Lecco, 16 ottobre. Non si placano le indignazioni per l’episodio di omofobia accaduto nei giorni scorsi presso l’Asst di Lecco quando Sabrina, una dipendente aziendale, era stata intimidita e discriminata da una scritta sul proprio armadietto che lasciava ben poco spazio ad interpretazioni: “fuori di qua, lesbica”.

In seguito all’accaduto, numerose sono state le dimostrazioni di vicinanza a Sabrina e di condanna all’accaduto provenienti da diversi ambienti istituzionali e non. Anche lo stesso ospedale A.Manzoni ha diramato uno stringato comunicato stampa che recita: “Ogni atto omofobo e di razzismo, sia che avvenga tra i muri della nostra Azienda che fuori, deve essere assolutamente condannato con forza da ognuno di noi” .

Un gesto sicuramente apprezzato, questo, dall’assocazione lgbt lecchese ‘Renzo e Lucio’, che tuttavia chiede all’azienda che dalle parole si passi ai fatti. 

“Chiediamo all’Asst di Lecco come intende concretamente operare per evitare questi ed altri episodi di discriminazione – è scritto nel comunicato diramato quest’oggi  dall’associazione – “Non basta la condanna si deve agire e prevenire. Chiediamo alla dirigenza dell’ospedale di attivare un percorso di politiche aziendali capaci di garantire una maggior integrazione delle persone GLBT (gay, lesbian, bisexual, transgender), così come con disabilità, negli ambienti di lavoro, per garantire il rispetto di ogni persona garantendo un ambiente inclusivo. Da tempo parecchie aziende si stanno attivando per attuare il  “diversity management” che è quell’insieme di azioni strategiche di inclusione lavorativa volte a valorizzare la diversità all’interno di un ambiente di lavoro, sia essa di genere, di orientamento sessuale, di origini etniche, di età, di cultura, di abilità fisiche. La risorsa umana viene posta al centro dell’attenzione delle metodologie organizzative volte a riconoscere, rispettare, valorizzare ed integrare le diversità delle persone, tenendo conto anche dei loro bisogni, nonché a potenziarne la crescita attraverso la motivazione e lo sviluppo delle capacità”.

“Sarebbe opportuno che, a fatti tristi come quelli registrati in questi giorni, si opponga un serio lavoro di formazione – prosegue l’Associazione Renzo e Lucio – Tante volte la cattiveria che genera discriminazione è frutto di ignoranza ed a questa si risponde non solo con una condanna ma con atti seri e coraggiosi.  Chiediamo anche all’azienda un chiaro impegno a tutelare chi ha avuto il coraggio di denunciare. Sappiamo che a volte sul luogo di lavoro accade che, chi ha il coraggio di alzare la testa contro i soprusi subiti, poi rischia di pagare un prezzo ancora più alto, di isolamento, maldicenza e rabbia. Vorremmo che non fosse così, almeno in questo caso. Chi ha il compito di occuparsi della cura delle persone sappia avere il coraggio e la determinazione di tutelare fino in fondo le vittime delle discriminazioni anche quando è direttamente chiamato in causa”. 

 

In giornata anche la Cgil Lecco e la Funzione Pubblica Cgil Lecco hanno voluto esprimere la loro solidarietà a Sabrina.

“Nell’auspicare che si faccia chiarezza, e che gli autori di questo gesto vengano scoperti e puniti, siamo preoccupati per il clima di intolleranza e violenza che ogni giorno cresce nell’intero Paese” – scrivono le sigle sindacali –  “Non passa giorno che si assista ad atti discriminatori e violenti contro le diversità. Questo è un evidente segnale dell’imbarbarimento culturale che il nostro paese sta attraversando e al quale la società non può continuare ad assistere inerme. La prossima estate anche la nostra città vedrà l’organizzazione del gay pride, noi crediamo che questo importante appuntamento possa rappresentare per l’intera città un’importante occasione di riflessione e approfondimento per la lotta ai pregiudizi e per il superamento degli stereotipi culturali. Il gravissimo atto di cui Sabrina è stata vittima rende esplicito un problema che esiste in tantissimi – troppi – luoghi di lavoro. L’abbattimento delle differenze e la tolleranza delle differenze, che siano di genere, di razza, di religione o come in questo caso di orientamento sessuale, sono ancora troppo presenti e al contempo troppo poco denunciate. Nel caso di due giorni fa la vittima è Sabrina, ma le vittime sono anche tutte quelle donne e quegli uomini che quotidianamente vedono lesa la loro dignità nel non poter liberamente esprimere il proprio orientamento o la propria idea. Questo episodio non può quindi essere ridotto al singolo caso, ma deve trovare una forte condanna sia da parte della società che dalle istituzioni”.