Lecco, 11 dicembre. La congiuntura si conferma stabile, ma le indicazioni di rallentamento prevalgono rispetto a quelle che indicano aumento. Aspettative segnate ancora dal mantenimento dei livelli – dicono dall’Osservatorio rapido sul mese di settembre, realizzato dai Centro Studi di Confindustria Lecco e Sondrio e Unindustria Como rispetto ai livelli del mese di luglio: lo scenario delineato è davvero diversificato.

Gli indicatori associati a domanda, attività produttiva e fatturato sono prevalentemente orientati alla stabilità ma, per quanto riguarda i giudizi di variazione, è riscontrabile una maggior diffusione di indicazioni di diminuzione rispetto a quelli di aumento.

La domanda mostra livelli stabili per oltre quattro imprese su dieci sia per quanto riguarda il mercato domestico sia con riferimento all’export. Su entrambi gli ambiti geografici i giudizi in diminuzione (33,5%) risultano però prevalere su quelli di aumento (24% circa).

L’attività produttiva e il fatturato seguono sostanzialmente quanto esaminato per la domanda, pur confermando la prevalenza dei giudizi di stabilità.

La capacità produttiva mediamente impiegata dalla imprese del campione in settembre si attesta al 76,2%, sostanzialmente in linea con quanto rilevato nella precedente edizione dell’Osservatorio congiunturale (76% per il primo semestre 2018). 

I fenomeni legati ai casi di insolvenza e ai ritardi di pagamento che interessano oltre quattro imprese su dieci (42,1%), unitamente all’aumento dei costi delle materie prime (rilevato dal 38,7% del campione in settembre), si confermano quali principali criticità per le realtà dei tre territori.

Il limitato orizzonte di visibilità sugli ordini, che supera il trimestre solo nel 17,6% dei casi, rappresentano un ulteriore elemento con cui le imprese devono confrontarsi.     

I giudizi riguardanti il rapporto tra le imprese del campione e gli Istituti di credito risultano principalmente improntati alla stabilità, come indicato dall’86,2% del campione.

Stabili anche i giudizi riguardanti lo scenario occupazionale, così come le aspettative formulate per le prossime settimane.

“Al momento, l’orientamento prevalente che emerge dai dati del nostro Centro Studi è quello della stabilità, sia per quanto riguarda gli indici rilevati sia per quanto attiene le aspettative. Tuttavia, non possiamo non vedere che i giudizi di rallentamento prevalgono rispetto a quelli di crescita” – commenta il Presidente di Confindustria Lecco e Sondrio Lorenzo Riva.

“La crescita, se c’è, è fragile – evidenzia il Direttore Generale di Confindustria Lecco e Sondrio, Giulio Sirtori – e ancora non si vede una piena inversione di tendenza, che coinvolga il tessuto produttivo in modo omogeneo. Infatti la fiducia sembra fare fatica a consolidarsi, con attese per il prossimo futuro che mediamente non vanno oltre la stabilità e una visibilità ancora ridotta a poche settimane”.

“Lo ripetiamo da anni che la crescita si può ottenere solo sostenendo le imprese con un’adeguata politica industriale – continua Lorenzo Riva – ma nell’attuale scenario nazionale, sicuramente molto mutato da un punto di vista politico-istituzionale, vediamo che vengono prese direzioni diverse da quelle di un vero sostegno alla crescita. Penso ad esempio al reddito di cittadinanza e al decreto dignità. Ci sembra che stiamo rischiando fortemente di mancare un’occasione, finalmente reale, di dare sostegno ai segnali di ripresa attesi per molto tempo, vanificando gli sforzi che tutto il sistema produttivo ha fatto sinora per superare la crisi”.G

La domanda delle imprese di Lecco, Sondrio e Como risulta caratterizzata da un’elevata variabilità che interessa sia gli scambi sul mercato domestico, sia l’export.

