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ANCHE LECCO ACCOGLIE I PROFUGHI DESTINATI ALLA DIOCESI AMBROSIANA

Lecco, 25 luglio. «Non possiamo volgere lo sguardo dall’altra parte». Le sette parrocchie della Diocesi di Milano che ospitano le famiglie di profughi, giunte attraverso i corridoi umanitari, riprendono l’invito a favore dell’accoglienza diffusa dei migranti, lanciato nei giorni scorsi dalla Conferenza episcopale italiana e chiedono la disponibilità di volontari qualificati e cittadini per favorire l’inserimento degli ospiti.

I 21 profughi destinati alla Diocesi ambrosiana, dopo essere giunti a Milano lo scorso 27 giugno, sono stati suddivisi in 7 piccoli nuclei, tenendo conto dei legami familiari o delle semplici relazioni di amicizia che essi stessi avevano stretto tra loro nella lunga storia di migrazione. Ogni nucleo – ospitato in una casa a volte di proprietà della parrocchia, in altri casi offerta a titolo gratuito da qualche cittadino – è stato affiancato da una famiglia tutor, un gruppo di volontari e un’équipe di professionisti in servizio nelle cinque cooperative coinvolte (Farsi Prossimo coop, Intrecci, Sociosfera, Novomillennio e Arcobaleno) con il compito di preparare le comunità all’arrivo degli ospiti e di seguirli lungo il percorso di integrazione.

Nelle scorse settimane, la macchina della solidarietà si è messa in moto in ognuna delle comunità ospitanti che hanno accettato di diventare lo sbocco del corridoio umanitario aperto con l’Etiopia: Milano, Sesto San Giovanni, Gaggiano, Oggiona Santo Stefano, Fagnano Olona, Legnano, Lecco.

Emblematico il caso di Olate in Lecco. Intorno alla famiglia Dunguru si sono mobilitati tanti diversi cittadini dello storico rione della nostra città. Una famiglia ha messo a disposizione l’appartamento che oggi li ospita, cedendolo a titolo gratuito alla cooperativa Arcobaleno di Caritas Ambrosiana che gestirà il progetto. Una coppia che abita nello stesso palazzo ha accettato di fare da tutor ai nuovi arrivati, impegnandosi a introdurli nel quartiere. In queste settimane, inoltre, un’insegnante si è offerta di dare lezioni di italiano gratuitamente ai due bambini più piccoli, in attesa di iscriverli a settembre a scuola. Occorrono mediatori culturali, docenti, psicologi disponibili ad offrire le proprie competenze per sostenere gli ospiti e supportare il lavoro degli operatori. Ma anche semplici cittadini che intendano coltivare rapporti di buon vicinato.

«Di fronte al clima di odio che vediamo montare in questi tempi, alimentato ad arte per ragioni politiche, siamo convinti che la migliore risposta possibile sia offrire la nostra testimonianza di persone comuni, di fedeli, che si sforzano con i propri comportamenti di camminare insieme nel segno della compassione e del coraggio per promuovere una cultura inclusiva capace di proteggere, promuovere e integrare, come ci chiedono i vescovi italiani», osserva Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana.

Finanziato dai fondi CEI 8X1000, il protocollo d’intesa prevede in due anni l’accoglienza di 500 persone nelle 22 Diocesi aderenti (Aversa, Avezzano, Bergamo, Biella, Brescia, Cagliari, Cassano all’Jonio, Cuneo, Jesi, Messina, Milano, Ragusa, Rimini, Roma, Salerno, Teggiano-Policastro, Terni, Vercelli, Vicenza, Volterra). I rifugiati sono ospitati presso parrocchie, appartamenti di privati e istituti religiosi, con il supporto di famiglie italiane che si occupano di accompagnare il percorso di integrazione sociale e lavorativa sul territorio garantendo servizi, corsi di lingua italiana, inserimento scolastico per i minori e cure mediche adeguate.

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