Lecco, il 27 gennaio 2020  – La mostra “Tintoretto Rivelato” si avvia verso la conclusione, continuando ad infrangere record di presenze: siamo giunti a 18 mila visitatori. E domenica 2 Febbraio, per la conclusione, Vittorio Sgarbi sarà in città a tenere una conferenza su “L’Annunciazione: Perugino, Bronzino, Tintoretto” presso aula magna del Politecnico – Polo Territoriale di Lecco con inizio alle ore 18,30. Tutti i posti sono ormai andati esauriti, con le prenotazioni raccolte in meno di una giornata.

L’artista comasco Giuliano Collina ha chiuso il ciclo di incontri su “Il Tintoretto Rivelato”

Intanto sabato 25 gennaio Giuliano Collina nella Sala conferenze del Palazzo delle Paure ha chiuso il ciclo di incontri “Il mistero nell’arte” organizzato come occasione di approfondimento della mostra “Tintoretto Rivelato”, organizzata dalla Parrocchia di San Nicolò di Lecco in collaborazione con il Comune e con il sostegno di numerosi sponsor. “Tintoretto: tirato via di pratica” il titolo dell’intervento di Collina, pittore comasco ed editorialista su “La Provincia”, che ha voluto così riprendere un frammento con cui il Vasari, primo grande storico dell’arte, descriveva il grande pittore veneto. Un giudizio, quello del Vasari, estremamente arguto, che ben fotografa Tintoretto: un grande talento, estremamente dotato, ma non incline ad approfondire e ad applicarsi con la serietà di altri maestri, primo tra tutti il Tiziano.

UN QUADRO MAGICO MAESTOSO E IMBARAZZANTE

E non a caso questa caratteristica del Tintoretto la si può cogliere anche ne “L’Annunciazione del doge Grimani”, “un quadro magico, maestoso e imbarazzante, soprattutto dopo averlo visto”. Una tela che ha in sé aspetti straordinari, come i volti dell’angelo e di Maria, dagli stessi lineamenti delicati, o la cesta in primo piano, o ancora la capacità dell’artista di dipingere senza aver bisogno di un disegno preparatorio, quasi di getto. Un’opera che, come spiegato dallo stesso Collina in una “visita guidata” al capolavoro con il pubblico, è sicuramente di Tintoretto e della sua bottega, anche perché a quei tempi tutti gli artisti di maggior valore erano a capo di una bottega. “L’autografia è un problema di oggi. – ha commentato il pittore – Per l’arte antica non lo è, perché tutto quanto veniva realizzato dalla bottega era del maestro. Solo nel Romanticismo nasce la fissazione della griffe”.

QUADRO CHE INVIA DEI MESSAGGI DA “CAPTARE”

Un quadro che fa emozionare, ha aggiunto Collina, come del resto è stato per lui, giovane studente al liceo artistico di Brera, conoscere Tintoretto nella pinacoteca di Brera: “Allora è nata la mia passione per la pittura, intesa come disciplina a cui dedicarsi. – ha raccontato – Un’opera d’arte è una radiotrasmittente che invia dei messaggi, non un megafono; occorre munirsi di una radioricevente per cogliere questi messaggi. Occorre essere disponibili di fronte a un quadro: studiare e cercare di capire cosa l’artista vuole comunicarci”.