Lecco, 15 febbraio. Sembra una corsa a ostacoli, un percorso reso passo dopo passo sempre più difficile. Eppure le leggi esistono e le persone che ne hanno diritto debbono avvalersene. In sintesi è questo il pensiero dell’avvocato Roberto Molteni che ha vinto una causa “pilota” contro la Costa Ferroviaria di Costa Masnaga, a favore di tre ex dipendenti esposti all’amianto. Sono occorsi però quasi dieci anni, vertenze, appelli e ricorsi affinché di diritti di questi lavoratori fossero riconosciuti.

Un’esperienza che mette in luce l’importanza della conoscenza delle norme. Per questo motivo il Gruppo aiuto mesotelioma ha deciso di organizzare per venerdì prossimo, 22 febbraio, alle 20.30 alla sala civica di via Seminario a Lecco, un incontro pubblico aperto a tutti coloro che hanno lavorato oppure che lavorano in un ambiente contaminato dalla presenza di amianto. L’incontro toccherà due temi importantissimi: la salute e la previdenza.

Proprio la vicenda portata avanti da Molteni assume un significato particolare per tutti coloro che hanno lavorato in luoghi in cui era presente l’amianto. Infatti, la legge 257 del 1992, prevedeva dei benefici pensionistici per coloro che avessero lavorato in ambienti pericolosi per la salute. “Purtroppo c’è stato un problema di scarsa conoscenza della legge – spiega l’avvocato -. Dopo alcuni, e precisamente nel 2003, un decreto ministeriale ha previsto che le persone sane, nonostante l’esposizione all’amianto, dovessero presentare domanda per usufruire dei benefici pensionistici, entro il 15 giugno 2005. Persone che avevano cambiato luogo di lavoro, oppure che erano già in pensione, ne sono rimaste fuori. A livello nazionale, alcuni tribunali del centro e del sud del Paese, hanno interpretato in maniera diversa la legge, evidenziando come la pensione sia un beneficio acquisito. Quindi i lavoratori potevano beneficiare di queste agevolazioni, riferendosi alla legge del 1992. La Corte di appello di Milano invece no”. L’avvocato Molteni ha intrapreso una vera e propria battaglia per tre ex lavoratori della Costa Ferroviaria, a partire dal 2007. Una vertenza che ha visto i lavoratori contrapposti a Inps e Inail, con ricorsi al Tribunale di Lecco, alla Corte di appello di Milano, sino alla Cassazione che, nel 2017 ha accolto il ricorso per “manifesta fondatezza”. “Nell’ottobre 2018 – conclude l’avvocato – è giunta la sentenza che ha riconosciuto ai lavoratori i benefici pensionistici. Ma ci sono voluti dieci anni. L’Inps ha resistito dieci anni, quattro gradi di giudizio… Penso che si potesse cedere prima”.

“I lavoratori debbono sapere quali sono i loro diritti sia in materia previdenziale che di salute – aggiunge Cinzia Manzoni del Gruppo aiuto mesotelioma -. Sappiamo che non è semplice diagnosticare il mesotelioma, che insorge spesso dopo che i lavoratori sono già in pensione, dopo anni dalla esposizione all’asbesto. Se la malattia professionale è riconosciuta, a livello previdenziale c’è un rimborso mensile che va alla persona. L’onere della prova dell’esposizione comprovata ad amianto, è però a carico del lavoratore, che deve indagare a proprie spese. A volte ci sono ambienti nei quali l’amianto non ci sarebbe dovuto essere, a volte c’è ostruzionismo da parte delle aziende. Non è facile procedere. Per questo è importante una mappatura precisa. Oltre che la bonifica”.

I dati, anche nel Lecchese, sono importanti. Come riporta Cinzia Manzoni, tra il 2000 e il 2017, in provincia di Lecco sono stati contati 187 casi di mesotelioma certo e probabile, malattia causata dell’esposizione all’amianto. “Tra il 2012 ed il 2015 – specifica Cinzia Manzoni, riportando i dati del Registro mesoteliomi della Lombardia – si sono registrati 64 casi , con un picco raggiunto nel 2015 di 20 cittadini segnalati nella sola provincia lecchese e che al momento del ricovero hanno avuto una diagnosi di mesotelioma . Non sono riportate le altre patologie asbesto correlate ed inoltre sappiamo che questi dati sono sottostimati. Diffondiamo questi numeri contenuti nel rapporto sull’attività 2017 del Registro Mesoteliomi della Lombardia, perché anche il Gruppo aiuto mesotelioma di Lecco, associazione che raccoglie i famigliari delle vittime dell’amianto, lotta affinché dal territorio venga completamente rimossa ogni fibra di amianto e quindi si eviti che altre persone possano ammalarsi”.