Lecco, 9 gennaio. Dopo il grave incidente sulla SS36 accaduto ieri pomeriggio a Lecco, pubblichiamo volentieri la lettera di una nostra lettrice, moglie di uno dei feriti coinvolti nell’incidente e operatrice dell’ospedale.
Dall’altra parte della barricata
Per una volta ti ritrovi dall’altra parte. Per una volta vesti i panni del parente di un tuo caro che viene trasportato in ambulanza verso l’ospedale, per una volta ricevi quella telefonata con voce strozzata che dice “Lella qui è successo il finimondo, è successo un incidente gravissimo”, per una volta tu non sai cosa dire, non sai cosa fare. Senti le notizie del giornale, la chiamano carambola, in primo piano la macchina di tuo marito completamente accartocciata. Cosa fai? Cosa dirai ai tuoi figli? Come si sente un tuo paziente quando ricevono queste telefonate, queste notizie? In pochi istanti la tua vita può cambiare e ancora tu ti chiedi. No non può essere vero. La corsa interminabile verso l’ospedale, la stessa strada che fai ogni giorno, lo stesso parcheggio dove parcheggi la macchina ogni giorno. Questa volta non devi iniziare il turno, questa volta non devi fare un corso di aggiornamento, non devi fare una riunione. Questa volta sei lì con tuo figlio e stai andando verso il pronto soccorso, dove è stato portato il suo papà. Ti rincuora vedere al triage visi conosciuti, con dolcezza e gentilezza ti accompagnano da lui, rimani sorpresa dal tanto amore di questi infermieri. Eppure il pronto soccorso è pieno ma i loro occhi pieni d’amore e i loro sorrisi in qualche modo ti rassicurano. Ti tengono il bambino mentre tu parli con la polizia stradale, mentre cerchi di capire cosa sia successo, ti dicono di uscire di lì e accendere un cero. Di andare in chiesa, sì lo farò. Forse è questo che fanno i miei pazienti, arriva un momento che puoi affidarti solo a Dio. Sono state ore angoscianti, dove in pochi istanti la tua vita poteva cambiare, ed è cambiata perché ti rendi conto di quanto valore ha anche solo un piccolo istante. Sono stata circondata da tanto amore e solidarietà iniziando dalla mia caposala che, chiedendogli un giorno per stare in famiglia, mi ha risposto “stai serena e se hai bisogno, grida a voce alta” dai ragazzi del pronto soccorso dove ci hanno accolto con amore e pazienza e professionalità nonostante in quel pronto soccorso oggi 8 gennaio eravamo in tanti a chiedere notizie per i loro cari. Loro con amore hanno ascoltato tutti, dalla polizia stradale di Bellano dove sono riusciti anche a farci ridere regalandoci attimi di spensieratezza. Lavoro in un ospedale dove ogni giorno si parla di mala santità, mancanza di personale, e tanto altro. Io oggi ho trovato persone che mi hanno accudito me e la mia famiglia con amore e professionalità. Fiera di far parte di tutto questo. Grazie pronto soccorso di Lecco e grazie alla mia caposala che in un periodo dove manca personale mi ha permesso di stare con la mia famiglia. Grazie.
In un mondo dove si parla di guerra, ipocrisia, malasanità. Il mio luogo di lavoro oggi con tutti quelli coinvolti nell’incidente del tunnel San Martino la mia famiglia compresa, hanno fatto la differenza.
Graziella B.