Lecco, 1 marzo 2020. A Lecco non c’è ancora alcun caso di Coronavirus se non “d’importazione” (da Sondrio e Como), ma l’allerta contagio colpisce anche la nostra città e, soprattutto, i nostri ospedali. Il primario del Pronto Soccorso dell’ospedale Manzoni di Lecco, Luciano D’Angelo, conferma le difficoltà che si vivono in queste settimane.

“I test a Lecco sono, per ora, tutti negativi ma dobbiamo aspettare gli esiti di tanti tamponi che non sono ancora arrivati”, dice D’Angelo. “Il vero problema è l’affollamento dei reparti di terapia intensiva: tante infezioni respiratorie ci preoccupano, anche perché la nostra popolazione è mediamente anziana”. Questo spiega il motivo della preoccupazione intorno al Covid 19: “Non è in sè molto pericoloso, ma fa ricoverare tante persone, e negli ospedali stiamo raggiungendo il massimo della capacità di accoglienza soprattutto in terapia intensiva”.

IL PRONTO SOCCORSO TORNA A POPOLARSI

Adesso per accedere al Pronto Soccorso “infezioni respiratorie” si va al secondo piano

Nei primi giorni di allerta, molta gente ha evitato di venire al Pronto Soccorso, ma la paura è già quasi finita. “Siamo ancora al di sotto della media – spiega D’Angelo – ma i dati stanno salendo da quando abbiamo diviso il Pronto Soccorso. C’è infatti un piano per le infezioni respiratorie e uno per le altre patologie.”

Per quanto riguarda gli aiuti regionali, D’Angelo spiega che “i rinforzi sono arrivati per l’area valutativa ma i malati vengono gestiti da noi e dal gruppo degli internisti, con un medico chirurgo a sostegno quando il nostro medico, di notte, si trasferisce al secono piano dagli isolati. Nel caso venisse infettata una percentuale significativa di persone nel nostro territorio il nostro sistema sanitario faticherebbe molto. Questo è il motivo per cui la diffusione del virus va controllata in tutti i modi, per non far precipitare una situazione già complicata e per tenere sotto controllo la gestione dei nostri ospedali”.