Lecco, 27 febbraio. I dati dell’Osservatorio Congiunturale sul secondo semestre 2018, realizzato dai Centro Studi di Confindustria Lecco e Sondrio e Unindustria Como, tracciano uno scenario con livelli in decelerazione rispetto a quelli dei primi sei mesi dell’anno. Le variazioni congiunturali sono di segno negativo, mentre sul versante tendenziale i dati indicano una situazione stabile.

Per gli indicatori associati a domanda, attività produttiva e fatturato si registra una decelerazione congiunturale media del 3,6% rispetto a quanto rilevato tra gennaio e giugno, con un dato che disattende le previsioni positive formulate in occasione della precedente edizione dell’Osservatorio, che indicava +1% per ordini e produzione e +2,3% per il fatturato.

Il raffronto con il semestre luglio-dicembre 2017 evidenzia una performance tendenziale eterogenea: i dati indicano stabilità per domanda e attività produttiva (in media +0,3%), mentre il fatturato è più dinamico (+3,4%).

Le previsioni per i primi sei mesi del 2019 sono nel segno della fiducia e si attestano mediamente a +2,3% per i tre indicatori.

La capacità produttiva mediamente impiegata dal campione nel corso del secondo semestre 2018 si attesta ad una quota del 75,2%, circa un punto percentuale al di sotto di quanto registrato per i sei mesi precedenti (76%).

L’appartenenza al settore merceologico fa segnare alcune differenze: il grado di utilizzo degli impianti è più elevato per le realtà metalmeccaniche (80,3%), mentre risulta meno intenso per realtà tessili (69,9%) e per quelle degli altri settori (73,2%).

Non si rilevano invece particolari distinzioni considerando il campione a livello dimensionale.

Il contributo dell’attività non realizzata internamente, ma gestita attraverso il ricorso alla subfornitura incide per un ulteriore 5,4% della produzione; l’outsourcing coinvolge prevalentemente soggetti operanti entro i confini nazionali (4,1%) e in misura minore realtà estere (1,3%).

Le realtà dei tre territori confermano la loro attitudine all’internazionalizzazione, con il 36% del proprio fatturato realizzato all’estero (era il 37,6% il dato per il primo semestre 2018). L’Europa assorbe i due terzi delle esportazioni (pari ad una quota del 24,4% del fatturato totale) e rappresenta il principale mercato di destinazione delle merci oltre confine. La struttura geografica del fatturato considera inoltre prioritari gli scambi diretti verso i BRICS (3%) e gli Stati Uniti (2,6%).

L’andamento del fatturato nei mesi finali del semestre, e in particolare tra ottobre e dicembre, fa segnare un andamento variegato. L’indicazione più diffusa è quella indicante la stabilità, sia a livello italiano (40%) sia per l’export (36,5%). Sul mercato domestico le indicazioni di crescita degli scambi (32,2%) superano quelle di diminuzione (27,8%), mentre per le vendite oltre confine è il giudizio di diminuzione (35,7%) ad incidere maggiormente rispetto a quello di crescita (27,8%).

Dopo gli aumenti rilevati per i primi sei mesi dell’anno, sul fronte dei costi relativi alle materie prime le imprese del campione registrano un ulteriore apprezzamento dei listini per entrambi gli orizzonti temporali d’analisi.

In media, la variazione tendenziale rispetto al semestre luglio-dicembre 2017 si attesta al +4,6%, mentre l’incremento congiunturale rispetto alla prima metà del 2018 è di +1,8%.

Le materie prime incidono mediamente per il 37,4% sul totale dei costi aziendali.

I giudizi riguardanti i rapporti tra le imprese del campione e gli Istituti di credito fanno emergere un quadro di diffusa stabilità nel secondo semestre 2018, così come confermato da oltre otto imprese su dieci.

La congiuntura in rallentamento non sembra aver determinato risvolti sul versante dell’occupazione; per i due terzi (66,1%) del campione è infatti rilevabile un giudizio di stabilità dei livelli che risulta ulteriormente rafforzato dalle indicazioni di diminuzione (17,5%) e di crescita (16,4%) che tendono a bilanciarsi. Anche le aspettative per i primi sei mesi del 2019 indicano il permanere del quadro generale.

