Lecco, 4 febbraio. Nessuno mette i suoi figli su una barca a meno che l’acqua non sia più sicura della terra ed evidentemente i paesi da dove queste persone fuggono non sono sicuri. Ce lo raccontano e noi lo vediamo sui loro corpi”

Nella serata di ieri il lecchese Riccardo Gatti, comandante e capo missione della Ong Proactivia Open Arms è stato ospite della trasmissione “Che tempo che fa” di Rai 1. Gatti si è seduto davanti al famoso tavolo-acquario di Fabio Fazio insieme a   Pietro Bartolo, dirigente medico del presidio sanitario di Lampedusa.

Riccardo Gatti ospite da Fazio
“A scanso di equivoci  il nostro intento è quello di fare chiarezza, non parleremo di migranti, di numeri ma di persone” ha esordito Fazio prima di passare la parola a Gatti, originario di Calolziocorte, sottolineando che ad oggi, Open Arms è ferma.  “La capitaneria di porto di Barcellona non concede l’autorizzazione a partire” ha spiegato Gatti. Ricordiamo che la nave, con a bordo 60 naufraghi era stata accolta nel porto spagnolo dopo che era stato negato l’attracco in Italia e a Malta. “Il motivo è che siccome non ci sono porti aperti di Italia e Malta  la Spagna ci ha detto che se noi partissimo, e soccorressimo migranti, violeremmo di fatto quella norma internazionale che dice che le persone devono essere sbarcate il prima possibile in un porto sicuro”.
Al momento non ci sono navi di Ong che operano nel Mediterraneo. “La  Sea Watch è ferma a Catania – ha proseguito Gatti – Noi siamo a Barcellona. La Mare Ionio si sta preparando a partire e la Sea Eye è a Palma di Maiorca”.

Terra e acqua
Dopo aver mostrato alcune emozionanti immagini dei salvataggi effettuati da Open Arms Fazio ricordato ha  una citazione fatta dallo stesso Gatti. “Nessuno mette i suoi figli su una barca a meno che l’acqua non sia più sicura della terra”. “Tutte le persone che noi soccorriamo ci dicono che non stanno fuggendo solo dai loro paesi, ma stanno fuggendo dalla Libia, dalle violenze, dalle uccisioni, dalla compravendita di schiavi, dalle violenze sessuali. Non solo ce lo raccontano, ma lo vediamo sui loro corpi. Ciò significa che forse l’acqua è ancora più sicura della terra”.

Se le persone non partono, le persone non muoiono, ha detto (evidentemente provocatoriamente Fazio). “Non è vero – ha replicato Gatti  – Fuggono da luoghi dove non possono vivere tranquilli. E’ logico, non muoiono in mare, ma loro non si fermano”.

I finanziamenti
Chi finanzia le Ong? Ha chiesto ancora il conduttore. “Tanti dicono che sia Soros ma non è così. Per quanto ci riguarda siamo sostenuti al 96% da cittadini. Riceviamo anche aiuti da Amministrazioni come ad esempio il Comune di Barcellona”.
Come funziona il soccorso?
Qualcuno vi chiama? Ha incalzato Fazio. “No no, noi siamo in azione da circa 2 anni e mezzo. Prima tutto il soccorso era perfettamente coordinato dalla Guardia Costiera Italiana. Erano loro che ci dicevano dove andare perchè c’era una imbarcazione da soccorrere. Nell’ultimo anno e mezzo c’è stata una totale involuzione di quello che era un protocollo operativo di soccorso in mare perfettamente funzionante. Ora noi partiamo e aspettiamo di vedere e trovare qualcosa. Prima era difficile, ora è come trovare un ago in un pagliaio”.

Il presidio del Comitato Noi Tutti Migranti di fronte al Comune
“Siamo l’Italia che resiste, siamo qui per dire che c’è un’Italia che pensa e agisce diversamente, che ha una voce per parlare”. Duecento persone sabato pomeriggio hanno preso parte al presidio “l’Italia che resiste” promosso a Lecco dal Comitato Noi Tutti Migranti. Un’iniziativa che ha visto mobilitarsi oltre trecento piazze italiane, per dire no al Decreto Sicurezza firmato dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Letture e poesie
Durante il presidio sono state lette diverse testimonianze e poesie da parte dei presenti. Per l’occasione è stata esposta l’installazione dell’artista Raouf Gharbia, creata per l’occasione: un cartellone con appoggiate sopra delle barchette, ognuna recante una parola, che i presenti hanno firmato con un pennarello. Tra i contributi quello dei ragazzi di Lezione al Campo, protagonisti del progetto “La città che c’è” legato al Pon (Programma Operativo Nazionale) e portato avanti da diversi istituti superiori cittadini (Badoni capofila). Per tre giorni una ventina di ragazzi di Lezione al Campo hanno lavorato con due classi del Parini condividendo spazi e tempo. Presente anche l’Anpi con il presidente Enrico Avagnina che ha letto la lettera inoltrata per l’occasione dalla presidente nazionale Carla Nespolo.

Il commento di Don Angelo Cupini
“Le questioni più serie rimangono la rigidità di giudizio e l’ideologia che non tiene conto di cosa stanno vivendo le persone” ha commentato Don Angelo Cupini, della Comunità La Casa sul Pozzo, presente al presidio. “Da ultimo il caso Sea-watch: ben otto paesi europei con milioni di abitanti hanno dovuto dividersi l’accoglienza di 47 anime. Siamo alla follia pura, che si avvicina alla ferocia. Su queste persone viene riversata un’aggressività tremenda: anche questo ci porta qui oggi, in piazza. Non cambieranno le questioni, ma almeno le persone possono prendere coscienza e fare sentire la propria voce. La vita delle persone conta di più e deve contare di più” ha concluso.

QUI il nostro speciale che raccontava il viaggio di quattro ragazzi di vent’anni che hanno vissuto sulla loro pelle il dramma della fuga forzata da casa, del viaggio in terra e per mare e l’approdo in Italia.