Lecco, 29 novembre 2019. Sciopero generale promosso da USB per domani, venerdì 29 novembre, nell’ambito dello Sciopero Mondiale sul clima deciso dai ragazzi di Fridays For Future: 8 ore per ogni turno di lavoro per il privato e intera giornata per il pubblico impiego, con Manifestazione Nazionale a Taranto, città simbolo dell’intera vicenda ex Ilva che sta scuotendo il Paese.

Ovviamente a preoccupare di più i lecchesi che domani si recheranno al lavoro sarà la situazione dei trasporti pubblici: Trenord informa che lo sciopero potrà coinvolgere anche il proprio settore di riferimento a partire da mezzanotte alle 21.00 di venerdì 29 novembre 2019. Pertanto il Servizio Regionale, Suburbano, la Lunga Percorrenza e il servizio Aeroportuale, potranno subire variazioni e/o cancellazioni. Saranno tuttavia in vigore le consuete fasce orarie di garanzia dalle 6.00 alle ore 9.00 e dalle 18.00 alle 21.00, durante le quali viaggeranno i treni compresi nella lista dei “Servizi Minimi Garantiti“. Trenord specifica inoltre che arriveranno a destinazione finale i treni con partenza prevista prima della mezzanotte del 29 novembre e arrivo a termine corsa entro le 01.00.

“In tempi di sardine e gattini i lavoratori rischiano di fare la fine dei tonni” – si legge sul comunicato stampa diramato dall’Unione Sindacale di Base – “Un territorio devastato da decenni di speculazione edilizia, di rapina della terra, di incuria totale sta ora presentando il conto ed è drammatico. La assoluta assenza di qualsiasi pur minima politica industriale ha lasciato il nostro Paese nelle mani di multinazionali e padroni che hanno fatto delle nostre fabbriche, delle aziende e dei territori in cui sono, veri e propri cimiteri a cielo aperto in cui si contano i morti, il degrado, i licenziamenti (…) USB ritiene indispensabile avviare un percorso di lotta che, assumendo ad emblema la drammatica vicenda dell’ex Ilva e della città di Taranto, abbia al centro una idea di Paese in cui lo Stato, e quindi i cittadini e i lavoratori, tornino ad essere protagonisti del proprio presente e del proprio futuro nel proprio Paese, avendo nelle proprie mani le scelte e il governo delle politiche economiche, industriali, ambientali. Che possano decidere di come utilizzare le proprie risorse senza dover sottostare ai diktat dell’Unione Europea”.