Lecco, 25 aprile. Questa mattina in città si è svolta la cerimonia in occasione della Festa della Liberazione. Al santuario della Madonna della Vittoria è stata celebrata la messa, presieduta da monsignor Davide Milani, alla quale è seguito il corteo. Le autorità civili e militari e numerosi cittadini hanno sfilato per le vie del centro, sino a largo Montenero dove è stata deposta, dinanzi al monumento ai caduti, una corona di fiori. A seguire, in sala “Ticozzi”, gli interventi del sindaco di Lecco, Virginio Brivio (che riportiamo in fondo all’articolo), del prefetto, Michele Formiglio, del presidente della Provincia, Claudio Usuelli, e del presidente dell’Anpi Lecco, Enrico Avagnina. Inoltre, è stata data lettura del decreto con il quale la città di Lecco fu insignita della medaglia d’argento. Intenso, infine, il momento in cui sono stati letti stralci di lettere di condannati a morte. La cerimonia è stata accompagnata dalle note del corpo musicale “Manzoni”.

Queste le parole del sindaco, Virginio Brivio:

Non comincerò col dire che oggi non celebriamo un rito, ma ricordiamo una storia ed i suoi valori. Perché è il senso del rito nella sua accezione più piena a legarci ogni anno, in pubblico ed in una data precisa. Da chiarire c’è invece che non è un rito vuoto e che non viene svuotato certamente dalle polemiche di questi giorni. E, in più, ricordo che se il XXV Aprile ha ancora senso e fondamento nella memoria è nella capacità di perpetuarne la lezione: di sicuro qui a Lecco abbiamo, più di altri, il dovere di ricordare al solo guardare le nostre montagne, teatro della resistenza e alla storia di una città e di un territorio che ha sempre avuto la democrazia e la libertà come rotte del proprio cammino e progresso civile.

Basti pensare ancor prima delle vicende degli anni quaranta del secolo scorso ,alla nostra partecipazione, a metà ottocento, alle Giornate Milanesi di riscatto dallo straniero che concorsero successivamente all’elevazione di Lecco a Città.

Certo, oggi è passata un’epoca, anche se solo penso alla mia personale esperienza nelle istituzioni, e perciò il rito va interpretato e calibrato su scenari che solo qualche lustro fa erano, se mai conosciuti, certamente lontani. Trovo ozioso e pretestuoso che, ancora, si stia a tifare per l’una o l’altra “fazione”. L’Italia non si può permettere di dividersi in curve da stadio, perché insieme dobbiamo trovare la strada maestra, che sia la via dritta verso un paese che ha davanti sfide da far tremare i polsi, che richiedono un rinnovato umanesimo per riscoprire le radici di un urgente ed aggiornato impegno di vera libertà per tutti. Si, libertà per tutti: perché non c’è vera libertà se non condivisa e non c’è in questo un diritto di qualcuno che viene prima di quello di altri!

Tra circa un mese si terranno le elezioni del Parlamento Europeo che oggi sono purtroppo lette solo come cartina al tornasole del consenso politico: uno spartiacque che dovrebbe verificare l’attendibilità dei sondaggi e aprire un nuovo corso della politica.
Sono tutte attenzioni e preoccupazioni legittime (proprio la lotta della resistenza ci insegna che il voto popolare resta il cardine di una democrazia pur incompiuta), ma occorre andare oltre e credo non si possano trascurare oggi le strette connessioni ed i legami tra l’Italia post-bellica e l’Europa. Quanta storia e quanti valori unificanti hanno germogliato nei territori di una battaglia politica che ha saputo trovare tuttavia, nella Costituzione prima e successivamente nella sua traduzione materiale, i cardini per ricostruire il paese, per consegnare il benessere agli italiani, per aprire quegli orizzonti che, lasciatemelo dire, oggi a volte evaporano per miopia e per calcoli di parte.

Proprio in questi giorni sono stato a Verbania a Villa Taranto ed ho provato emozione davanti alla pianta messa a dimora dal Cancelliere tedesco Konrad Adenauer il 21 aprile 1956, l’anno dell’invasione dell’Ungheria e agli albori della nascente Comunità Europea che avverrà l’anno successivo .L’acronimo che la rappresentava aveva una connotazione soprattutto economica (CEE ,comunità economica europea ) e dice che oggi siamo in crisi di senso di appartenenza, perché manca la dimensione politica nel senso più pieno del costruire la comunità delle genti. Mancano o sono rare persone che, simbolicamente e concretamente ,piantano alberi! Fuor di metafora l’Europa delle nazioni e dei popoli, non contrapposti tra loro, attraversata da un nuovo rinascimento e ribadisco fondata su un umanesimo nel quale si possono riconoscere cultura e sensibilità diverse eppure capaci di individuare comuni obiettivi. In un contesto mondiale che rischia di emarginare l’Europa, l’Italia e quella storia che proprio la sconfitta del nazismo e del fascismo ha trovato per essere descritta, caratteri e segni che non possono essere sbianchettati: perché nessuno si può permettere di cancellare l’avventura di tante donne e uomini che per la libertà, per la nostra libertà, hanno allora deciso di scegliere da che parte stare e hanno messo in campo energie, generosità e amore per la patria e per il prossimo !

A noi tutti l’impegno di non deluderli!

Viva la Resistenza ! Viva l’ Italia ! Viva l’Europa frutto maturo, insieme alla nostra Costituzione, dell’impegno di tanti fratelli veri patrioti che oggi omaggiamo!”.