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TABAGISMO, UNA VALUTAZIONE DEI ‘COSTI’

Lecco, 22 novembre. La stima dei costi in Regione Lombardia, considerando solamente i ricoveri dove la diagnosi principale è legata al fumo, porta a considerare attribuibili al fumo circa 218 milioni di euro nel solo 2016. Tutto questo trascurando un elemento fondamentale legato al drammatico peggioramento della qualità della vita dei pazienti e alla morte prematura di 1.300 persone sempre nel 2016 nei circuiti di ATS Brianza.
1Se nel 2016 non fossero andati in ‘fumo’ oltre 218 milioni di euro il Sistema Sociosanitario Lombardo avrebbe potuto destinare queste risorse ai diversi altri capitoli della sanità pubblica che necessiterebbero di maggiori investimenti per garantire il pieno soddisfacimento dei Livelli Essenziali di Assistenza e, soprattutto, dei bisogni sanitari dei residenti lombardi. Il calcolo dei costi diretti per ricoveri ospedalieri in un singolo anno porta infatti a stimare in circa 218 milioni di euro il risparmio potenziale che Regione Lombardia potrebbe ottenere se sul territorio regionale nessuno avesse mai fumato in vita sua.

A fare la stima è stato il Servizio di Epidemiologia dell’Agenzia di Tutela della Salute ATS Brianza che ha presentato i risultati delle sue analisi nel corso del XIV Congresso nazionale sul “Tabagismo – Scenari in movimento” che si è svolto a Firenze l’8 e il 9 novembre. Il dottor Luca Cavalieri d’Oro, direttore dell’U.O.C. Epidemiologia dell’Agenzia di Tutela della Salute attiva sulle province di Monza e di Lecco, è intervenuto all’interno della sessione “Hot topics in tabaccologia” con un’analisi dal titolo “Tabagismo, ma quanto mi costi? Valutazione dei costi sanitari da patologie fumo-correlate”.

E’ da anni scientificamente provato che il fumo di sigaretta è tra le cause di molteplici malattie e diversi studi scientifici internazionali hanno valutato per numerose condizioni patologiche quali percentuali di casi e di morti siano attribuibili all’abitudine al fumo di tabacco. Il fumo incide su numerose patologie tumorali: leucemia mieloide, cervice, colon-retto, rene, laringe, fegato, polmone, cavità nasali e seni paranasali, esofago, cavo orale, ovaio, pancreas, faringe, stomaco, uretere, vescica. Ma oltre alle patologie neoplastiche vi sono moltissime altre condizioni patologiche acute e cronico-degenerative estremamente diffuse nella popolazione (malattie cardiovascolari, cerebrovascolari, acute polmonari, etc.) parimenti riconducibili all’abitudine al fumo.

Dalle analisi condotte dal Servizio di Epidemiologia dell’ATS Brianza sui dati del registro tumori e del registro nominativo delle cause di morte risulta come in ATS Brianza, che ha avuto 1.211.000 residenti nel 2018, ogni anno vi siano circa 6.800 nuovi casi di tumore maligno. Per gli uomini il cancro ai bronchi e al polmone risulta essere la seconda patologia dopo quello alla prostata; per le donne è la terza dopo il cancro al seno e quello al colon retto. Tuttavia, bisogna considerare che la mortalità legata al tumore al polmone è tra le più elevate in ambito oncologico. Bisogna inoltre aggiungere che proprio il tumore a bronchi e polmone rappresenta la patologia neoplastica in cui la quota di mortalità attribuibile al fumo risulta essere tra le più alte (84%), seguita da tumore alla laringe (79%) e bronchite cronica ostruttiva (76%).

Anche l’analisi dei ricoveri in ATS Brianza denuncia il peso del fumo: considerando solo i ricoveri ospedalieri che riportino come diagnosi principale, ovvero come condizione che ha assorbito maggiori risorse nel ricovero, una malattia tra quelle considerate attribuibili al fumo, è emerso che il fumo è responsabile del 76% dei ricoveri in caso di broncopneumatia cronico-ostruttiva, del 69% nel cancro al polmone e del 63% nel tumore alla laringe. Ma l’azione devastante del fumo interessa anche altri tipi di ricoveri come l’infarto (21%), l’ictus (20%) e la polmonite (14%). Su un totale di 16.118 ricoveri ben 4.434 (pari al 28% del totale) sono attribuibili al fumo come prima diagnosi. E’ ovvio che non sappiamo quali ricoveri specifici siano stati determinati dal fumo, ma non c’è alcun motivo di pensare che la gravità sia minore rispetto ai singoli ricoveri non causati dal fumo. Inoltre le diagnosi in questione influenzano un enorme quantitativo di ricoveri come diagnosi secondarie: verosimilmente i numeri totali di ricoveri attribuibili al fumo sono decisamente più elevati.
2Quanto costano le patologie fumo-correlate alla sanità pubblica? Nel territorio di Monza e di Lecco è emerso che il conto è davvero salato: rispetto a una spesa totale per ricoveri ospedalieri per le patologie considerate di poco più di 95 milioni di euro, oltre 25 milioni di euro sono collegati al fumo.

3A queste cifre però vanno aggiunti altri costi diretti, come le spese ambulatoriali, ma anche costi indiretti, come ad esempio la perdita di giornate lavorative.

Dal livello locale a quello regionale il passo è breve: la stima dei costi per le stesse patologie e con la stessa modalità di calcolo – considerando cioè solo i ricoveri con diagnosi principale fumo-correlabile – porta a considerare attibuibili al fumo circa 218 milioni di euro nel solo 2016 rispetto ad un totale di oltre 804 milioni di euro di spesa per ricoveri per le stesse patologie.

L’Agenzia di Tutela della Salute presenta l’evidente mandato istituzionale di tutelare la salute dei propri residenti, soprattutto attraverso strategie condivise di prevenzione primaria e di conseguente riduzione della morbosità e della mortalità attribuibili al fumo. Nel complesso appare evidente che il danno da fumo descritto come perdita economica, pur colpendo per l’enormità della spesa evitabile, tralascia un elemento fondamentale legato al drammatico peggioramento della qualità della vita dei pazienti e alla morte prematura di 1.300 persone per anno nell’ATS Brianza su 4.000 circa colpite dalle malattie considerate (dati del Registro tumori dell’ATS Brianza).
4Il dato è drammatico: occorre dare il giusto peso al valore delle vite perse e alla pessima qualità degli ultimi anni di vita di chi ha sviluppato cronicità da fumo. Il tabagismo non deve essere più considerato un vizio ma una dipendenza importante che richiede una seria riflessione in sanità pubblica. Da parte sua ATS Brianza da tempo ha posto in essere iniziative generali e mirate sulla popolazione, in collaborazione con altri enti (comuni, scuole, etc) e centri di disassuefazione, per prevenire il tabagismo nella popolazione e favorire la cessazione dell’abitudine al fumo.

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