Lecco, 9 dicembre. Il discorso del sindaco di Lecco Virginio Brivio, alla consegna delle Civiche Benemerenze avvenuta ieri pomeriggio in Sala Don ticozzi:

“Care lecchesi, cari lecchesi, autorità,

il mio congedo dalla carica di Sindaco si consumerà alle elezioni della prossima primavera.

Un sollievo per voi che, tra l’altro, non ascolterete più il discorso di San Nicolò del Sindaco Brivio!

Non illudetevi però che sia disposto a rinunciare a questa occasione per esprimere, in estrema sintesi, le mie impressioni su questo governo della città e con l’augurio che gli eredi, quali che siano, sappiano valorizzare e completare il cammino intrapreso.

Non so se vi stupirà, ma io credo fermamente che il bilancio dell’attività di questi quasi dieci anni non sia da buttare, e neppure si debba rivoltare, come un cappotto in disuso, il vestito che abbiamo cucito su Lecco, con attenzione sartoriale.

Va detto che dal 2010 sembra trascorsa un’epoca e lo avvertiamo ad ogni livello e ad ogni latitudine.

Ricordo il tempo degli esordi e vi posso assicurare che nella comprensibile altalena di sentimenti e umori, non sono venuti meno quell’entusiasmo e quella passione che sono la ragione sociale per la quale ho dedicato gran parte della mia vita alla pubblica amministrazione.

Raccontiamola così: fare il Sindaco oggi è un’impresa ardua e, sinceramente, non so se dopo questo zaino sulle spalle me la sentirei di riprendere la salita, perché è un sentiero a ostacoli, che voi incontrate ogni giorno dall’altra parte della barricata: ma sappiate che c’è un ampio terreno di contiguità che lega amministratori e amministrati, specie se i primi hanno a cuore e “nelle corde” come metodo quello dell’ascolto.

Su questo versante, con consapevole presunzione, mi dò un buon voto in pagella, così come ritengo di aver profuso energie, studio e attenzione per ciascuno di quelli che oggi usano chiamare “dossier”. Tanti ne ho trovati aperti, molti li abbiamo definiti compiutamente, altri indirizzati in via di soluzione.

Cito quattro opere per uscire dalla teoria, esemplari per fotografare l’iter  e le sequenze degli interventi comunali.

Voglio sorprendervi: per primo il Teatro della Società, che può suonare come provocazione, che può essere l’appiglio più comodo e facile per gli avversari. E io vi dico che i ritardi ci sono, che le sorprese non sono mancate anche a noi, che qualche errore è stato commesso, ma anche che noi abbiamo dedicato all’amato “Sociale” energie, cure e risorse come non capitava da decenni. Non voglio incolpare nessuno, ma invitare tutti a dare un’occhiata all’agenda, sapendo anche che al fascino reclamato del sipario alzato devono corrispondere la sicurezza e la fruibilità! Che non c’erano né sulla carta né nella realtà. E un amministratore avveduto deve a un certo momento mettere un punto alle questioni aperte e decidere.

Troppo semplice fare qui l’elenco delle “cose compiute”: Tribunale, riapertura parcheggi pubblici del Broletto (attesi da decenni e in cima alle esigenze dei cittadini), l’acquisto del nuovo palazzo comunale (in via Marco d’Oggiono), simbolo di una visione lungimirante e di una prospettiva moderna, perché la casa di tutti sia il luogo dei servizi, dell’efficienza, della burocrazia combattuta ogni giorno ma con l’obiettivo, anche, che resti sempre la casa di ciascuno.

E ancora la definizione della permuta con le ferrovie per l’acquisizione da parte nostra dell’area della Piccola Velocità in centro Lecco, formalmente avviata ricordo nel 1985 (nel secolo scorso!).

Viviamo nella stagione delle immagini e della dittatura dell’istante e proprio così, visivamente, questa immagine alle spalle credo che la racconti bene: un vecchio interruttore letteralmente scardinato fuori dal mio ufficio pochi anni fa e il cablaggio sotterraneo della città (che poca risonanza ha avuto): segno di tecnologia, ma anche ammonimento a non abbandonarsi ai fuochi fatui della modernità. Se solo con oggettività si confrontassero i programmi e gli obiettivi, un amministratore senza polso e senza determinazione verrebbe in pochi giorni smascherato (o… salterebbe, per usare linguaggio po’ grezzo!).

