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tempi d'attesa sanità

I TEMPI D’ATTESA NELLA SANITÀ

Lecco, 5 dicembre. Il tema dei tempi di attesa di visite, esami e prestazioni sanitarie, in questi giorni all’attenzione anche della cronaca locale, è questione di grande importanza ed incide in modo sostanziale sulla qualità percepita e reale del Servizio Sanitario.

La situazione è molto varia secondo le diverse aziende sanitarie ed aree del paese, ma il mancato rispetto della tempistica costituisce un problema diffuso di notevole entità e determina come conseguenza, in chi ne ha le possibilità il ricorso al privato tout court, mentre per chi non ha risorse costituisce un elemento di disuguaglianza che può portare drammaticamente, per una consistente quota di popolazione fino alla rinuncia stessa a curarsi.

CGIL CISL UIL a livello regionale sostengono da tempo una serie di proposte sulle principali azioni che dovrebbero essere avviate per una migliore il sistema delle prenotazioni, fra cui:

  • la piena accessibilità da parte del CUP (Centro Unico di Prenotazione) regionale di tutte le agende di ospedali, ambulatori pubblici e privati convenzionati con il SSN realizzando un vero “Punto unico per le prenotazioni”;
  • il miglioramento degli orari di accesso alle prestazioni per una maggiore compatibilità con i tempi di vita e di lavoro, a partire dalla esperienza degli Ambulatori aperti negli orari serali e prefestivi;
  • il decongestionamento dei servizi di emergenza-urgenza, con l’attivazione nei Pronto Soccorso di corsie dedicate per i codici bianchi e verdi, accanto alla attivazione di una migliore copertura ambulatoriale sul territorio.
  • Anche a livello territoriale, negli incontri con ATS ed ASST (le Aziende della sanità) come sindacato territoriale abbiamo unitariamente da tempo sollecitato l’urgenza della questione. E’ ora al lavoro un Gruppo di Miglioramento sui tempi di attesa, al quale contribuiremo con nostre proposte, che dovrebbe speriamo in tempi brevi individuare soluzioni organizzative più efficaci.

I sindacati segnalano alcune criticità su cui si deve intervenire. Una di queste riguarda l’obbligo in capo al medico di indicare sull’impegnativa il Codice di Priorità che individua il tempo massimo per l’erogazione della prestazione, che giova ricordarlo può essere: U (urgente) entro 72 ore, B (breve) entro 10 gg., D (differibile) entro 30 gg. (60 per esami strumentali) ed infine P (programmabile) entro 180 gg. La mancata indicazione della classe di priorità, fa ricadere la prestazione nella classe P (programmata) e quindi non più esigibile in tempi brevi ma genericamente entro i 180 giorni, utilizzata per controlli successivi.

Le sigle riunite riportano anche il fatto di aver ricevuto segnalazioni di casi, anche di prima visita in cui l’indicazione della priorità è assente oppure è la P (programmata), ritenendo che ATS debba intervenire con le opportune sollecitazioni per evitare che il cittadino sia lasciato da solo nelle difficoltà alle prese con la prenotazione.

Concretamente sarebbe poi auspicabile che, nei casi di incongruità della classe, come quello segnalato in questi giorni sulla stampa locale, fosse lo stesso CUP a prendere in carico il problema e a ricercare una soluzione accettabile da proporre al cittadino, senza costringerlo a lunghe peregrinazioni nei meandri della burocrazia.

La proposta dei sindacati, in questo senso, è quella che si arrivi a generalizzare quelle positive esperienze in cui i Medici curanti, organizzati in associazione con altri colleghi forniscano essi stessi al paziente tramite gli assistenti di ambulatorio, oltre alla prescrizione anche direttamente la prenotazione nei tempi corretti.

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