Arte e cultura

dori e fabrizio

“MANZONI HA SCRITTO UN ROMANZO POPOLARE, FABER HA CANTATO IL POPOLO”

Lecco, 7 novembre. Sabato 10 novembre il Premio Manzoni alla Carriera verrà assegnato come annunciato a Fabrizio De André. Appuntamento alle 21, all’auditorium del Palazzo del Commercio a Lecco. Sarà presente anche la moglie Dori Ghezzi, che riceverà il premio alla carriera “per avere raccontato gli ultimi della terra con l’immensa forza della sua poesia in musica”. Questa la motivazione con cui la giuria del premio Manzoni ha preso questa decisione.

I cantautori spesso vengono accostati ai poeti, e leggendo certi testi è impossibile negarne il lirismo e la qualità, spesso superiori a odi e versi vari. Ma appunto parliamo di poesia. La letteratura è un’altra cosa. Eppure ora il premio alla carriera, intitolato ad Alessandro Manzoni, l’autore letterario italiano per eccellenza, viene assegnato al cantautore italiano per eccellenza, Fabrizio De André. Anche alla memoria, certo, visto che a gennaio saranno 20 anni dalla scomparsa di Faber: il 10 novembre sarà Dori Ghezzi a ritirare il riconoscimento alla carriera (andato in passato a Luis Sepúlveda e Dacia Maraini) all’Auditorium Casa dell’Economia di via Tonale, a Lecco. L’occasione per parlarne con la vedova di De André e fare il punto proprio su questo anniversario.

“Ha chiesto perché del Premio?” chiede il giornalista di Repubblica Luigi Bolognini, riportando la sua intervista a Dori Ghezzi in un articolo comparso sul sito web della testata il 06 novembre 2018. “Diciamo che me lo sono domandata – risponde Dori – perché a me sorprende sempre quanto Fabrizio vent’anni dopo la morte sia ancora così presente per tanti. La risposta che mi sono data è che, come Manzoni, scriveva con compassione, con partecipazione, ai sentimenti di persone umili, vessate dalla prepotenza e dal potere. Insomma, Manzoni scrisse un romanzo popolare, Fabrizio il popolo lo ha cantato, tra felicità e drammi, parlando della povertà, che era il destino di Renzo e Lucia e mi pare sempre più il destino del mondo, Italia compresa”.

“Quindi perché si dice sorpresa che De André sia ricordato così fortemente tuttora – domanda alla cantate, il giornalista di Repubblica”. “Perché l’Italia tende a dimenticare troppo in fretta – risponde la cantante. Anche se ci sono cose che rasserenano, come il fatto che i cantautori, e non solo Fabrizio, si inizino a studiarli nelle scuole. Questo è uno dei motivi per cui è così popolare anche tra gli adolescenti, ragazzi nati ben dopo la sua morte. C’è una trasversalità di generazioni dei suoi fan che io trovo unica”. “Uno dei motivi, dice. E gli altri? Incalza Luigi Bolognini: “Soprattutto il confronto con gli interpreti di oggi, un po’ troppo omologati, tanti bravissimi vocalist ma pochissimi comunicatori. I cantautori di una o due generazioni fa erano ognuno se stesso. Fabrizio ci aggiungeva la capacità di parlare di sogni, speranze, ideali in un modo unico”.

L’11 gennaio 2019 cadranno i 20 anni della morte del cantautore genovese: “Ogni 11 gennaio mi colpisce sapere cosa accade spontaneamente in piazza Duomo a Milano – risponde commossa Dori Ghezzi alla domanda sugli eventi che sorgono spontanei in memoria di De André – o al Pincio a Roma, dove dai nonni ai nipoti si ritrovano con i propri strumenti a cantare per ore le canzoni di Fabrizio. Mi piacerebbe molto partecipare ma non vorrei essere di disturbo, rischiando di interrompere la magia che ogni volta si crea”.

Fabrizio è un artista che non ha solo saputo toccare e far riflettere le coscienze dei suoi ascoltatori: ne ha mosso anche i sentimenti così come si è reso protagonista di aneddoti anche ben presenti nelle menti ‘di chi c’era’. Uno di questi verrà toccato proprio nella serata della premiazione. L’artista genovese, infatti, fu ospite della nostra città il 22 ottobre del 1968, nell’ambito degli incontri organizzati dal Centro di cultura, la cui anima era Giacomo De Santis. De André però non riuscì a cantare; fece ascoltare dei suoi dischi e li commentò con il pubblico. Eppure l’artista genovese aveva già inciso alcuni dei suoi capolavori ed erano già usciti i suoi primi 33 giri. Dunque, per i lecchesi si trattò di un incontro di grande suggestione reso ancora più singolare dalla timidezza mostrata dall’artista. De André infatti non è mai stato un cantante qualsiasi.
“Si è mai chiesta cosa penserebbe Faber dei tempi che stiamo vivendo – chiede infine Bolognini”. “Posso dire che immagino non avrebbe raccontato il presente – risponde Dori Ghezzi – come del resto ha già fatto in alcune opere ma ci avrebbe illuminati sul futuro”.

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