Lecco, il 2 marzo 2020 – Il caso del dipendente delle Poste di viale Dante colpito da Coronavirus e il conseguente isolamento preventivo in autoquarantena (ovvero al proprio domicilio) dei suoi dodici colleghi, ha gettato nel panico moltissime persone che, in questi giorni, sono passati dall’ufficio centrale di viale Dante. Un allarmismo comprensibile, ma non giustificato. Certo, il primo, vero, caso lecchese è sicuramente preoccupante e da indagare, ma non è detto, anzi è quasi da escludere, che le 200-300 persone che ogni impiegato contatta mediamente durante il turno di lavoro, possano aver contratto il virus. Pur essendo, il Coronavirus, un virus aggressivo in quanto a diffusione, le normali operazioni postali, sia per rapidità di effettuazione che per distanza tra utente e operatore (sicuramente superiore a un metro), che, da ultimo, per la natura stessa delle operazioni (al massimo scambiamo documenti, fogli, ecc.), non sono compatibili con l’ondata di “paura” che si è diffusa dopo la notizia veicolata da tutti i giornali, online e non, in queste ore.

PAURA NO, ATTENZIONE SI

Naturalmente chi è stato a contatto con le Poste di viale Dante negli ultimissimi giorni (venerdì, giorno del ricovero, il dipendente non era al lavoro, per tranquillizzare chi magari si è recato proprio da quel giorno in poi, ovvero anche il sabato alle poste), può chiedere consiglio al numero di informazioni generali del Ministero della Salute, il 1500, oppure al numero verde di Regione Lombardia, ovvero l’800895545. Un nostro collaboratore, che è stato alle Poste a ritirare una raccomandata proprio venerdì scorso, si è rivolto a questi numeri. Cosa gli hanno detto? “Al 1500, pur essendo stato in contatto telefonico per mezz’ora per “non perdere la priorità acquisita”, nessuno mi ha risposto – ci racconta il nostro collaboratore – Poi, appena rivoltomi all’800895545, mi hanno risposto e tranquillizzato. Visto che sapevo che venerdì non c’era più il dipendente contagiato, per cui non posso essere stato a contatto con lui, mi hanno chiesto se mostravo dei sintomi e poi, alla mia risposta negativa, mi hanno tranquillizzato. Se proprio mi fossi preoccupato della salute di chi mi circonda mi hanno detto semplicemente di adottare le misure comuni, banali, di igiene e sicurezza che si adottano anche quando si ha una comune influenza: stare distante dai miei cari e dai colleghi almeno un metro, lavarmi le mani, se proprio voglio indossare una mascherina a protezione degli altri, non scambiare bicchieri o piatti e posate con altri… Ma solo per estrema precauzione. La possibilità che io sia venuto a contatto con il virus per aver ritirato una raccomandata da un dipendente delle Poste che può, o meno, essere andato a contatto con il contagiato, è molto remota”.

LA VITA CONTINUA COME PRIMA

Per cui il nostro collaboratore non è stato certo messo in quarantena. Nè gli è stato mai consigliato. Come, pure, non gli è stato consigliato di fare alcun test, visto che è asintomatico. Caso diverso, naturalmente, per i dodici colleghi del dipendente contagiato, che hanno già fatto il test, pur se asintomatici, vista l’abitualità e vicinanza dei contatti. Per il nostro collaboratore, insomma, la vita continua come prima. Con un pizzico più di attenzione e una quasi certezza: il Coronavirus, per ora, dovrà attendere…