Lecco, 18 marzo 2020. Sale a oltre 31mila il numero delle persone risultate positive al covid-19 nel nostro Paese. Un numero impressionante ma un numero destinato a salire ancora moltissimo, probabilmente a triplicare, e questo ci fa rendere conto che no, il peggio non è passato: questa è la prima verità con cui dobbiamo necessariamente fare i conti.

La previsione ufficiale sulla diffusione del virus fatta dal Governo, che è possibile leggere nella relazione tecnica del terzo decreto sull’emergenza, stima che entro la fine di aprile avremo in Italia 92mila contagi, con il picco atteso proprio nella giornata di oggi, mercoledì 18 marzo. Oltre 360mila saranno invece le persone in quarantena.

 

LA SITUAZIONE IN LOMBARDIA: PIU’ DI 1.OOO IN TERAPIA INTENSIVA

Guardando alla nostra Lombardia, la regione senza dubbio più colpita dal virus che sta combattendo con le unghie e con i denti la diffusione del contagio, dando prova della tipica solidità che la caratterizza, constatiamo che abbiamo superato i mille pazienti in terapia intensiva. La drammatica situazione è sotto gli occhi di tutti, eccetto di chi non vuol vedere. I posti in terapia intensiva sono quasi completamente esauriti, medici e infermieri si ammalano a loro volta e questo rappresenta il rischio più grade di tutti in questo momento: sino all’11 marzo non conoscevamo i numeri relativi al contagio degli operatori sanitari, oggi sì:  sono 2.629, ossia l’8,3% dei casi totali. Questo potrebbe significare che, forse, le procedure e i dispositivi di protezione per i nostri sanitari potrebbero essere inadeguati o comunque insufficienti.

I Lombardi sembrano essere piuttosto consapevoli di quello che stiamo vivendo, e gli sforzi fatti per rimanere a casa, secondo il Governatore della Lombardia, Fabrizio Fontana, dovrebbero dare i primi risultati nei prossimi giorni. Ma è il vicepresidente della Regione, Fabrizio Sala, intervenuto ieri in diretta Facebook  sulla pagina di Lombardia Notizie, a dire che potremmo fare di più:  se da una parte è vero che dal 20 febbraio ad oggi si è verificato un calo dei movimenti pari al 60%, d’altro canto ci sono ancora troppe persone che si spostano: il 40% del totale. Ma come si è arrivati a questo dato?

 

IL MONITORAGGIO DEGLI SPOSTAMENTI REALIZZATO CON I DATI DELLE COMPAGNIE TELEFONICHE

La Lombardia da qualche giorno ha adottato un monitoraggio degli spostamenti reso possibile grazie alla collaborazione con le compagnie telefoniche di rete mobile, che hanno messo a disposizione i dati del traffico dei ripetitori e l’indice dei «segnali»che si muovono da una cella all’altra della telefonia mobile. Di fatto, non viene tracciato il singolo cellulare – che comporterebbe una violazione della privacy degli utenti –  ma questo metodo permette invece di ricavare in generale quanti spostamenti in meno si verificano rispetto a un determinato periodo.

Alcuni potrebbero sentirsi minacciati nella propria  libertà, ma il periodo che stiamo vivendo rende più che mai evidente che “la nostra libertà finisce dove comincia quella altrui”. E se è pur vero che in quel 40% di persone che escono da casa nonostante le raccomandazioni c’è chi lo fa per lavoro, ed è quindi giustificato, d’altra parte non si può non concordare con quanto espresso dal vicepresidente Sala: “Il 40% non è un dato sufficiente per dire che riusciamo a contenere nel miglior modo possibile il virus”.

Insomma, se è possibile fare di più, abbiamo il dovere di farlo.

 

Giulia Achler