Lecco, 2 aprile. Chi di noi non ha mai immaginato di dover indossare un casco, una tuta e di impugnare un volante per emulare i “cavalieri della velocità” che tanto hanno entusiasmato gli spettatori nel secolo scorso ed ancor di più oggigiorno?

Ma la normativa per poter accedere a tale disciplina sportiva è attualmente alquanto complicata, tanto che sovente ci si rinuncia a priori, date le lungaggini burocratiche che scoraggiano anche i più appassionati giovani anelanti al brivido agonistico. Le specialità agonistiche sono poi così varie che solo la scelta costringe a ragionamenti che vanno oltre la passione. Soprattutto le necessità economiche fanno da freno ai facili entusiasmi. Ecco allora che ci si orienta su canali diversificati.

Regolarità: può essere turistica, pura, sport a seconda della gara che presuppone medie stradali da rispettarsi scrupolosamente con varie, e spesso maniacali, strumentazioni al centesimo di secondo.

Velocità: su circuiti chiusi, su strada (rally), su tratti adibiti ad accelerazione o gimkane; tutte manifestazioni sottostanti a regolamenti di gara particolari che fan no capo a organismi strutturati.

Fia (Federazione internazionale dell’automobile): il massimo tutore dello sport automobilistico; Aci (Automobile Club Italiano): organo a partecipazione statale; Asi (Auto Storiche Italiane); Csai (Comitato Sportivo).

Come orientarsi, allora? Occorre innanzitutto essere consapevoli delle proprie capacità e possibilità, poi scegliere il settore in cui cimentarsi ed infine, prima di tutto, ottenere una “licenza” per partecipare alle gare. Quest’ultima necessita soprattutto di un adeguato stato di salute certificato previo esami sanitari presso i centri di medicina sportiva, poi preparare i documenti del veicolo e infine studiare i vari regolamenti.

(Livio Uderzo)