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IGOR, OLTRE LA MORTE, UNA SPERANZA PER I GENITORI

Lecco, 14 settembre. La notizia si è diffusa sul web rapidamente e poi è apparsa anche sui maggiori media nazionali. Perché la morte di un adolescente è sempre un dramma e, quando a provocarla è la voglia di partecipare a un “gioco” che corre in internet, lo sgomento è ancora maggiore.

Un ragazzo di 14 anni, Igor, appassionato di arrampicata, amico dei Ragni è morto così. I suoi funerali si sono svolti ieri, giovedì 13 settembre, a Lambrate e i suoi genitori hanno mandato un accorato appello a tutti le mamme e i papà di adolescenti. Un appello che proprio gli amici di Lecco hanno pubblicato su facebook. Si legge nel post: “Fate il più possibile per far capire ai vostri figli che possono SEMPRE parlare con voi, qualunque stronzata gli venga in mente di fare devono saper trovare in voi una sponda, una guida che li aiuti a capire se e quali rischi non hanno valutato. Noi pensiamo di averlo sempre fatto con Igor, eppure non è bastato. Quindi cercate di fare ancora di più, perché tutti i ragazzi nella loro adolescenza saranno accompagnati dal senso di onnipotenza che se da una parte gli permette di affrontare il mondo, dall’altra può essere fatale”. https://www.facebook.com/RagnidiLecco

“Questo è in assoluto il post più triste di tutta la storia della pagina Fb dei Ragni – ha scritto Fabio Palma dei Ragni -. Forse, tratta della notizia più tragica che il nostro gruppo abbia mai conosciuto. Tante volte ci siamo sinceramente commossi per la scomparsa di qualche nostro amico, grandissimo alpinista, o semplice appassionato, e qualche volta abbiamo pianto un nostro anziano che ci ha lasciato per il normale corso della vita. Ma niente è paragonabile a quello che ha cominciato a scuoterci fin dal primo istante che l’abbiamo saputo, settimana scorsa. All’inizio si pensava ad una tragedia immane, una di quelle che non vorresti mai leggere neppure per uno sconosciuto, figuriamoci per un 14enne che scala con i tuoi piccoli atleti alle gare. Lo vedevamo una decina di volte all’anno, e ci costringeva, a noi allenatori, ad intervenire perché erano così amici che con lui il “casino” era sempre alle porte. Si pensava ad una morte improvvisa,
Poi, la tragedia è diventata ancora più smisurata, perché ci ha fatto meglio comprendere quello che magari distrattamente avevamo letto qua e là. E’ stata la mamma che ci ha scritto il risultato dell’indagine, e che ha chiesto che il tutto venisse divulgato, per diffondere questo incomprensibile, ma reale (ed esistente da decenni, ma sempre più in espansione per la capacità virale dei video. ATTENZIONE, ci sono addirittura molti video didattici che ne spiegano “l’utilizzo” per non andare a scuola in interrogazione!!) pericolo mortale”.

Igor ha infatti voluto provare il Blackout, che giustamente Palma definisce non un gioco, ma “una criminale procedura che sfida il soffocamento, e che ha già mietuto tante vittime adolescenti, e non solo, nel mondo. Queste sfide alla morte sono sempre esistite e in ogni epoca si poteva rimanerne coinvolti, ma quelle di oggi sono più subdole, molto più subdole, perchè possono compiersi nella stanza della tua casa, in pochi minuti, guidate da criminosi esempi virtuali, video orrendi che sono dei veri e propri atti terroristici ai nostri figli, ai nostri amici, a tutti noi. E non arrivano da sconsiderati terroristi stranieri, ma dalla nostra società.
Questa tragedia che per sempre porteremo nel nostro cuore, che da giorni ci ha reso le notti agitate e incomprensibili, deve rimanere un monito, come la famiglia, una STRAORDINARIA famiglia, ha reso pubblico affinchè questi pericoli non rimangano in qualche distaccato trafiletto di internet.
I Mostri sono tra noi, non vengono da lontano. Parliamone con i nostri figli, ancora di più quando NULLA, come nel caso di Igor, lasci presagire nulla di strano”.