“Anche se per il nostro territorio emerge ancora un quadro a tinte forse meno scure rispetto a quello nazionale tracciato dal Centro Studi Confindustria, ci sono diversi elementi di preoccupazione, soprattutto se letti in un’ottica di medio e lungo peridodo – evidenzia il Presidente di Confindustria Lecco e Sondrio Lorenzo Riva. È vero infatti che secondo i dati che abbiamo rilevato la fiducia delle imprese non è al momento in calo, ma è altrettanto innegabile che in uno scenario dove il PIL è debole e le indicazioni di decrescita si intensificano, le strategie a sostegno della crescita sono totalmente assenti. I cantieri per le piccole e grandi opere sono ancora fermi e il lavoro continua ad essere la grande emergenza, dimenticata nei fatti, del Paese. Quota 100, contrariamente alle intenzioni dichiarate, non è una misura per i giovani e l’effetto sostituzione avrà un impatto molto limitato sull’occupazione delle nuove generazioni. Analogo discorso per il Reddito di cittadinanza, che in un momento di incertezza come questo non influirà positivamente nella dinamica domanda/offerta di lavoro”.

“Sul fronte dell’occupazione – evidenzia il Direttore Generale di Confindustria Lecco e Sondrio, Giulio Sirtori – a tutti questi elementi si aggiunge l’annosa questione del costo del lavoro che, nel confronto internazionale, ci vede registrare un cuneo molto elevato qualunque sia la retribuzione presa a riferimento. Secondo i dati elaborati dal Centro Studi Confindustria, nel caso di un lavoratore single con retribuzione media di 31.000 euro lordi l’anno, fatta 100 la retribuzione netta, le imposte pesano per il 32% e i contributi a carico del lavoratore per un altro 14%; i contributi carico datore pesano invece per il 61%. Sul netto che va al lavoratore si aggiunge, quindi, il 107% di tasse e contributi. Su retribuzioni più basse o più alte il cuneo varia di conseguenza; ad esempio, su un netto mensile di 780 euro si aggiunge il 74% ma su uno di 3.000 euro addirittura il 144%. In un contesto del genere com’è possibile che vengano rilanciati i consumi e la nostra economia?”.

DOMANDA

L’indicatore associato alla domanda delle imprese dei tre territori mostra andamenti diversi in base all’orizzonte temporale analizzato.

Il raffronto con i primi sei mesi dell’anno, per i quali era stato rilevato un incremento del +2,4% rispetto ai livelli di dicembre 2017, evidenzia una decelerazione congiunturale di quasi cinque punti percentuali (-4,9%), dato che disattende le previsioni positive formulate in occasione della precedente edizione dell’Osservatorio (+1%).

Sul fronte tendenziale si registra invece una variazione del +0,4% rispetto ai livelli del periodo luglio-dicembre 2017.

Le previsioni per la prima metà del 2019 risultano positive ed esprimono fiducia sulla ripresa degli ordini, con un dato medio che si attesta a +2,6%.

All’interno del campione oltre una realtà su tre (35,1%) comunica che i propri prodotti o una parte di essi sono soggetti a dinamiche stagionali.

Il quadro delineato dalle imprese lecchesi e sondriesi mostra caratteristiche simili a quello generale. I dati rivelano infatti un rallentamento della congiuntura (-4,3%) a fronte di una variazione tendenziale che resta positiva (+2,4%).

Le aspettative per i primi sei mesi del nuovo anno sono positive (+2,3%)

ATTIVITA’ PRODUTTIVA

L’attività produttiva delle imprese di Lecco, Sondrio e Como segue sostanzialmente quanto esaminato per la domanda, evidenziando dinamiche tendenziali e congiunturali tra loro diversificate.

Dopo aver registrato andamenti in crescita nei primi sei mesi del 2018 (+2,5% rispetto alla seconda metà del 2017), la produzione mostra un rallentamento congiunturale del -3,9%; il dato si discosta dalle previsioni positive (+1%) che erano state formulate a metà anno.

Il raffronto con il semestre luglio-dicembre 2017 rivela invece un mantenimento dei livelli produttivi, con un dato che si attesta a +0,2%.

Nonostante la congiuntura in frenata, il sentiment per l’andamento dell’attività del primo semestre 2019 esprime fiducia; le imprese del campione indicano infatti di attendersi un incremento medio del +3%.

Il tasso medio di utilizzo degli impianti di produzione tra luglio e dicembre 2018 risulta pari a 75,2%, lievemente al di sotto di quanto esaminato per i primi sei mesi dell’anno (76%).

