Arte e cultura

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IN CARCERE SI PARLA DI COSTITUZIONE: ‘DUSTUR’ RACCONTATO IN ESCLUSIVA DA LECCOfm

Lecco, 4 dicembre. Dustur è un documentario del 2016 diretto da Marco Santarelli, ed è stato inserito all’interno della rassegna “CineMinimo” promossa dallo Spazio Teatro Invito, che per l’occasione collabora con ‘InnominateVie’, il progetto lecchese che si occupa di Giustizia Riparativa, ovvero quel procedimento che tende a considerare il reato in termini non meramente formali e penale, bensì ‘esperienziali’, ossia come ‘lesione’ che coinvolge direttamente, e sotto molteplici aspetti, come quelli morali, materiali, emotivi, relazionali, le singole persone (reo e vittima) e una comunità.

Il docu-film, che ha vinto lo ‘Youth Award-Cinema du Réel’ a Parigi, è girato nella biblioteca del carcere Dozza di Bologna, dove un gruppo di detenuti, coordinati dal religioso Fra Ignazio e da Yassin Lafram, mediatore culturale musulmano e coordinatore della Comunità Islamica di Bologna, si confrontano sul valore della costituzione, comparando quella italiana a quella dei paesi arabi.

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In Dustur, che in arabo vuol dire “Costituzione”, si mostrano le lezioni in cui è articolato un laboratorio che a partire da un confronto tra la Costituzione italiana e quelle di alcuni paesi arabi si propone di redigere una carta costituente che raccolga le istanze e le speranze di tutti i partecipanti.
Negli incontri filmati da Santarelli si parla di diritti, doveri e solidarietà. Si parla di democrazia e di libertà individuali, di espressione e religiosa. Non si tratta però di esercizi di pura filosofia politica né da parte di chi segue il laboratorio né da parte di chi lo conduce: i partecipanti, un gruppo di detenuti del carcere di Bologna, in buona parte nordafricani di confessione islamica.
A unire i due mondi, permettendo al regista di costruire una tensione continua tra il fuori e il dentro il carcere, c’è il marocchino Samad. Libero con la condizionale, egli non ha ancora ottenuto il certificato di fine pena, ma lavora in fabbrica, studia Giurisprudenza e racconta nelle scuole la breve esperienza di giovane e incosciente narcotrafficante che lo ha portato all’arresto e alla condanna per spaccio internazionale di stupefacenti.
La sua figura ci pone di fronte alla questione centrale delle reali possibilità di reinserimento nella società degli ex detenuti, anche di coloro che vediamo discutere animatamente sui principi di equità e giustizia a cui tutti i cittadini dovrebbero poter far riferimento ma che dopo ogni appuntamento del laboratorio ospitato nella biblioteca del carcere di Bologna devono far ritorno nelle loro celle.
Inoltre, nel finale del film, Samad viene accompagnato da Padre Ignazio nei luoghi in cui è avvenuto l’eccidio di Marzabotto e presso il cimitero di Casaglia di Montesole dov’è sepolto Dossetti. Con il ragazzo marocchino, gli spettatori scoprono qui una testimonianza concreta di quale esperienza tragica come la guerra e l’occupazione nazifascista, abbia poi ispirato la Costituzione italiana.

‘Dustur’ è un’opera che va oltre lo schermo, è un documento che non solo mostra la ‘buona pratica’ dell’articolo 21 della nostra Costituzione, che recita “Le pene […] devono tendere alla rieducazione del condannato”, ma dà prova che il carcere può e deve diventare una scuola che educhi e faccia riflettere su cosa significhi essere un cittadino: la conoscenza e l’osservanza delle regole, della Costituzione.

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