CASA

La solidarietà esterna è grande: “Chi ci aiuta economicamente ci sta aiutando anche a trovare macchinari come i ventilatori polmonari. Poi ci stanno fornendo appartamenti e posti in albergo per medici e infermieri che vengono da fuori. La Nostra Famiglia, in convenzione, ci   ha fornito 5 medici e 5 infermieri più un neurologo e un neuroradiologo”. Un grandissimo lavoro: “La direzione strategica – d’altronde – è presente 12 ore al giorno. Mia moglie la vedo solo via Skype. Viviamo separati proprio per non correre rischi reciproci, visto che lei lavora in Rianimazione a Milano. Utilizziamo tutte le risorse a disposizione dei due ospedali lecchesi. E se uno manca, l’altro si fa carico dell’assenza del collega. C’è gente oramai che si è dimenticata di avere una famiglia…”. Bisogna lanciare un appello. Come aiutare questi “eroi”? “L’appello è seguire le misure che ci vengono indicate dallo Stato e da Regione Lombardia. Interrompiamo i contatti sociali. Noi non possiamo, purtroppo. Lavori solo chi deve produrre materiale per fare funzionare ospedali e far scorrere la vita di tutti i giorni, seppur limitata negli spostamenti. Se riuscissimo a spezzare la catena del contagio, vorrà dire che, stando a casa, avrete dato una mano a chi si sta lavorando per tutti noi”.