C’è una sequenza di opere compiute e incompiute, ma non ci si venga a dire che siamo rimasti con le mani in mano e che abbiamo tergiversato, per colpa di quel Sindaco che “è sì una brava persona ma non è un decisionista”. Qualche verità ci dovrà pur essere se spesso mi riecheggia…

Ma vi assicuro che ho scelto e deciso eccome, perché con l’inerzia e la pigrizia non si governa una città come Lecco per dieci anni, con un ruolo concreto anche nella ridefinizione della missione delle società pubbliche su temi come acqua, rifiuti e trasposti pubblici e con grande innovazione sociale come nel settore dei servizi alla persona per costruire un welfare di comunità non nei convegni ma nei processi reali di gestione, per “accorciare le distanze” tra cittadini. Non si tiene insieme (unito) un quadro politico che ha attraversato mutamenti, pensieri schizofrenici, ad alti/altri livelli in solitudine, e per questo voglio ringraziare amministratori e collaboratori che con ruoli diversi hanno contribuito a raggiungere questi obiettivi.

Ho una concezione del potere molto forte (vi prego, nessuna reazione!) nel senso proprio, persino etimologico, del poter fare. Non mi dispiacciono lo studio teorico, la lettura, l’approfondimento, ma nella vita sono stato chiamato a misurarmi con i fatti concreti e sono quelli che, ogni giorno, mi trovo davanti in molteplici forme.

Ve la dico tutta, con presunzione (oggi mi voglio snaturare): siccome parlavo di simboli, lascerò ai futuri amministratori (che mi auguro non cambino casacca), un paio di forbici: torneranno utili per i numerosi tagli dei nastri che si troveranno davanti, grazie alla nostra semina. Si la semina, quel momento nascosto ma essenziale che significa creare le precondizioni per ciò che deve venire.  Che vale per le opere pubbliche ma vale anche per le buone relazioni che abbiamo cercato di costruire nel sociale, nella cultura, nello sport, nei progetti sui beni comuni, contrastando le cattive relazioni che enfatizzano interessi, se non egoismi, di singoli e gruppi a discapito del bene comune.

Un altro concetto che in queste settimane di anticipo della campagna elettorale si tende ad esprimere è quello di un disegno unico e nuovo del futuro della città, dove in molti si cimentano (e questo è un esercizio che va incoraggiato). Ma voglio ricordare come ci si debba muovere su quello che io ho sperimentato essere lo schema operativo: i progetti, i tempi, le procedure e le risorse. Se manca uno di questi ingredienti, la ciambella non viene (meglio non… lievita).

I voli sono leciti e talvolta necessari, quelli pindarici sono più consoni a chi indulge alla poesia. Il lavoro di tutti i giorni si affida alla prosa.

So anche come è sempre più sensibile l’attenzione della città verso la cultura, per la quale possiamo e potrete contare su un promotore entusiasta e capace come il Prevosto di Lecco, Don Davide Milani, e di tanti altri soggetti plurali della città, ma sapendo che anche qui qualche bersaglio importante lo abbiamo centrato. Villa Manzoni docet, così come una programmazione delle iniziative e degli spazi pienamente utilizzati a Palazzo delle Paure che ci costringono spesso a dire dei no.

Avremo tempo di fissare con puntualità e di comunicare alla Città il quadro completo delle opere e degli interventi: segnalo a questo proposito il bilancio sociale che a fine novembre abbiamo presentato e che è disponibile per ora online e col quale ognuno può farsi un’idea concreta. Più che una rappresentazione, una fotografia.

Oggi voglio rivolgere un pensiero alle persone conosciute e che sono mancate in questi 10 anni, nella consapevolezza che la cultura dei defunti è un dovere, perché ci permette di farci attraversare dall’azione e dall’esempio di uomini e donne che ci sono stati cari.

Ma non posso non richiamarmi, ed è il principale pensiero che ci vuole riuniti, ai benemeriti (siamo qui principalmente per loro!), come testimonianza dei valori di Lecco, della sua anima, delle sue attitudini, che fanno della gens lecchese un popolo laborioso ma anche attraversato da forti spinte morali. La nostra fedina civile e penale è linda e non è altro che lo specchio della vostra onestà.

Se è nobile ciascun “lavoro”, chi lo compie per lungo tempo e con dedizione e intelligenza, a volte nella discrezione se non nel nascondimento, va scritto all’albo delle eccellenze. Noi non conferiamo premi per categoria ma, semplicemente, riconosciamo anche nell’universo della semplicità chi ha saputo distinguersi e ha meritato la stima dei suoi concittadini.

È ora di concludere. Continuerò il mio impegno dentro e fuori le istituzioni e il mio abbraccio oggi va, soprattutto, alle donne e non certo perché è di moda farlo, ai giovani ai quali penso sempre non solo perché sono padre, agli anziani, agli indifesi o a coloro che attraversano fasi di sofferenza, anche solo con lo spirito, abbraccio che accompagno con un auspicio riassunto in una frase che non vuole essere enfatica e neppure compiacente, ma che vorrei davvero fosse il titolo del mio impegno di questi dieci anni e delle mie sfide future:

“Facciamo in modo che nessuno passi accanto a noi inutilmente!”

Buon San Nicolò a tutti!”