All’interno del campione sono rilevabili differenze in base al settore merceologico considerato. Le realtà metalmeccaniche comunicano un maggior impiego della propria capacità produttiva (80,3%) rispetto alle aziende tessili, che risultano più penalizzate (69,9%), e a quelle degli altri settori (73,2%).

Non risultano per contro particolari differenze a livello dimensionale: le imprese di piccole dimensioni (74,4%) indicano un ricorso agli impianti simile a quanto osservato dalle imprese con oltre 50 occupati (76,5%).

La produzione non realizzata internamente ma gestita attraverso pratiche di outsourcing determina un contributo di cinque punti percentuali circa. Le realtà del campione confermano di rivolgersi prevalentemente a soggetti italiani (4,1%) mentre ricorrono limitatamente a soggetti oltre confine (1,3%).

Lo scenario per il campione di Lecco e di Sondrio conferma la decelerazione congiunturale rispetto alla prima metà dell’anno (-3,6%) ma, al contempo, rivela una performance tendenziale più favorevole, con una variazione del +1,3% rispetto ai livelli del semestre luglio-dicembre 2017.

Le aspettative per i primi sei mesi del 2019 sono positive e si attestano mediamente a +1,6%.

La capacità produttiva mediamente impiegata dalle realtà lecchesi e sondriesi nella seconda metà del 2018 risulta pari al 76,1%.

MATERIE PRIME

I costi legati alle operazioni di approvvigionamento delle materie prime mostrano dinamiche in crescita per le realtà delle tre province.

In media, considerando tutti i settori di attività, si registrano infatti aumenti del 4,6% a livello tendenziale (rispetto ai listini del semestre luglio-dicembre 2017) e dell’1,8% sul fronte congiunturale.

Esaminando più nel dettaglio le realtà del campione, le imprese metalmeccaniche indicano di aver fronteggiato incrementi di entità maggiore rispetto a quanto sperimentato dalle imprese tessili e da quelle degli altri settori.

In media, l’incidenza delle materie prime sui costi totali risulta pari al 37,4%, dato sostanzialmente in linea con quanto analizzato nel corso delle precedenti edizioni dell’Osservatorio.

I dati delle imprese lecchesi e sondriesi confermano il quadro esaminato a livello generale, sia per quanto riguarda l’entità delle variazioni dei costi di approvvigionamento delle commodities, sia in relazione all’incidenza dei costi delle materie prime sul totale dei costi.

FATTURATO

Il fatturato delle imprese dei tre territori registra evoluzioni coerenti con quanto esaminato per la domanda e l’attività produttiva.

I primi sei mesi del 2018 erano stati caratterizzati da una fase di moderata crescita delle vendite (+2,4% rispetto a dicembre 2017) e le previsioni formulate a metà dello scorso anno in occasione della precedente edizione dell’Osservatorio indicavano un ulteriore incremento del 2,3%. Il secondo semestre si è chiuso invece all’insegna di una contrazione congiunturale del -2,2%, in primis a causa dei rallentamenti che si sono verificati tra ottobre e dicembre.

A livello tendenziale la variazione rilevata attraverso il confronto con il periodo luglio-dicembre 2017 è stata invece pari a +3,4%.

Le previsioni per i primi sei mesi del 2019 si attestano in media a +1,3% rivelando fiducia in un parziale recupero del rallentamento che ha interessato la seconda parte dello scorso anno.

Le imprese del campione continuano ad evidenziare una forte propensione al commercio internazionale, rivelando una quota di fatturato estero che rappresenta oltre un terzo del totale (36%). L’Europa Occidentale si conferma quale principale area di interesse al di fuori dei confini domestici con una quota del 20,8% delle vendite. Risultano tuttavia rilevanti gli scambi diretti verso l’Est Europa (3,6%), i BRICS (3,0%), gli Stati Uniti  (2,6%), l’Asia Occidentale (1,6%) e l’America Centro-Meridionale (1,3%); nelle rimanenti aree del globo è realizzato congiuntamente il 3,1% del fatturato.

La composizione geografica del fatturato realizzato dalle imprese del campione varia, come esaminato per altri indicatori, al variare del settore di attività e della dimensione aziendale.

Con riferimento ai settori merceologici, le realtà metalmeccaniche rivelano le migliori performance in fatto di export, con una quota di fatturato realizzato oltre confine pari al 41,3%; il dato si attesta invece a 39,2% nel caso delle imprese degli altri settori e a 31,5% per le realtà tessili.

