Il Pronto Soccorso di Lecco è sempre molto sfruttato. Dai 50mila accessi del 2018 ai 47500 di quest’anno, non è cambiato poi molto: la fanno da padrone i codici verdi ovvero quei codici di scarsa gravità ma che implicano una valutazione del paziente. Il 75 per cento, compresi i codici bianchi, questi sì inappropriati perché assolutamente non gravi, di chi entra in Pronto Soccorso all’ospedale Manzoni di Lecco è costituito da codici, dunque, che potrebbero, o dovrebbero, trovare aiuto in medici di base e guardia medica. Ma nelle ore notturne (dalle 20 alle 8 del giorno dopo), nei festivi e prefestivi, trovare un medico da consultare è sempre più difficile se non impossibile. Per cui resta solo il Ps come “refugium peccatorum”. Così, però, si assedia un luogo che dovrebbe essere deputato ai casi, o ai sospetti di casi, più gravi. Luciano D’Angelo, primario del Pronto Soccorso, spiega come non sia facile distinguere tra caso e caso e che occorrerebbe un aiuto in più dalla continuità assistenziale. Una chimera? Forse sì almeno in questo periodo di “vacche magre” dove le assunzioni, soprattutto tra gli “urgentisti” sono sempre meno e meno frequenti. Così non resta che provare a invocare l’intelligenza e il buon senso delle persone affinché non intasino il Ps del Manzoni, e degli altri ospedali, per nulla… La nostra intervista