A livello nazionale quattro realtà su dieci (40,6%) comunicano livelli stabili, il 35,5% ordini in diminuzione mentre il 23,9% ordini in crescita.

Sul versante dell’export, invece, si registra stabilità per il 44,9% del campione, un rallentamento per il 31,5% e una crescita per il 23,6%.

I giudizi espressi dalle realtà lecchesi e sondriesi rivelano una prevalenza di giudizi di stabilità – indicata da circa sei imprese su dieci – per entrambi i mercati di riferimento.

La domanda in Italia è indicata stabile per il 60% del campione, in diminuzione per il 24,4% e in aumento per il 15,6%.

Per quanto riguarda l’export invece si rileva stabilità per il 58,5% delle imprese, contrazione per il circa una realtà su dieci (24,4%) e aumento per il 17,1%.L

L’indicatore associato all’attività produttiva delle imprese dei tre territori mostra una prevalenza di giudizi di stabilità, comunicata da oltre una realtà su due (53,8%).

In caso di variazione risultano più diffuse le indicazioni di diminuzione (27,3%) rispetto a quelle di aumento (18,9%).

È opportuno precisare che, in alcuni casi, il giudizio relativo alla diminuzione della produzione di settembre rispetto a quella di luglio dipende dal fatto che a luglio è stata anticipata una quota della produzione del mese di agosto, quando la maggior parte delle realtà ha ridotto l’attività in concomitanza della pausa estiva.

Il tasso medio di utilizzo degli impianti nel mese di settembre si è attestato al 76,2%, sostanzialmente in linea con quanto esaminato nella precedente edizione dell’Osservatorio (76% per i primi sei mesi dell’anno).

Non si rilevano particolari differenze suddividendo il campione in base alla dimensione: le realtà fino a 50 occupati (75,5%) rivelano un impiego della propria capacità produttiva di poco inferiore a quella rilevata per le imprese di dimensioni maggiori (77,8%).

A livello settoriale è invece riscontrabile una maggior grado di utilizzo della impianti da parte delle aziende metalmeccaniche (81,4%) rispetto a quelle tessili (74,9%) e a quelle degli altri settori (69,9%).

I giudizi espressi dalle aziende di Lecco e di Sondrio delineano uno scenario che si conferma prevalentemente improntato alla stabilità, come indicato da tre realtà su quattro (75%); in caso di variazione le indicazioni di diminuzione (11,4%) e crescita (13,6%) risultano avere diffusioni comparabili.

Il grado di utilizzo della capacità produttiva si attesta mediamente a quota 78,9%. I

Il fatturato delle imprese lecchesi, sondriesi e comasche mostra andamenti coerenti con quanto esaminato per la domanda.

Il campione risulta infatti molto variegato e suddiviso tra quanti indicano vendite stabili rispetto a luglio (39,1%), in diminuzione (36,2%) e in aumento (24,7%).

Lo scenario per le realtà di Lecco e Sondrio rivela un fatturato stabile per circa un’azienda su due (54,3%), in diminuzione per il 32,6% e in aumento per il 13,1%.  L

I giudizi espressi dal campione a livello congiunto riguardo alle previsioni per le prossime settimane risultano prevalentemente orientati alla stabilità, indicata nel 55% dei casi. In caso di variazione, i giudizi di aumento (20,7%) e di diminuzione (24,3%) assumono entità comparabili.

Per quanto riguarda la visibilità sugli ordini in portafoglio, il 37,5% delle imprese segnala un orizzonte temporale di poche settimane, il 44,9% di qualche mese mentre solo il 17,6% comunica una visibilità superiore al trimestre. 

A livello lecchese e sondriese è rilevabile una scenario dai toni simili; le previsioni per le prossime settimane risultano stabili per oltre un’azienda su due (54,3%), in crescita per i 28,3% mentre in diminuzione per il 17,4% del campione.