Considerando invece il campione in base alla dimensione, le realtà con più di 50 addetti mostrano una quota di export che pesa per oltre la metà del fatturato (53,7%) mentre per le imprese più piccole il dato si attesta al 24,3%.

I giudizi espressi dalle imprese riguardo l’andamento delle vendite nei mesi finali del semestre, in particolare tra ottobre e dicembre 2018, delineano un quadro eterogeneo, con differenze rispetto all’ambito geografico considerato.

Nonostante l’indicazione prevalente sia quella di stabilità in entrambi i mercati, il fatturato export risulta sottotono rispetto a quello nazionale.

Sul versante domestico si registra stabilità degli scambi nel 40% dei casi, una riduzione nel 27,8% mentre una crescita nel 32,2%.

Nel caso dell’export invece il fatturato risulta stabile per il 36,5% del campione, in crescita per il 27,8% mentre in rallentamento per il 35,7%.

Quanto esaminato a livello congiunto è riscontrabile anche per le sole realtà di Lecco e di Sondrio. L’indicatore associato al fatturato descrive infatti un rallentamento congiunturale (-4%) mentre il raffronto tendenziale con il corrispondente semestre del 2017 rivela una variazione del +2,5%. Risultano positive anche le previsioni per i primi sei mesi del 2019 (+1%).

L’export incide per una quota del 37,3% del fatturato, dato in linea con quanto esaminato nella precedente edizione dell’Osservatorio (37,5% a metà 2018).

Nell’ambito della struttura geografica dei mercati presidiati dalle imprese lecchesi e sondriesi, l’Europa Occidentale continua a rappresentare la principale area di destinazione delle merci, con il 20,3% del fatturato assorbito. L’Europa dell’Est (4,1%), i BRICS (3,2%) e gli Stati Uniti (2,7%) seguono per importanza.

Analizzado le indicazioni qualitative formulate rispetto all’andamento delle vendite nel trimestre ottobre-dicembre 2018, si riscontra una prevalenza di indicazioni di diminuzione rispetto a quelle di aumento sia per l’export che per le vendite nazionali.

Il quadro delineato dai giudizi risulta coerente con le variazioni assunte dall’indicatore associato al fatturato.

CREDITO

Nei rapporti tra le imprese lecchesi, sondriesi e comasche e gli Istituti di credito si rileva una scenario stabile durante il secondo semestre 2018; oltre otto imprese su dieci esprimono infatti giudizi di mantenimento delle condizioni praticate dalle banche.

Nel dettaglio, per quanto riguarda le spese e le commissioni bancarie nonché la richiesta di garanzie e tassi, l’84,2% delle imprese indica stabilità, il 14% un peggioramento mentre il restante 1,8% un miglioramento.

Esaminando invece la disponibilità degli Istituti ad espandere linee di credito esistenti o ad attivarne di nuove si rileva stabilità per l’82,3% delle imprese, una maggior propensione ad esaudire le richieste per il 12,1% mentre una minor apertura per il restante 5,6%.

I giudizi rilevati per le aziende di Lecco e di Sondrio confermano lo scenario generale.

SCENARIO OCCUPAZIONALE

A differenza di quanto esaminato per i principali indicatori considerati, per i quali è identificabile chiaramente un rallentamento a livello congiunturale, sul fronte occupazionale i giudizi delle imprese dei tre territori delineano un quadro di diffusa stabilità.

L’indicazione prevalente è quella di conservazione dei livelli, così come segnalato da due terzi (66,1%) del campione mentre, in caso di variazione, i giudizi di riduzione (17,5%) e aumento (16,4%) assumono entità simili.

Le previsioni per i primi sei mesi del 2019 confermano il mantenimento dello scenario appena delineato: il generale giudizio di stabilità (71,7%) è rafforzato dalle indicazioni di diminuzione (13,8%) e aumento (14,5%) che tendono a bilanciarsi.

I dati rilevati per le imprese di Lecco e di Sondrio risultano coerenti con quanto esaminato a livello congiunto. I giudizi risultano prevalentemente orientati alla stabilità (64,4%), mentre in caso di variazione la diminuzione (20,8%) e l’aumento (14,8%) sono tra loro comparabili.

Le ipotesi sull’andamento occupazionale per il semestre gennaio-giugno 2019 si mantengono improntate ad una diffusa stabilità (62,3%) ma è rilevabile una maggior incidenza di indicazioni di crescita (21,5%) rispetto a quelle di riduzione (16,2%).