Lecco, 22 novembre.  Pubblichiamo il comunicato inviatoci dall’Associazione “con la sinistra Cambia Lecco”, relativo alla Giornata  Internazionale del 25 novembre contro la violenza sulle donne.

“L’argomento della violenza sulle donne è un argomento difficile da trattare per più motivi: da una parte si avverte come le tante parole che vengono pronunciate in occasione per esempio della Giornata Internazionale dedicata a questo tema, rischiano di essere vanificate insieme allo sforzo delle donne che si espongono e costruiscono progetti di cambiamento. Ci si può interrogare sul motivo di tale rischio: oggi più che mai i comportamenti violenti, a più livelli, e contro obiettivi di diverso genere e tipo si sono moltiplicati. È divenuto abituale il ricorso ad un linguaggio crudo, violento, che toglie dignità e che riceve consenso a causa della sua immediatezza e, purtroppo, della sua sbandierata sincerità.
Si perché oggi è un merito dire tutto quello che si pensa, nel modo che si ritiene più opportuno… senza filtri, senza vergogna, proiettando la propria rabbia, le proprie frustrazioni su oggetti di volta in volta identificati come il nemico, come quelle/quelli che se la sono cercata, come quelle/quelli che hanno avuto quello che si meritavano. Oggi la violenza va di moda e, dunque, parlare contro di essa richiede coraggio. Non solo il coraggio di dire basta ma anche quello di agire in modo coerente e conseguente. Nell’epoca in cui avanza un fascismo di nuovo tipo, e che tuttavia rimane volutamente sordo e ignorante, sospettoso nei confronti di ogni forma di cultura e di rispetto della dignità dei diritti, questo coraggio è ancora più necessario, nella consapevolezza che nessuna negoziazione, nessun compromesso sono possibili.
Dall’altra parte, non bastasse un mondo che sta dimenticando che i diritti sono di tutti o diverranno prima o poi di nessuno, permane una esclusione a tutto tondo delle donne dalla macchina del potere, dai centri decisionali, da condizioni di lavoro migliori e più garantite.
Le eccezioni sono poche e guardate con simpatia quasi ad attenderne la fine, a sottolineare che non è vero che le donne sono escluse, che, se vogliono, se sono capaci, ce la possono fare, un patetico incoraggiamento che non fa altro che ribadire quanto il mondo sia sempre ancora al maschile.
Si dice poi che occorre educare al rispetto, si richiama la necessità di introdurre tale insegnamento nelle scuole: qualcosa è avvenuto, troppo poco certo ma per fortuna c’è chi si muove in tal senso… E tuttavia che valore ha tutto questo in un mondo che a partire dai vertici continua ad assegnare alle donne ruoli subordinati, quando non insultanti? Un mondo in cui il corpo delle donne continua ad essere concepito come una merce da usare e da vendere – con la complicità consapevole o no delle loro coscienze -, quando gli spazi di aiuto alle donne – centri di ascolto, consultori – vengono chiusi, quando le violenze e gli stupri sono visti come il risultato del comportamento delle donne, quando non c’è supporto per il doppio ruolo che sono chiamate a svolgere, tra la famiglia e il posto di lavoro?
Quando il linguaggio quotidiano soffre dell’incapacità di narrare fatti in cui le donne sono vittime utilizzando termini ed espressioni inadeguati; un esempio tra tanti: il marito uccide la moglie perché disperato non voleva accettare la fine della loro unione…Perché non dire che il marito uccide la moglie perché la considera una cosa sua e non accetta la possibilità che questa possa scegliere di lasciarlo, o dire che ciò avviene perché è un violento? Più facile dire che è perché lei voleva lasciarlo.
È dunque dalla comunicazione, è dall’uso delle parole che si può cominciare a parlare di rispetto. È da ognuno di noi, dalla pratica quotidiana del rispetto della dignità di tutti che possiamo cambiare le cose. È una questione su cui non si delega e non si tratta. Dobbiamo educare i nostri figli, i nostri studenti, ma a partire da noi stessi, da tutti noi. Si ricorda, si dice che occorre tenere alta l’attenzione, certo, e questo è un primo passo, ma la Giornata Internazionale serve se diviene memoria, attenzione e prassi di ogni giorno. Solo così possiamo dire che diveniamo e restiamo tutte e tutti umani.”