Gli ordini in portafoglio garantiscono un orizzonte di visibilità di poche settimane per il 45,7% del campione; la percentuale sale al 76,1% considerando un intervallo temporale di tre mesi.L

Sul versante dei costi legati all’approvvigionamento delle materie prime continuano a rilevarsi criticità per le realtà dei tre territori.

Nel mese di settembre quasi quattro imprese su dieci (38,7%) ha infatti rivelato di aver dovuto far fronte ad aumenti delle quotazioni delle principali commodities utilizzate.

Per il 57,7% del campione sono stati registrati listini stabili, mentre solo per il 3,6% delle aziende le materie prime sono state interessate da un ribasso.

I giudizi espressi dalle imprese di Lecco e di Sondrio delineano un quadro sovrapponibile: i costi legati all’approvvigionamento delle materie prime risultano stabili per due terzi del campione (66,7%), in aumento per il 26,7% e in riduzione per il restante 6,6%.L

Le situazioni di insolvenza e i ritardi di pagamento da parte dei clienti rappresentano un ulteriore fattore di criticità per le imprese dal campione globalmente considerato. 

In settembre il 42,1% delle imprese ha dovuto far fronte a ritardi dei pagamenti o a clienti insolventi. La situazione è stata indicata come stabile per l’81%, in ulteriore peggioramento per il 17% mentre in miglioramento per il restante 2%.

I fenomeni legati alle situazioni di insolvenza e di ritardo dei pagamenti interessano oltre un terzo (36,2%) delle imprese lecchesi e sondriesi aderenti all’Osservatorio.

Rispetto al mese di luglio la situazione è rimasta invariata nell’85,2% dei casi, mentre è peggiorata per il restante 14,8%.I

I giudizi espressi dalle realtà dei tre territori riguardo al rapporto con gli Istituti di credito delineano un quadro caratterizzato dalla stabilità delle condizioni praticate: l’86,2% del campione indica infatti una conservazione rispetto al mese di luglio, il 10,9% un peggioramento mentre solo il 2,9% un miglioramento.

Esaminando più nel dettaglio, gli spread e i tassi applicati sono risultati in crescita per circa un’azienda su dieci (12,5%) mentre le spese e le commissioni bancarie sono aumentate per il 29% del campione.

Con riferimento alla valutazione espressa dalle imprese del campione riguardo alla propria liquidità aziendale è stata riscontrata soddisfazione nel 32,1% dei casi, una situazione nella norma nel 42,1% mentre un quadro migliorabile nel restante 25,7%.

Nei rapporti con gli Istituti di credito le imprese di Lecco e di Sondrio comunicano uno scenario dai toni simili a quanto esaminato a livello congiunto. Le condizioni praticate dalle banche risultano infatti diffusamente stabili (93,5%) mentre sono in peggioramento per il 6,5% del campione. Gli spread e i tassi applicati sono indicati in crescita per l’8,9% delle imprese mentre le spese e le commissioni bancarie risultano in aumento per circa una realtà su quattro (24,4%). I giudizi espressi riguardo la liquidità aziendale mostrano soddisfazione nel 34% dei casi, una situazione nella norma nel 48,9% e un quadro migliorabile nel restante 17,1%.L

Sul fronte occupazionale le imprese dei tre territori segnalano uno scenario di conservazione dei livelli in settembre; nell’82,6% dei casi i giudizi espressi riguardano infatti la stabilità, nel 7,3% una riduzione mentre nel 9,5% una crescita.

Le previsioni formulate per i prossimi mesi confermano il permanere di tale quadro, con la stabilità indicata dall’84,7% del campione, la diminuzione segnalata dal 5,8% e l’aumento comunicato dal 5,8%.

A livello lecchese e sondriese i giudizi risultano il linea con quanto esaminato congiuntamente. I livelli occupazionali risultano stabili per il 76,6%, in crescita per il 17% e in diminuzione per il 6,4%.

Le aspettative per i prossimi mesi si mantengono improntate alla conservazione dell’occupazione.