Lecco, 9 settembre. L’arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini, dopo aver celebrato la messa solenne in Duomo, ha aperto l’anno pastorale anche a Lecco nella serata di sabato 7 settembre.

Un momento di confronto, riflessione e preghiera con la Chiesa lecchese.

Ecco l’intervento di mons. Delpini:

Molti ammirano Lecco per la cornice suggestiva, per questo riflettersi della luna e del cielo sul lago e sul fiume; per la sua memoria storica, per i Promessi Sposi. Io, che pure conosco queste cose, e che conosco le parrocchie e ho sentito stasera ciò che qui si muove, devo dire che apprezzo voi, le vostre comunità, perché sono una sorprendente intraprendenza del bene, perché in ogni direzione c’è un’iniziativa, un interrogarsi, un confrontarsi, un fare. C’è un dedicare tempo e risorse, cercare di inventare, di dialogare, di fare cultura.
La prima parola che sento doverosa stasera, come restituzione, è l’ammirazione. Straordinaria questa città e la tradizione di bene che qui viene custodita e ringiovanita. Le 5 riflessioni ascoltate hanno fatto cenno ad ambiti molto interessanti e proposto domande, ma il fatto che sia stato introdotto tutto da questa commovente e intensa Lettera di Paolo ai Filippesi, è un’indicazione. Cerchiamo insieme di far sì che queste domande le poniamo a Paolo, rileggendo, riflettendo e pregando su questo testo.
Questa Lettera non ha un indice, un problema specifico da affrontare, ma è la confidenza di un Apostolo imprigionato per il Vangelo che vuole tenere vivi i rapporti e incrementare la fede. In questa Lettera più affettuosa che dogmatica, di confidenza più che si precettistica, troviamo risposte anche alle domande poste stasera.
Rimando alla lettura personale o di gruppo: mi pare che il cuore dell’esperienza di Paolo sia l’amore di Gesù che diventa un desiderio. Questa tensione alla conoscenza, alla comunione con Gesù è la forza della vita cristiana. È la risposta a come si faccia a tenere vivo l’entusiasmo, a individuare le priorità, ad affrontare questioni inedite, a vivere alla presenza di Cristo. La risposta che Paolo ci offre non è un’ascetica, ma la testimonianza di chi corre per conquistarlo, perché è stato conquistato. Abbiamo bisogno di Gesù, di conoscerlo, di interrogarlo e di pregarlo. Le nostre Comunità non mancano di iniziative, mancano del desiderio di Gesù come rapporto personale, un’amicizia necessaria, come forza di cui non possiamo fare a meno per essere vivi. Questa è la priorità irrinunciabile: dove è questo ardore, questo gusto di stare con Lui? Tutti, preti, suore, famiglie, abbiamo bisogno di lasciarci contagiare da questo amore per Gesù che non è un’idea, un insegnamento, un dovere. È l’intensità di una relazione, come dice Paolo, che diventa la ragione per correre verso il futuro.

In merito al capitolo IV della Lettera ai Filippesi dove si dice “Siate sempre lieti”:

Non so se si può comandare la gioia, come fa l’Apostolo, ma l’essere contenti è un segno distintivo dell’essere cristiani. In tante Comunità oggi, al contrario, vi è una sorta di contraddizione tra il molto bene che si fa e le molte iniziative di servizio, carità, cultura, preghiera, convocazione – il bene immenso che mi stupisce sempre – e il grigiore dei discorsi fatti spesso di desolazione, di nostalgia, di denuncia, di lamentela. Perché si lamentano sempre questi terrestri, perché vivono di un linguaggio cosi deprimente? Ogni situazione – il carcere per Paolo, la minaccia – sia occasione.

Infine, la parola definita suggestiva:

Dedicatevi a tutto quello che è buono, non distinguete tra il buono che avete voi e quello della altre culture in cui c’è del bene. Anche nei nostri vicini di casa c’è qualcosa che merita lode. Coltivate un umanesimo riconciliato che sa apprezzare tutto quello che è buono e che sa farlo oggetto di riflessione, proposta, condivisine, convocazione. Un’arte di essere uomini e donne in cui tutto il bene trova casa». Dunque, 3 parole: cerchiamo Gesù, vogliamo essere suoi, correre incontro a Lui; siate lieti e date vita a un umanesimo riconciliato. Fate tutto quello che è buono, che costruisce, che merita lode. Questo per dirvi tutta la mia gratitudine e la benedizione per il cammino pastorale che stiamo per cominciare.