Arte e cultura

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‘FABER E LISANDER’, NARRATORI DEGLI ULTIMI CON REALISMO E DELICATEZZA POETICA

Lecco, 12 novembre. “Perché – questa la motivazione scritta da Stefano Motta della giuria tecnica del Premio – la storia più importante è quella con la s minuscola, perché la storia non la fanno i DonRodrighi e i Don Raffaè, i Cardinali Federighi, le regine e i re, ma i Renzo e le Lucia, i Geordie che nel parco del re rubano i cervi, e le Bocca di Rosa, e Marinella; Perché la voce della poesia è musica prima ancora che concetto, e parole – poche, quelle giuste e non una di più – dette con calore; Perché la poesia se ne frega della storia, della morte, del tempo che passa, e quando è Arte è immortale, come don Lisander, come Faber”.

Sabato sera è avvenuta la consegna del Premio Manzoni alla Carriera, quest’anno assegnato alla memoria di Fabrizio De André. L’Auditorium della Camera di Commercio, che dalla chiusura del Teatro della Società ospita il “remio letterario internazionale Alessandro Manzoni” organizzato dall’Associazione 50&Più di Confcommercio Lecco in collaborazione con Assocultura, Centro Nazionale di Studi Manzoniani e Comune di Lecco, sabato sera ha accolto tantissimi lecchesi che non hanno voluto perdere l’incontro con Dori Ghezzi, moglie di ‘Faber’, alla quale è stato consegnato il Premio Manzoni alla Carriera.

Sul palco, insieme al giornalista Vittorio Colombo, Dori Ghezzi, 72 anni,compagna di De André, che accompagnata da video documentari ha ripercorso l’attività musicale e poetica del marito: Ad aprire la serata una breve lettura di un brano tratto dal libro di Dori Ghezzi “Lui, io noi”, fresco di stampa per Einaudi. “Ogni giorno, qualcuno mi riconosce e mi chiede di lui – si legge nella prima pagina del libro. Di come era nel privato, o di quello che avrebbe ancora scritto, se solo avesse avuto il tempo. Le domande cambiano di volta in volta ma il sentimento con cui le accolgo è sempre lo stesso. È un sentimento doppio: la tentazione, da un lato, di raccontare tutto: di moltiplicare Fabrizio in ogni parola; renderlo ogni suono che ascolto, l’abbraccio in cui inevitabilmente a un certo punto della notte vorrei precipitare. E il desiderio, dall’altro lato, di proteggere invece tutto. Di restare lui e io il suono, l’abbraccio”.
dori premio de andrè“Ho conosciuto Fabrizio nel 1969, alla serata del Premio Caravella d’Oro in cui lui fu premiato come migliore cantautore”. Una grande storia d’amore coronata da intense amicizie, come quella con Fernanda Pivano, con Paolo Villaggio e con Massimo Bubbola e da grandi avventure, come la scelta di trasferirsi in Sardegna per coltivare la terra e allevare gli animali. “Fabrizio diceva che per essere cantautori si poteva lavorare solo nei fine settimana, ma per fare gli agricoltori no. Ci siamo trasferiti per trovare la bellezza ma anche una ragione di vita”.

Durante la serata si è parlato anche del rapporto di De André con Alessandro Manzoni: “Dalle sue primissime canzoni Fabrizio dimostrò di avere una visione manzoniana della vita e dell’uomo: pensiamo a Marinella, prostituta, a Geordie, impiccato per avere rubato dei cervi, al soldato Piero, al Michè e a moltissimi altri personaggi delle ballate di De André. Raccontano degli ultimi, come Manzoni, e del loro tragico riscatto. Si può rilevare qualcosa di simile anche nelle canzoni in cui racconta la storia del ’68, scritta qualche anno dopo, perché Fabrizio era contrario alla rivolta, non la appoggiava e non ha mai avuto paura di dichiararlo, a suo modo. In effetti non ha mai fatto mistero di cosa pensasse”.

Gli aneddoti durante la serata sono stati numerosi: “Quando viaggiava tanto e ci vedevamo poco ci sentivamo via cellulare. Non so cos’è successo ma una volta ci arrivò una bolletta di 19 milioni di lire. Fabrizio prese il telefono e lo seppellì sotto il fico che avevamo in giardino, che io ricordi non fu mai dissotterrato! Ha sempre avuto problemi con la tecnologia, per lui esistevano solo carta e penna”. E poi ancora: “Quando componeva, condivideva con me, se ero con lui, ma anche con altri, senza discriminazioni. Una volta arrivò il fattorino per consegnarci qualcosa, non ricordo, e lui gli chiese di fermarsi e di ascoltare tre versioni della canzone sulla quale stava lavorando, per dirgli quale gli sembrava migliore. Per lui insomma contava molto l’aspetto emotivo, le emozioni che trasmetteva con le sue parole”.
Per la sua poesia e i suoi meriti De Andrè è stato insignito del Premio Manzoni alla Carriera, con la seguente motivazione, letta da Stefano Motta durante la consegna della targa a Dori Ghezzi: “Per aver raccontato gli ultimi della terra con l’immensa forza della sua poesia in musica”.

“Grazie a Dori per averci regalato una serata carica di magia ed emozioni – ha concluso Eugenio Milani di 50&Più di Confcommercio Lecco – mi fa piacere aver visto così tanti giovani in sala, a testimonianza del fatto che De André parla ancora a diverse generazioni. Lo ricordiamo come uno dei grandi ultimi poeti dei nostri tempi, capace di raccontare come pochi l’ambiguità del presente, un onore assegnargli il Premio Manzoni alla Carriera”.

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