Lecco, il 27 febbraio 2020 – Giuseppe “Beppe” Sannino, allenatore di calcio professionista, ha vinto a Lecco, a Siena, a Varese e in molte altre piazze “pallonare” famose. Ha allenato in serie D, C, B e anche in serie A. Eppure ha un “difetto” agli occhi degli ungheresi: è italiano. Così a Budapest, in Ungheria appunto, dove sta allenando la Honved, l’hanno emarginato. Messo in “quarantena” anche se è stato in Italia due giorni, a Varese, non è contagiato, anzi non proviene neanche da un comune in zona rossa, né ha mai avuto contatti con casi “sospetti”. Eppure, per il solo fatto di essere italiano e di essere stato in Lombardia la sua società, che è quinta, a due punti dall’Europa League, lo ha “sospeso”. Lui, Giuseppe Sannino, è imbufalito: «Tutti fanno lo scanner per la febbre agli italiani in aeroporto. Hanno paura e per precauzione mi hanno messo “a riposo”. Dicono che c’è l’incubazione, che si rischia… Colpa nostra, di noi italiani, e del nostro esagerato allarmismo. Hanno rotto le scatole, però: mai vista una cosa del genere. Per cosa poi? Cosa sarebbe successo? Mi dispiace, naturalmente, che siano morte delle persone, ma di sicuro l’influenza normale ne uccide molti di più e non si fa lo stesso allarmismo».

Giuseppe Sannino, allenatore dell’Honved copyright © The Web Illustrated 2003-2019, Honvéd FC Kft.

Sannino da tre giorni è chiuso nella sua casa di Budapest: «Non ho visto nessuno. Me l’hanno comunicato via telefono che dovevo starmene a casa. E sono costretto a parlare con i miei collaboratori in videochiamata. Ma, ripeto, la colpa è nostra, di noi italiani. É una vera e propria schifezza come abbiamo gestito il caso. Vi sembra possibile che io venga trattato come un appestato quando non sono neanche stato in una zona a rischio, ma solo perché sono italiano?».

Insomma, questa volta sono gli altri che fanno “sentire diversi” noi italiani: «Ci capitano delle cose del genere senza un vero perché. Io sto bene, non ho niente, nessuno dei miei famigliari ha nulla, eppure devo attenermi a un protocollo. E dall’Italia mi chiamano perché pensano che abbia qualcosa e questo disturba anche la vita dei miei famigliari. La cosa che mi dà fastidio è esser stato buttato in pasto a una cosa talmente grande che sfugge alla comprensione ma senza alcuna “colpa”, né causa…».

Riusciamo per fortuna a far “sbollire” Sannino ricordandogli il suo Lecco:«Ho visto che c’è D’Agostino. L’ho avuto con me a Siena, in serie A. Bravo, tecnico. Un giocatore che ha fatto un tempo importante e poi è un po’ scivolato giù. Non ha giocato tantissimo con me, ma lo ricordo bene. Speriamo che vada bene a lui e al Lecco. Salutatemi i tifosi e il presidentissimo Angelo Battazza». Fatto.

Marcello Villani