Che cosa c’è alle spalle di un comportamento come questo? Quali segnali la famiglia può cogliere? Sono domande che assillano gli adulti. “Più che i segnali da cogliere – commenta la dottoressa Cecilia Pirrone, psicologa, residente a Lecco -, forse si tratta di uno stile educativo capace di soffermarsi su ciò che il figlio prova, sente e cerca. Si tratta di essere capaci di fermare il vortice della quotidianità e occuparsi per un momento di ciò che il proprio figlio vive dentro e fuori di sé. Qualcuno dice: “Mio figlio è di là in camera, sono tranquillo, non è uno che esce sempre, che beve…”. Ma cosa fa questo figlio chiuso in camera sua? Ha a disposizione una connessione internet? In tal caso è molto probabile che navighi in un mondo virtuale … quale? Cosa lo attira? Con chi chatta? Quali video vede?”.

I genitori forse dovrebbero esercitare una maggior vigilanza sull’utilizzo dei media, ma spesso le capacità di cui sono dotati non sono adeguate. “Non ha senso esercitare il controllo – prosegue la dottoressa Pirrone -, anche perché probabilmente loro hanno più strumenti di noi per depistarci, ma ciò che è importante è affiancarsi a loro, far sentire una presenza che ha qualcosa da dire e da testimoniare. Tutti gli adolescenti si muovono sulla scia delle emozioni, senza riflettere troppo, e men che meno senza pensare alle conseguenze delle azioni che fanno. Questo li rende vulnerabili e facilmente manipolabili. Agli adulti è chiesto di essere la parte razionale che li aiuta a ponderare, a fare delle scelte. È bene aiutare questi ragazzi a crearsi un senso critico, a scegliere ciò che vogliono provare. Soprattutto è importante che comprendano che hanno il diritto di provare tutte le esperienze che li aiutano a essere persone migliori e serene! E questo non coincide con il diritto di provare tutto almeno una volta nella vita”.

Mamme e papà, perciò non debbono tralasciare il proprio compito educativo. “È necessario parlare con di tutto con  i figli; è fondamentale che sappiano di avere a fianco interlocutori autorevoli che non hanno paura di mettersi in gioco – aggiunge Cecilia Pirrone -. Magari meno capaci nel maneggiare uno smartphone, ma attenti a loro e disposti a tutto per il loro bene. Niente darà delle garanzie in partenza. Ma essere diversi è davvero un’impresa, oggi. Bisogna che ne valga proprio la pena, altrimenti lo scotto da pagare è molto alto: rimani isolato, fuori dal branco, escluso. Perché se a 12 anni non ti sei messo a guardare su youtube video un po’ spinti, rischi di passare l’intervallo attaccato al calorifero perché non hai argomenti di cui parlare con alcuni compagni!”.

Anche se queste notizie di cronaca possono gettare nello sconforto e impaurire, i genitori debbono guardare al proprio ruolo con speranza: “Dunque avanti coraggio genitori – conclude la psicologa -: guardate con gli occhi del cuore, perdete tempo con i vostri ragazzi anche se sembra vano, loro ascoltano e osservano. Poi tirano le conclusioni. Ne vale la pena? Amateli per quello che sono e non abbiate pretese che siano ciò che voi non avete potuto essere! Chi è capace di non aver il dilemma di far diventare qualcuno il proprio figlio? Chi custodisce nel cuore la leggerezza che ciascun figlio va bene così com’è? Chi è capace di amarlo senza se e senza ma? “Io darei la mia vita per te, adesso, anche se vai male a scuola, anche se sei pigro, anche se non riordini la tua stanza, anche se hai preso una nota… ti voglio bene così come sei!” Ti voglio bene ora, non domani se cambi! Il bene è il bene, non si può chiedere ad un figlio che se lo meriti”.

Immagine tratta dalla pagina Facebook de I Ragni di Lecco – Arrampicata Alpinism Climbing

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