Un nuovo biometro per l’Oculistica dell’ospedale Manzoni di Lecco. Si tratta di uno strumento di ultima generazione donato da Ancos, associazione nazionale comunità sociali e sportive di Confartigianato, all’Asst di Lecco. Proprio il segretario generale (nazionale) di Confartigianato Cesare Fumagalli, un lecchese “doc”, spiega:«Ho avuto il piacere di aver fatto portato a termine questa iniziativa che nasce come tante cose dai rapporti interpersonali di Giulio Boscagli, già ex assessore per la Famiglia in Regione Lombardia. Lui era già stato da noi coinvolto per mezzo di Confartigianato Persone e per le caratteristiche che hanno i suoi soci: essere piccoli imprenditori che stanno sul territorio e continuano a essere “casa e bottega” nonostante siano in contatto con il mondo. Grazie a lui siamo riusciti a produrre anche questa ottima cosa per l’ospedale di Lecco».

Fumagalli ha aggiunto: «Noi restiamo associazione d’impresa, ma siamo convinti che la piccola impresa prospera dove c’è benessere. E il benessere passa proprio dalla salute».
La donazione di questa apparecchiatura viene dopo quella del pulmino all’Airoldi e Muzzi e del defibrillatore al Bione di Lecco:«Stiamo solo facendo quello in cui crediamo – si schermisce Fumagalli – E abbiamo realizzato una scuola dei mestieri nel Sud dell’Etiopia che continuiamo a finanziare, oltre agli interventi in Palestina e Giordania per la formazione dei giovani locali».
Alla presenza anche del presidente di Confartigianato Lecco, Daniele Riva, e del segretario Vittorio Tonini, il direttore di Asst Lecco Paolo Favini ha ringraziato così: «La donazione che ci è stata fatta è molto importante. Il biometro ottico ci consente di potenziare le prestazioni e la nostra operatività soprattutto verso la popolazione anziana colpita in gran numero da cataratta. Lo strumento è già in funzione, per cui siamo molto soddisfatti per questo strumento».

Si parla di uno strumento che sarà sicuramente molto utilizzato visto che sono 3.500 gli interventi per cataratta eseguiti ogni anno nell’ospedale di Lecco e in quello di Merate. Senza contare i 600 interventi vitro-retinici, quelli per glaucoma e altre patologie. «Il biometro ottico è importantissimo – ha confermato l’oculista Giovanni Gatti – Ci permette di capire quale impianto di cristallino operare, dopo la rimozione della cataratta. Prima perdevamo più tempo e dovevamo mettere delle sonde nell’occhio con anestetici topici, in loco. Mentre ora possiamo avere i parametri biometrici senza toccare l’occhio. L’attendibilità dell’esame è massima, l’esame è ripetibile, completo, riproducibile su carta. Indaga la dimensione dell’occhio e della camera anteriore dell’occhio di chi deve subire l’intervento di cataratta. Serve per pianificare meglio l’intervento».